Da aprile a oggi sarebbero 93 i morti causati da violenza politica in Venezuela. Uno al giorno. Uno al giorno di troppo, pur in uno dei paesi più violenti al mondo. In pochi, compreso chi osserva dal Venezuela, riesce a districarsi rispetto alla violenza politica che è forse la parte più drammatica della crisi del paese caraibico. I media internazionali tendono ad addebitare indistintamente tutte le morti al governo di Nicolás Maduro ma, anche se sul singolo caso non è possibile pronunciarsi o essere sicuri di non incorrere in errore, ho provato a lavorare su una molteplicità di dati, che offrono un quadro più equilibrato di una situazione senza dubbio drammatica. Quello che m’interessa qui è mostrare una complessità e una situazione di violenza diffusa della quale il governo ha le sue responsabilità ma non certo il monopolio.
di Gennaro Carotenuto
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La crisi del Venezuela è la conseguenza delle contraddizioni di un modello politico ed economico assurdo.
Il Socialismo del XXI secolo, come ogni socialismo ad economia politica, come nel 1922 l’economista austriaco Ludwig von Mises aveva spiegato nel suo famoso saggio dal titolo SOCIALISMO, non si può sostenere eternamente. Come diceva la Thatcher, quando finiscono i soldi degli altri, il Socialismo si esaurisce.
In Venezuela la politica economica è semplicemente caotica e la libera impresa si è inceppata. Migliaia di Venezuelani scappano in Brasile ed in Colombia per poter mangiare e curarsi, perché in Venezuela, ormai, manca di tutto.
E pensare che si tratta di un Paese ricchissimo, ma gestito da gente incompetente e corrotta, oltre che violenta.
Così come questa politica economica assurda è fallita nell’ Argentina dei Kirchner ed in Brasile di Lula/Dilma, anche in Venezuela sta suonando la sua campana…
Infatti, il regime dittatoriale di Maduro ormai è maturo ed ha i giorni contati; non per niente, ci sono già diversi generali che si stanno dissociando; ed è l’inizio della fine anche del massacro in atto.