L’uomo del Neolitico, stanco di portare pesi, inventò la ruota. L’uomo moderno, stanco di aspettare davanti a un incrocio, ha inventato la rotonda. Parola di Jenner Meletti, giornalista de la Repubblica, che tra i suoi interessanti viaggi in Italia ha fatto anche quello delle rotonde.
Con punti strategici raccontati come Cattolica, provincia di Rimini, che è stata una delle prime città a cancellare semafori e a mettere rotatorie. I tecnici riassumono il teorema a favore delle rotonde con la riduzione dei punti di conflitto tra veicoli: in un incrocio normale si sono 32 punti di conflitto in una rotonda appena otto.
Benissimo. Il problema è che le rotonde devono essere fatte bene, devono essere in qualche maniera intelligenti. A cominciare dal fatto che i punti di afflusso e di deflusso siano paritari. Anche un bambino capisce che se in una rotatoria con sei strade ho quattro corsie che immettono auto e camion e solo due che li fanno uscire, ho molte probabilità che quella rotonda, magari anche a 2 o tre corsi diventi un parcheggio, un blocca traffico.
E allora addio armonia. Vi ricordate quando i nostri esperti di traffico ci vendevano i semafori intelligenti? Dice un capo dei vigili urbani: ma come fa ad essere intelligente un semaforo se mette il verde in una strada che non ha auto e lascia rosso quella perpendicolare che ha la coda.
Sarà capitato anche a voi (non è solo una canzone) la curiosa situazione di arrivare ad un incrocio, avere un rosso di 30 secondi e il verde dell’altra strada che non serve a nulla perché non c’è anima viva.
Le rotonde ci hanno risolto molti problemi nelle nostre città e nei nostri paesi, anche sulle strade provinciali e a grande comunicazione. Però bisogna stare ad alcune regole base per evitare che l’intelligenza della soluzione non diventi degenerazione della involuzione. Mi spiego.
Se alla bella rotonda in aperta campagna applico il concetto di innovazione architettonica posso sicuramente fare una montagnola di verde e dislocare magari anche una scultura ma se il tutto mi toglie la visuale necessaria per bedere chi mi arriva di fianco rischio di avere una bella applicazione paesaggistica ma di fare incidenti anche pesanti.
Le rotonde a vista sono a volte meno artistiche ma più gradevoli e sicure.
Dalle parti di Siena, non è colpa loro, lì la terra è così, ci sono rotonde in pendenza. Non troppa pendenza ma anche un 4 per cento può fare la differenza. Immettersi in una rotatoria in frenata o in accelerazione può essere una scuola da gran premio.
Dalle parti di Bologna c’è una grande e , da un punto di vista geometrico regolare, rotatoria – nel senso che è proprio rotonda, un anello, non stupitevi per la precisazione perché altrove si sono incontrate rotatorie ovali, o rettangolari ad angoli smussati o rotonde chiamate così anche se erano delle sinusoidi- ebbene quella rotonda ha i vari accessi regolati da semafori.
A volte i semafori sono con i lampeggianti, a volte con i rossi e verdi attivati dai pedoni. Bel problema. Spesso quella rotonda è un grande parcheggio con auto, furgoni , camion e pedoni intrecciati e quasi integrati nelle portiere..
A Teramo l’altro giorno le nuove rotonde sono state messe sotto accusa perché alla prova del primo giorno di scuola sono diventate i buchi neri del traffico: titoli dei giornali locali del tipo le rotonde “fermano” il traffico. E dovrebbero fare il contrario.
Ad Albenga è scoppiata la polemica perché hanno scoperto che in quella città c’erano più rotonde che posti negli asili nido. Singolare. E’ come confrontare flebo cliniche con gli spilli della sarta.
Dalle parti di Suzzara c’è una rotondina con mini barriere di plastica colorata che pur nella sua limitatezza ha risolto il problema dell’incrocio vicino alll’ospedale. Come dire non servono rotonde giganti se il traffico è limitato. Insomma la rotonda intelligente ha bisogno di uno studio intelligente prima. Di un cervello circolare. Se poi è anche bella meglio. Non fateci rimpiangere i semafori stupidi.

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