Se avete qualche minuto libero a disposizione, vi proponiamo un utile esperimento per capire meglio la realtà del nostro Paese: prima leggetevi la rassegna stampa di questa settimana su Ségolène Royal, che tocca un argomento interessante, poi fatevi un giro sui siti dei nostri partiti politici e, soprattutto, su quelli dei singoli esponenti, siano essi deputati, consiglieri regionali o quant’altro. Vi anticipiamo il risultato: nella quasi totalità dei casi, non troverete un sito aggiornato, alcuni sono fermi all’ultima campagna elettorale, altri da ancora più tempo; i singoli politici spesso mantengono solo il dominio, senza aggiungere contenuti. Gli indirizzi e-mail risultano quasi tutti irraggiungibili, perché in over quota da mesi. Questo la dice lunga sull’interesse che si ha verso l’opinione dei cittadini che, d’altronde, con la nuova legge elettorale, sono ormai ridotti al ruolo di semplici pubblici ufficiali, chiamati ad avallare col proprio voto scelte già compiute da altri.
In Francia, invece, la pressione della stampa costringe Sarkozy ad aprire di corsa un sito, rimproverandogli di non aver capito che, nel 2006, una campagna elettorale non può prescindere dall’utilizzo della Rete che permette il coinvolgimento diretto degli elettori. Il sito di Ségolène Royal, nei primi due giorni on-line, ha ricevuto 20.000 mail di adesione – ripetiamolo, non si parla di contatti, ma di mail, dunque di gente che le ha immediatamente scritto appena ha avuto la possibilità di farlo, rispondendo al suo invito: “non lasciatemi sola, aiutatemi a capire le vostre necessità”.
Ripensiamo per un attimo alla campagna elettorale della scorsa primavera: la par condicio, bizantinismo partorito da menti mummificate, ha regolato ogni dibattito, svolto di solito in televisione con giornalisti costretti a fare i guardiani dell’ortodossia, domande già preparate, nessuna possibilità di intervento del pubblico. Una rappresentazione tristissima della distanza siderale che separa ormai da molto tempo la politica dal quotidiano, nel nostro Paese. Un rito svuotato di ogni significato e, soprattutto, completamente avulso dalla contemporaneità. Eppure, tutti hanno taciuto: i grandi quotidiani, Corriere della Sera in testa, hanno analizzato sospiri, respiri e borborigmi (di Prodi), ma nessuno ha pensato di scrivere: cosa state facendo? In quale anno state vivendo? Se la politica è “politeia”, dov’è la gente che dovrebbe discuterne insieme a voi?! L’agorà di un tempo si è trasferita nella Rete, la piazza telematica che permette di arrivare ovunque e di coinvolgere tutti in tempo reale: però in Italia non ce ne siamo accorti, oppure, peggio, si fa finta di ignorare ciò che sarebbe oltremodo scomodo da affrontare.
I lettori di Pensalibero, che entrano in questo sito non solo per informarsi, ma anche per usufruire di uno spazio aperto al confronto, al dialogo ed allo scambio di opinioni, certo non si meraviglieranno delle scelte fatte Oltralpe dai candidati alla Presidenza della Repubblica, né del fatto che migliaia di francesi scrivano ogni giorno ai siti dei due sfidanti, contribuendo a precisare obbiettivi con i quali, un giorno, il candidato vincente, ed il suo partito, dovranno misurarsi. Non è demagogia spicciola, la nostra, ma l’amara constatazione che altrove la democrazia è ancora un esercizio aperto a tutti, almeno nelle intenzioni. Nel nostro Paese, invece, la politica è un gioco di elite, sempre più asfittico, sempre più chiuso, sempre più lobby e sempre meno espressione popolare. Una volta di più, costringendo il suo rivale a rincorrerla, Ségolène Royal ha dimostrato quale sia il vero significato della sua candidatura: la novità che si fa innovazione, la politica che si riappropria degli spazi dove è nata, e riconosce la contemporaneità come elemento di ricchezza e di crescita comune. Non desideriamo cadere nella retorica ed idealizzare un personaggio, ma ci duole constatare che mentre noi siamo ancora a strappare i manifesti degli avversari, in campagna elettorale, in altri Paesi si affrontano le sfide con ben diversa apertura mentale e, soprattutto, non si ha paura di percorrere nuove strade. Ai lettori di Pensalibero, intelligenti fruitori di questa agorà, il compito di commentare questa fotografia della nostra endemica arretratezza.
Chiara Boriosi

“la contemporaneità come elemento di ricchezza e di crescita comune” : nessun possibile commento.
Asserzione perfetta.
Con un rammarico: se doveva o deve esserci un “polo laico” , si doveva e si deve attrezzare una struttura organizzativa telematica.
Ho proposto. Ho invocato. Attendo.
franchini