Uniamoci tutti in uno sterminato fan club intitolato al gip monzese Anna Magelli. Ora, prima che se ne perda la memoria. Perche’ declassando da concussione a corruzione l’accusa al numero uno del PD della Lombardia, Filippo Penati, e dichiarandone prescritto il reato, con una sola pennellata ha realizzato il piu’ efficace affresco della Tangentopoli italiana: quella vera, che dura da decenni, che e’ancora tra noi e non si e’ esaurita con la tragica farsa dei primi anni novanta.
Qualcuno era ancora “convinto” che ci fossero partiti vergini? Qualcun altro “proprio non riusciva a capire” come mai certi partiti l’avessero fatta franca?
La dottoressa Magelli, fino a prova contraria con un provvedimento ineccepibile, ha illuminato i percorsi tortuosi della giustizia e fatto capire a tutti come i protagonisti delle stesse vicende abbiano potuto e possano avere destini diversi se non opposti.
Negli anni “tragici ma non seri” dal ’92 al ’95, la distinzione tra corruzione e concussione era il primo bivio per indirizzare all’inferno o al purgatorio. Quasi sempre ai politici dell’area governativa era mossa l’accusa piu’ grave. Si fingeva di credere che politici anche di secondo piano avessero messo paura ad imprenditori che avevano sempre condizionato la politica con il potere dei soldi, dei giornali posseduti, delle relazioni con i potenti di Italia e del mondo. In altri casi l’accusa era di corruzione che poteva consentire una piu’ agevole prescrizione. Ovviamente per gli imprenditori il meccanismo agiva all’ incontrario: il reato piu’ grave, la concussione, li metteva al riparo perche’ consentiva loro di passare da vittime e di riempire impunemente i verbali degli interrogatori distribuendo a pioggia le chiamate di correita’. La corruzione, invece, permetteva di stangarli al pari dei politici.
Ma, superato questo primo bivio, altri ne seguivano per separare ulteriormente il grano dal loglio.
I soldi dati e presi, quasi tutti, finivano ai partiti: di destra, di sinistra e di centro (ovviamente non mancavano gli arricchimenti personali). E allora ecco che in certi casi l’accusa era di finanziamento illecito (assai meno grave e prescritta fino al 1989). In altri casi, invece, si procedeva per corruzione o concussione.
Ma non basta. E’ noto che la responsabilita’ penale e’ personale e che le “dazioni” avvenivano con vari giri e schermature, in modo da tenere al riparo i vertici dei partiti. Per aggirare l’ostacolo, si agi’ in maniera parimenti impudente e comica. I segretari dei partiti di governo, “non potevano non sapere” secondo molti pubblici ministeri del finanziamento illecito. Chi era all’opposizione da cinquanta anni senza essere mai riuscito ad andare al potere, venne giustamente ritenuto piu’ zuccone. E si dette atto che poteva benissimo non accorgersi che i soldi illeciti erano il propellente che faceva girare la macchina.
Senza piu’ freni, franato il sistema dei partiti al potere da decenni, e con il pieno appoggio dei giornali posseduti da imprenditori coinvolti e al tempo stesso graziati per le tangenti, si assistette anche a episodi di raccapricciante comicita’. Il GIP Italo Ghitti ( giudice cosiddetto terzo) suggeriva, con messaggi rintracciati nei fascicoli, a Di Pietro le accuse da muovere se voleva arrestare qualcuno; il procuratore aggiunto D’Ambrosio impegnato con successo a trovare le prove che scagionavano il PCI perche’ i soldi dati al mitico ed eroico Greganti sarebbero serviti per l’acquisto di una casa. E, sempre l’eroico Greganti, trovato in autostrada con un miliardo di lire in contanti, viene creduto quando racconta la panzana che si trattava del provento di una festa dell’Unita’. Insomma, anche gli eroi hanno bisogno di un aiutino, ogni tanto!
Quello che si legge in questi giorni su Penati, porta alla memoria queste e tante altre cose, come la via cooperativistica al finanziamento degli eredi del vecchio PCI.
Dunque, ci arrischiamo a prevedere che anche Penati terra’ fede al cliche del militante che “non tradisce”. Una piccola spinta ad essere eroe, del resto, l’ ha avuta anche lui dal GIP che ha deciso probabilmente la cosa giusta.
Ma, come abbiamo gia’ scritto, noi non vogliamo che Penati sia trattato barbaramente come sono stati trattati altri. Vorremmo che tutti gli imputati ricevessero lo stesso trattamento scrupoloso, e garantista riservato a Penati. E, se possibile, anche lo stesso riserbo, da parte degli inquirenti, sulle indagini.
Tuttocchiali

Il vero crimine in Italia è il “finanziamento illecito ai privati” da parte degli Enti Pubblici, tutti si guardano bene dal proporre una legge al riguardo, che sistemerebbe il paese.
La vergogna cui assistiamo continuamente sono finanziamenti agli “amici” sotto tutte le più mostruose forme, da qui il deficit.
Ve ne racconto solo una qui in Veneto hanno fatto un Milione di rotonde, anche con 7 m di diametro, ogni Comune ha il suo assessore con i suoi imprenditori di riferimento e guai non far loro guadagnare.
Poi basterà che due automobilisti continuino a girarle, cosa in sé lecita e l’Italia si ferma, lo sciopero delle rotonde.
…….Ma, qualche differenza mi sembrava esistesse fra corruzione e concussione…..
Se sono bene informato, la prima era generica e riguardava tutti, imprenditori privati e amministratori pubblici. La seconda, invece, era specifica e riguardava esclusivamente (e giustamente) i pubblici amministratori che , soli, potevano indurre la dazione, forti della loro posizione decisionale.
Il “non poteva non sapere” era una mostruosità giuridica allora come lo sarebbe oggi dal momento che la colpevolezza dev’essere provata da chi accusa, non semplicemente ipotizzata. Almeno così è nei paesi civili.
eppure sarebbe semplice: ogni “dazione” dovrebbe essere considerata concussione, senza possibilità di prescrizione. Il reato di corruzione, abolito!
Il modus operandi o meglio ‘archiviandi’ di questo gip monzese ora alla Procura di Milano è arcinoto. Declassa la portata del reato, tutela gli indagati, dimentica gli onesti e proni cittadini. Gli applausi sono tutti per il GIP!