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Vince Trump: l’Europa ed i popoli sovrani tirino un sospiro di sollievo

Simpatico non è, ma almeno è politicamente scorretto al punto giusto da non apparire fasullo. O quantomeno da apparire meno fasullo della sua ormai ex avversaria.

di Luca Bagatin | 9 Novembre 2016

 

Non sarà affatto il miglior Presidente degli Stati Uniti d’America, ma certamente, almeno stando alle sue proposte, per l’Europa ed un mondo che auspica ad essere più libero e multipolare, oggi, ci saranno maggiori chances di libertà e forse anche di democrazia e sovranità.
Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali USA a dispetto dei boicottaggi mediatici orchestrati dall’oligarchia liberal-fighetto-mediatica, tutta appiattita in favore della guerrafondaia Hillary Clinton.
Donald Trump si presenta – come da miglior tradizione repubblicana statunitense (dimenticata dai Reagan e dai Bush) – come un isolazionista sul piano politico-militare e dunque appare come uno che, finalmente, non vuole mettere becco negli affari degli Stati sovrani come invece fecero tanto i Reagan quanto i Bush, oltre che i Kennedy, i Nixon, i Clinton e gli Obama, esportando una loro singolarissima idea di “democrazia” a suon di bombardamenti su popolazioni inermi.
Chissà che gli Stati Uniti d’America, dopo aver destabilizzato la penisola balcanica; dopo aver destabilizzato la Libia ed il Medioriente socialista e laico; dopo aver destabilizzato e continuare a destabilizzare l’America Latina socialista e libertaria, non stiano imparando la lezione: farsi gli affari propri; rendere grande il proprio Paese senza andare a scapito degli altri; attuare politiche protezionistiche e sovraniste.
Politiche che Donald Trump sembra voler attuare. In primis rinunciando al Grande Mercato Transatlantico (TTIP), che avrebbe di fatto inglobato l’Europa nel mercato statunitense, con enormi svantaggi per i nostri mercati (già prede della concorrenza straniera, cinese in primis) e con grandi svantaggi per le produzioni locali, l’ambiente ed i diritti dei lavoratori (già di per sé pressoché smantellati). Oltre a ciò Trump punta ad innalzare le barriere doganali, privilegiando così i prodotti statunitensi ed i lavoratori autoctoni, sfavorendo l’immigrazionismo. Politiche che anche un’Europa che ambisse ad essere sovrana, più sociale e più democratica, ovvero meno “liberista”, dovrebbe certamente iniziare a ripensare proprio per arginare una globalizzazione che ha svantaggiato sia coloro i quali erano già poveri, che quella classe media ormai trasformatasi in nuova classe proletaria e che è stanca di subire le politiche di austerità delle Banche Centrali e del Fondo Monetario Internazionale.
Trump, a differenza dei governi precedenti (non solo quello Clinton e Obama, ma anche Bush), intende inoltre andare allo scontro con il mercato cinese, che ha invaso ormai il pianeta, svantaggiando tutti quanti. Ed intende finalmente tornare a dialogare con la Russia, ponendo fine ad un clima di nuova Guerra Fredda che ha caratterizzato le ultime amministrazioni statunitensi. Iniziando, peraltro, a rendere le truppe Nato meno impegnate ad Est, trasformando il Patto Atlantico in uno strumento contro il vero nemico dell’Occidente, ovvero il terrorismo islamico.
Se da un lato negli USA non vi sarà alcune rivoluzione popolare e democratica autentica – come sarebbe diversamente stato possibile con una eventuale vittoria del socialista Bernie Sanders – dall’altro il mondo libero – forse – può quantomeno tirare un sospiro di sollievo.
Auguriamoci che il neoeletto Presidente USA intenda anche porre fine alla destabilizzazione in atto in America Latina e, diversamente, inizi a dialogare con spirito pacificatore e di collaborazione con i Paesi dell’ALBA, ovvero dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe, che comprendono – fra gli altri – il Venezuela, la Bolivia, l’Ecuador, Cuba e il Nicaragua. Tutti Paesi, ultimo proprio il Nicaragua che ha riconfermato alla guida del Paese il sandinista Daniel Ortega domenica scorsa, a guida socialista, libertaria e bolivariana.
La via maestra che i popoli dell’America Latina hanno indicato da tempo è una via democratica, sovranista, protezionista, socialista libertaria, fatta dal popolo ed in favore del popolo.
Sembra che anche l’Europa stia da tempo ritenendo che la strada liberal-capitalista di apertura totale dei mercati e delle frontiere, voluta e imposta dalle élite economico-finanziarie e privilegiata in particolare dalle forze cosiddette “progressiste”, non sia affatto la migliore, ed abbia, diversamente, generato unicamente povertà diffusa e nuove diseguaglianze.
Il voto in favore di Trump fa davvero pensare che anche gli Stati Uniti d’America necessitassero di un cambio di passo in questo senso.
I media occidentali hanno in tutti questi sensi creato unicamente un eccessivo, pericoloso ed inutile allarmismo. Gli elettori, ad ogni modo, li hanno smentiti. Un altro punto il favore dei popoli sovrani. Un’altra sconfitta delle élite globaliste.
Luca Bagatin
Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: banche, banche centrali, bush, daniel ortega, democrazia, Donald Trump, elezioni, elezioni usa, europa, globalizzazione, hillary clinton, libia, mercati, mercato, mondo, nato, nicaragua, obama, stati uniti, stia, usa

Info Luca Bagatin

Nato a Roma il 15 febbraio 1979, blogger dal 2004 (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it e oggi www.amoreeliberta.blogspot.it), in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale.
Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.it).
Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo.
E’ autore dei saggi “Universo Massonico” con prefazione del prof. Luigi Pruneti; “Ritratti di Donna” con prefazione di Debdeashakti; “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore” con prefazione del principe Antonio Tiberio di Dobrynia; “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” con prefazione di Sandro Teti e di “Ritratti del Socialismo” con prefazione di Ananda Craxi.
E’ redattore della rivista di geopolitica “BRICS & Friends”

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