
United Kingdom, 1837. Alla morte dello zio Guglielmo IV, Vittoria sale al trono. Ha solo 18 anni e ancora non sa di essere destinata a regnare per ben 63 anni. Infatti, il suo regno, è il secondo più lungo di tutta la storia britannica, dopo quello della sua trisnipote Elisabetta II.
La monumentale biografia della Regina Vittoria scritta dalla famosa storica britannica Lady Elizabeth Longford (Vittoria d’Inghilterra. La sovrana del più grande Impero del pianeta, Res Gestae Editore 2024, traduzione di Marisa Vassalle) è imprescindibile per chi voglia conoscere fondo la grande sovrana che ha segnato un’epoca detta appunto “vittoriana”. Quindi, oltre che una biografia, queste 734 pagine sono un grande affresco di uno dei periodi più splendidi della Gran Bretagna.
Inoltre, in questo saggio, pubblicato per la prima vosta in inglese nel 1964 e premiato con il James Tait Black Memorial Prize non troviamo solo il ruolo istituzionale della regina, la sua azione di governo e i rapporti con i vari premier che si sono avvicendati. Ma avendo avuto l’opportunità di accedere all’epistolario della regina Vittoria e agli Archivi reali, lady Longford ne tratteggia anche molti aspetti della vita privata che consentono di coglierne il profilo psicologico.
Questo, fin da quando l’adolescente Vittoria seppe di avere molte possibilità di salire sul trono. Un evento che si verificò nel 1837 quando la principessa aveva solo 18 anni. Nei suoi primi passi da sovrana, nei confronti di una Corte imponente e di una folta classe politica, apparve timida ma risoluta, pronta a svolgere il suo ruolo con passione perché il senso del dovere che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita si univa all’appagamento dato dall’essere sovrana di uno dei più grandi e potenti imperi della Storia,
In realtà ,dalla minuziosa descrizione dei primi anni di regno emerge che la timidezza era solo una patina esteriore data dall’essere così giovane e “sola” come puntualizza nel suo diario. Ma la vera caratteristica era il carattere forte. L’amato zio Leopoldo re del Belgio le faceva da mentore ma quando i suoi consigli entrarono nella sfera politica, lei raffreddò subito i rapporti. Fin dall’inizio tenne a distanza la madre che intendeva guidarla, (a sua volta influenzata da sir John Conroy). Un feeling invece con Lord Melbourne: nessun idillio solo un rapporto di tipo paterno-filiale. Così solido che la regina sfidò il Parlamento per mantenerlo in carica come Primo Ministro. Ma poi con realismo politico desisté.
Quanto all’amatissimo marito Alberto seppe tenere anche lui fuori dagli affari di governo (come avrebbe fatto molti anni dopo con il figlio ed erede, il futuro Edoardo VII).
Non poteva che essere “sola” nell’esercitare i poteri sovrani.
Ma questo non le impedì di vivere momenti idillici in un matrimonio sempre solido. Nel 1840 aveva sposato il cugino Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, e per i successivi vent’anni i due furono inseparabili. Quando Alberto morì, nel 1861, il dolore la porto per diversi anni a ritirarsi quasi del tutto dalla vita pubblica. Ma per senso del dovere e per lo stretto rapporto con il nuovo Primo Ministro Benjamin Disraeli, riprese con vigore gli impegni politici fino alla morte, avvenuta nel 1901. Tra l’altro, insisté per essere proclamata imperatrice delle Indie, specie dopo che anche la Germania aveva adottato il titolo imperiale.
Sovrana costituzionale, quindi rispettosa del TTParlamento, aveva però forte influenza sui ministri ,specie in materia di politica estera e quando si verificarono contrasti come accadde con Palmestron, la Camera dei Comuni si schierò con la Regina e costrinse il Ministro alle dimissioni.
Pertanto, gli aspetti privati e caratteriali qui descritti in modo incisivo, avevano sempre. una valenza politica. Quando, a seguito di una visita di Napoleone III Vittoria mutò radicalmente parere sull’imperatore dei francesi e restituendo la visita a Parigi rese omaggio alla tomba di Napoleone I, i rapporti franco-britannici divennero più solidi e questa intesa fu determinante anche per l’unità d’Italia.
Ma quando, nel 1870, scoppiò il conflitto franco -prussiano la regina parteggiò per i parenti tedeschi (aveva due generi che combattevano nell’esercito prussiano). Comunque, la Gran Bretagna mantenne una stretta neutralità e gli interventi pubblici della sovrana si limitarono ad appelli per la pace. Poi, dopo Sédan, chiese al re di Prussia di non pretendere annessioni ma invano. Tanto che Bismarck sbottò contro queste “ingerenze femminili”. .
Tra i molti episodi troviamo anche un momentaneo entusiasmo per l’esercito britannico impegnato in Corea. La regina si sentì investita del ruolo di comandante supremo, Prese parte ai Consigli di guerra e alle grandi manovre.
Ma restò costante la sua avversione per tutte le guerre che non fossero strettamente difensive. A questo proposito, quando incontrò Vittorio Emanuele II, questi le confidò che se non si fossero state le guerre “avrebbe preferito farsi monaco” la regina tacque ma disapprovò.
Attingendo dai diari della regina Vittoria, la biografia di Elizabeth Longford, ormai divenuta un classico, rievoca i contrasti e le curiosità di un’epoca passata, riuscendo a mostrare la regina, oltre l’effigie severa e consumata dal tempo, quale donna in carne e ossa che si innervosiva, amava, aveva paura ma ricopriva il suo ruolo con una fermezza che ne ha fatto il simbolo della sovranità costituzionale.
Gabriele Parenti

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