Sotto l’egida di Ananke, la storia si ripete nella sostanza sempre uguale e in forme diverse.
Domanda retorica, populisti ne abbiamo?
In vero, quelli non mancano mai! Perfino ai tempi che precedettero l’avvento, al pieno potere di Roma imperiale, di Cesare. Tanto che lui stesso, pur di nobili origini, scelse sempre di schierarsi con i populares contro gli optimates e fintantoché, il giorno del passaggio del Rubicone, dichiarò guerra al Senato e alla città di Roma: Alea iacta est! Il nemico, quando non è in casa, è sempre alle porte.
Secondo l’ultimo Renzi, pare che il nemico non provenga più da “sud”, ma dal “nord dell’Europa”. Non sembra più avere, come pur per più tempo è occorso, il volto feroce di un terrorista inviato dall’Is; bensì ora quello pur pacioso della Merkel e di Hollande, peraltro compagni di pur recentissime avventure a Maranello e Ventotene. Ma, e siamo alla prima domanda, servirà credo a Renzi, ma serve all’Italia alimentare quotidianamente dal governo lo scontro con i vertici dell’Ue? Almeno una ragione potrebbe pur esserci, ma quale che sia non appare.
Illustri protagonisti della politica, e da ultimo ma in primis l’ex Capo dello stato Giorgio Napolitano, hanno suggerito nei giorni scorsi a Renzi che non convenga affatto all’Italia – e quindi agli italiani, se lo ricordi il premier – cercare di fare da soli. Ma, a parte la questione pur rilevantissima del soccorso ai profughi e rifugiati che approdano dal “sud del mondo” alle coste della penisola, ecco prorompere una seconda e una terza domanda: in generale, cosa significa fare da soli? E, su questo, alcuna risposta. Salvo, spettegolando, una visita-lampo negli USA. Ma, soprattutto, cosa Renzi vuole che noi e gli altri facciamo? Perché, non l’abbiamo certo capito. Dato che alle nostre orecchie ronzano i soliti slogan stantii, assolutamente vuoti, a cui anche ipopulisti sono ormai assuefatti da oltre tre anni.
Oltre i nemici “esterni”, è comunque consuetudine che non manchino mai quelli “interni” alla nazione, ovvero i soliti vecchi “gufi” – tra pentastellati e minoranza del Pd ed entrambe le parti con diritto di primogenitura – e un numero crescente di “rosiconi” tra le fila del centrodestra ancora orfani di Berlusconi e del patto del Nazareno che fu. Tutti accomunati, ora, dalla volontà di cambiare l’Italicum e altrimenti di votare No alla consultazione referendaria, che verrà.
E pertanto, altre domande: cambierà l’Italicum? Oggi, e non più ieri, parrebbe proprio di sì, ma come? Nebbia fitta. Si dimetterà Renzi in caso di vittoria dei No al referendum? Si, no, forse. E infine, cosa succede se viceversa vince il SI? E, soprattutto, chi vuoi che lo spieghi plausibilmente agli italiani? Nessuno! E allora, troppi populismi, troppi nemici, troppi interrogativi senza risposte. E, nel frattempo, marzo si avvicina …
Angelo Giubileo

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