Si sono conclusi in questi giorni le Paralimpiadi dedicate a chi non può emergere nello sport come un comune atleta. Il primo posto assoluto va l’evoluzione tecnologica che ha permesso negli anni, una maggiore capacità di coinvolgimento di giovani uomini, un tempo senza molte possibilità di praticare sport, o di essere attivi all’agonismo dello spirito olimpico. Davanti a questi straordinari risultati tecnologici che hanno fatto del gesto atletico l’elemento vincente, si sono espressi campioni di tutto il mondo. Il palmares conclusivo, ha incoronato la Cina come vincitrice del maggior numero di medaglie davanti alla Gran Bretagna, mentre terza è arrivata, non distante, l’Ucraina. E’ un notevole successo, questo terzo posto, perché in Ucraina c’è la guerra contro la Russia che l’ha in parte occupata. Dopo Maidan, il paese sta cercando un’altra via tra gli ostacoli del conflitto e della corruzione. E’ una nazione di notevoli risorse umane e naturali. E’ ricca di storia. Il disastro politico sociale impostole dalla Russia già nel 1921, quando Lenin inaugurò un settantennio di genocidi, stragi e miseria, continuato da Stalin fino a Breznev con la centrale atomica di Chernobyl, l’hanno segnata profondamente. Come una donna che rifiuta la convivenza violenta e tribale di un uomo rozzo, che la vuol costringere a restare con sé, l’Ucraina rifiuta la visione del mondo russo ancora arcaico, lontano dalla civiltà, almeno in quella parte che non corrisponde al pensiero di uomini come ad esempio erano Litvineko, la giornalista Politovskajia, Nemzov, e Sheremet, uccisi come molti altri per le loro idee democratiche e di libertà. Un terzo posto, dunque, che per molti è una sorpresa. Fallita l’esperienza europea nel calcio in Francia, e nelle Olimpiadi di Rio, l’Ucraina ha raggiunto vette impensate nelle Para Olimpiadi: 114 medaglie, molte delle quali, d’oro. Segno di un popolo che merita a piene mani di essere aiutato a vincere la battaglia più importante, di essere libera di crescere, di scegliere la propria strada, di fare diventare più grande anche il mondo civile occidentale, che ha le sue pecche, ma anche grandi virtù. Nelle immagini fotografiche che hanno raccontato d’intensi e toccanti attimi, tra i colori delle maglie di tutte le nazioni e il pubblico sugli spalti, suscita forti emozioni vedere la conquista di un risultato sportivo. I motivi del successo ucraino però, ha altri seguiti cui non sono indifferenti gli effetti della guerra. Non tutti gli ucraini invalidi che hanno partecipato alle Olimpiadi, lo sono come gli altri. Alcuni di questi sono invalidi di guerra. Nell’inverno del 2015, all’epoca della strage di Debaltsevo, nella metropolitana di Kiev, davanti ai binari delle stazioni campeggiavano pochi cartelloni pubblicitari ai quali la gente pareva dare poca attenzione. Uno di questi, te lo trovavi sempre di fronte ad ogni fermata, grande, come una porta di calcio. Ritraeva un ragazzo seduto a leggere il giornale su di una comoda poltrona con le gambe accavallate. Le gambe, però, erano artificiali, forse di titanio. L’immagine mi colpì. Molti di questi ragazzi che combattevano e combattono ancora, che non scappano dalla loro patria, sono rimasti invalidi. Alcuni di loro hanno trovato nuova vita e gloria nei successi di queste ultime Paralimpiadi.
Enrico Martelloni

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