Il processo d’appello per l’uccisione di Yara Gambirasio, è finito con la conferma della condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti. Lungi da noi la pretesa di voler rifare il processo sulle nostre pagine (e la costosissima inchiesta pagata dai contribuenti), con il nostro commento, andiamo alla sintesi dei fatti, quelli inconfutabili: gli unici che contano. Non c’è stata nessuna testimonianza che abbia potuto dimostrare che Yara e Bossetti si conoscessero, E non è stata trovata neppure una traccia sui cellulari di Yara e di Massimo Giuseppe Bossetti. Non c’è neppure chi abbia mai visto Bossetti aggirarsi nei pressi della palestra. Per non parlare del filmato fasullo del furgone mandato ripetutamente in onda; un fotomontaggio che ripete il passaggio del mezzo.
È stato inflitto l’ergastolo al muratore di Mapello, solo sulla base di una prova chimica: il Dna. Una prova dai più considerata infallibile; noi pensiamo che non ci sia nulla d’infallibile e che lo Stato ha fatto male a non accogliere l’implorazione di Bossetti di rifare la prova del Dna.
Se è infallibile, non bisognerebbe avere il timore di rifare l’esame. Ci sarà il terzo grado di giudizio e c’è la ragionevole previsione che l’alta Corte, la Cassazione annulli i primi due processi, viziati dal fatto che si è trattato di una guerra dell’apparato, contro l’unico imputato del delitto Gambirasio; lo Stato italiano, contro Bossetti.
Chiariamo bene il contenuto di questa affermazione… Lo Stato per il tramite il Tribunale di Bergamo ha investito ingenti somme di denaro in questa vicenda giudiziaria. Sono stati eseguiti oltre 20mila esami del Dna su una vasta parte della popolazione delle valli bergamasche, prossime all’abitazione della famiglia Gambirasio. Sono state redatte 60mila pagine per descrivere l’inchiesta; una mole disumana per gli ottimi avvocati Claudio Salvagni (un professionista che crede nell’innocenza di Bossetti e che lavora gratis) e Paolo Camporini che hanno dovuto leggerle tutte.
È un processo a dir poco criticabile, anche quello di secondo grado in Corte d’Assise. Come hanno potuto i giudici popolari appiattirsi sulle posizioni dei magistrati di professione confermando l’ergastolo? Come hanno potuto negare la ripetizione dell’esame del Dna? Ma c’è di più.
Perché la Procura di Bergamo si è fermata a 20mila Dna? Considerato l’altro fatto, che sul corpo di Yara sono state trovare tracce di Dna di altre otto persone, perché i magistrati non hanno continuato a cercare gli altri otto ignoti? Noi non stiamo decretando l’innocenza di Bossetti, ma perché non si è considerato che – accertato che sia il suo – il Dna di Bossetti (ricordiamo che soffriva frequentemente di perdite di sangue dal naso) possa essere stato riportato sul corpo di Yara dagli altri otto soggetti rimasti sconosciuti?
Questi ed altri pesanti interrogativi pesano sulla coscienza (non vorremmo in alcun modo essere nei loro panni) dei giudici popolari. Non c’è dubbio, il nostro titolo è forte e provocatorio e fa ritornare alla mente una frase del legale di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (i due anarchici italiani uccisi sulla sedia elettrica negli Usa, per un omicidio che non avevano commesso e recentemente riabilitati dal Congresso americano). Un giovane avvocato, che credeva incondizionatamente nell’innocenza dei due italiani, implorava la riapertura del processo. Aveva portato al Governatore le prove dell’innocenza di Sacco e Vanzetti, si sentì dire: “Ma non capisce avvocato, che al punto in cui siamo è diventato ininfluente il fatto che loro sono innocenti; saranno giustiziati per quello che sono…”.
Sacco e Vanzetti furono condannati e uccisi nel 1921, in quanto anarchici e italiani (un secolo fa negli Usa eravamo visti come molti nostri connazionali guardano ai migranti e al colore della pelle).
La nostra convinzione è che Bossetti sia stato condannato solo perché lo Stato ha investito troppo in termini economici e di credibilità. L’apparato che ha messo in piedi, una montagna disumana di 60mila pagine contro Bossetti, non poteva perdere, a fronte di un dispendio senza precedenti di uomini e risorse finanziarie. Che Bossetti sia colpevole o innocente, per l’apparato è secondario. Il sistema doveva essere salvaguardato. Ma la regola che l’imputato debba essere assolto quando non c’è, oltre ogni ragionevole dubbio, la prova della colpevolezza, è stata violata.
Di fronte allo sconcerto del processo a Bossetti e alla montagna di carte i cosiddetti atti, che altro dire? Quando ci sono le testimonianze concordanti è facile, bastano qualche migliaio di caratteri per redarre un’indagine, ma quando si scrive tanto, ricorre l’assunto: tante pagine (60mila), pochi indizi (da provare).
Non si può condannare una persona solo sulla base del Dna.
Roberto Fronzuti


Il Dna rinvenuto, a parte che gli altri 7 non si capisce come mai giudicati ininfluente persino approfondirli, non prova assolutamente la sua apposizione durante l’azikne aggressoria proprio in ragione del suo rinvenimento in perfette condizioni, non puo’ in natura un Dna durare a 90 giorni di esposizione alle intemperie, diversi gradi di umidita’, pioggia, neve, e di nuovo sole, e di nuovo pioggia, delle due quindi una se effettivamente quel Dna fosse riconducibile a Bossetti, o Yara non e’ stata li per i 90 giorni in cui ottusamente la si vuole collocare, o il Dna eventualmente di Bossetti e’ stato depositato nei giorni a ridosso del rinvenimento, nkn ci sono alternative, la scienza quella vera non ne da, leggetevi tuttenle riviste mondiali forensiche del pianeta riconosciute come tali e si capira’ l’evidente e palese contraddizione.
Quesfo significa che Bossetti e’ innocente? Non per forza, ma come non per forza potrebbe essere colpevole uno dei 50 milioni di italiani, quel Dna e quella lucidita’ di Dna dimostra solo la sua presenza, anche perche’ non so se hanno avvisato gli inquirenti di Bergamo ed i Giudici che hanno sentenziato ma esistono i contatti ed i depositi terzi, assolutamente non per forza, sempre ed oltre ogni ragionevole dubbio depositati dal titolare del Dna che si rinviene quando coincidesse.
In natura inoltre esistono pochissimi casi in cui si rinviene il Dna nucleare ma non quello mitocondriale, come avvenuto nel caso di Ignoto 1, e questo perche’ il mitockndriale resiste molto piu’ tempo ad esposizione del nucleare, per questo si sa sempre da quale sostanza biologica si estrae un nucleare, perche’ dal mitocondriale emerge, sempre se si ritiene di volerlo far emergere, chiaramente, ma a quel livello nelle funzioni pubbliche non c’e’ manco l’obbligo di fare un mestiere tanto da accettare dalle proprie riaultanze la qualunque, mi sembra…..
Piuttosto credo siano tutti da spiegare i “Non ricordo” delle ragazze e delle istruttrici, nonche le contraddizioni dell’istruttrice, che sicuramente avra’ delle spiegazioni logiche e verosimili per il suo Dna rinvenuto copioso nelle maniche del giubbotto usato da Yara solo quella sera, per il fatto che dichiaro’ di essere stata accompagnata, proveniente da Milano, dalla stazione di Ponte San Pietro a Brembate dal fratello alle 18,24, cosa risultata falsa, aspetterei spiegazioni anche sui suoi ben 17 “Non ticordo” al processo, su un fatto fondamentale per la ricostruzione di un fatto tragico che coinvolgeva una sua allieva e la vita e serenita’ di un’altra famiglia incriminata, una serata fkndamentale con un evento tragico e lei e tutti quelli all’interno del Centro Sportivo non ricordano nulla compreso il custode? Come mai il padre della istruttrice dichiara che stette tutta la notte a piangere? Yara era sparita, non si poteva sapere se deceduta od ancora viva, era sparita, poteva essere persino fuggita lei volontariamente, perche’ paingere tutta la notte? E perche’ nessuno ha mai approfondito nemmeno agli atti processuali le dichiarazioni dell’istruttrice nella parte che disse di aver subito delle molestie quella sera da un tizio presente nel Centro Sportivo? Sono tutte dichiarazioni reali agli atti, ma sembra che a lei venga concessa una fiducia infinita di findo e del tutto discrezionale mentre a Bossetti, per salvarsi dall’ergastolo, viene addirittura preteso che spieghi dove sia ogni sua goccia di sudore, di sangue, di saliva e di Dna, anche se da terze circostanze detenute? Abbastanza ingiusto ed impari, se non inesistente come sistema e concettualita’ di Giustizia e Giustezza, non va bene….qualcosa non va eccome….
Si era forse speso troppo e qualcuno ha pensato di dare in pasto all’opinione pubblica il solito femminicidio del mpstro maschile anziche’ una incapacita’ investigativa di comprendere qualche filo logico di una realta’ che pure dev’essere avveuta….
Quella sera era aperta la Discoteca Sabbie Mobili ad esempio? E come mai se il corpo di Yara sarebbe stato sempre li davanti nessuno lo ha mai ne visto nonostante il traffico di persone, cani, aerei, elicotteri, ricercatori, passeggiatori, aereomodellisti, per 90 giorni? E dai, e finitela di raccontare barzellette…..
Infatti dott. Fronzuti anch’io sono dell’idea che Bossetti sia innocente. Come mai per l’Accusa l’assassino sarebbe Bossetti se sul “corpo”, ripeto “corpo” della povera Yara non si è trovata alcuna sua traccia, ma è piena di tracce di altre persone?
Cioè l’accusa ci racconta, quasi fosse un film della serie “Law & Order”, che Bossetti avrebbe fatto salire Yara sul suo camioncino (non ci sono tracce di Yara sul camioncino, nè ci sono tracce del camioncino sui vestiti di Yara) l’avrebbe portata a Chignolo d’Isola, avrebbero litigato, l’avrebbe colpita, lei si sarebbe difesa, ma lui, essendo più forte, l’avrebbe tramortita con una botta, poi una volta che era a terra, Bossetti a mani nude, senza guanti, con due coltellini si sarebbe divertito a graffiarle viso e corpo. Bene, dove sono le prove di tutto questo? Se hanno lottato, dov’è la pelle di Bossetti sotto le unghie di Yara? La ragazzina sicuramente ha lottato con qualcuno e infatti è piena di graffi ed ha addosso 200 capelli, ma allora perché quei capelli non sono di Bossetti? Con chi ha lottato? Se Bossetti ha toccato i vestiti di Yara, dove sono le sue impronte digitali (ad esempio sulla lampo del giubbino)? Qualcuno ha messo i guanti di Yara nella tasca del suo giubbino, allora perché il dna su quei guanti sono di due persone diverse da Bossetti, un uomo ed una donna? Se Yara si è difesa, dov’è finito il sangue di Bossetti? Perché sul giubbino c’è il sangue di Silvia Brena (l’allenatrice) e non quello di Bossetti?
E la domanda sorge spontanea, inevitabile: perchè Massimo Bossetti è in galera e Silvia Brena no? Per me Yara non è mai uscita con le sue gambe da quella maledetta palestra, per non parlare poi della strana telefonata del marocchino Fikri alla fidanzata, dove aveva detto quando lei gli fatto delle precise domande, lui rispondeva: “si è stata uccisa qui davanti il cancello del cantiere”, dove i cani molecari peraltro erano andati e quelli non sbagliano! Indagini fatte di merda, esami del Dna fatto non in presenza della Difesa, perché? Forse è stato “costruito” in laboratorio? Filmati del famoso camioncino taroccati dai Ris (ammesso in aula nel processo di Primo Grado, dichiarazioni nei vari Tg della merda di “castorino Alfano” allora ministro dell’Interno “abbiamo arrestato l’assassino di Yara”, non il presunto come si suol dire prima di una qualsiasi condanna. Lasciamo perdere, perché secondo me si è inflitto l’ergastolo per la seconda volta ad un innocente, il brutto è che quello che è successo a Bossetti, potrebbe succedere a chiunque. In questi due processi si è voluto dimostrare una presunzione, un’arroganza, una superbia al limite della follia e questo è un atteggiamento da parte della Giustizia che fa veramente “paura”, perché potrebbe capitare a chiunque. Questa è la mia opinione, sia chiaro, che può essere condivisibile o meno!