Facciamo finta che i ballottaggi siano già avvenuti. Tanto il primo risultato è già molto significativo ed i movimenti successivi si sono già delineati. Poi chi vince o chi perde influenzerà, come è giusto, il dato amministrativo, ma il quadro nazionale è già interpretabile fin dal risultato del primo turno. Si è già partiti dalla constatazione che in tutte le situazioni c’è una significativa componente locale, com’è giusto che sia, trattandosi di elezioni amministrative. Napoli è in prima linea, ma non si può negare che in tante altre situazioni – persino a Milano – le logiche locali abbiano giocato un ruolo primario e quanto meno si affiancano al quadro nazionale, che però ha la sua importanza e deve essere valutato.
C’è innanzi tutto uno scossone a destra, che coinvolge ambedue le formazioni maggiori dello schieramento. Sulla Lega i ragionamenti potranno essere magari più sociologici che politici e questi ci dicono che forse ha già raggiunto il suo limite esistenziale: la difesa dei millantati valori padani ha un limite e questo limite viene raggiunto, mentre per altro verso non paga l’appiattimento della propria strategia su quella di Berlusconi, anche se si basa sul presupposto che solo con il suo sostegno si possano realizzare le riforme che a loro interessano. Ma trattandosi di sociologia e nonostante il raggiunto limite, la Lega potrà godere ancora di una certa stabilità, almeno fino a quando permarranno le componenti e gli stati d’animo che forniscono la sua ragion d’essere essenziale ed una guida carismatica.
Più critiche appaiono invece le sorti del pdl, sempre meno partito e sempre più agglomerato ondivago unito anch’esso dal carisma, ma destinato a disperdersi quando il carisma subisce duri colpi. Nel nostro caso il declino di Berlusconi, prima personale e poi politico, ormai data come prima avvisaglia da quando Veronica lo lasciò ed espone la sua formazione a sussulti e colpi di coda per i quali i suoi interventi diretti non sono un rimedio sufficiente, anzi, astiosi e indecorosi come sono, peggiorano la situazione. Al centro ed alla periferia del partito sempre più numerose sono le manifestazioni di chi prende le distanze ed anche le insofferenze nei confronti dei personaggi più vicini al leader. Inoltre il cavaliere è isolato sul piano internazionale, dove registra un pessimo credito, gli ambienti economici interni lo hanno in pratica abbandonato da tempo, l’alleanza con la Lega non gode di ottima salute, la questione giudiziaria alla fine potrebbe essere anche non determinante o l’unica determinante per la sua uscita di scena.
Tutto questo ci porta a pensare che in Italia la lunga esperienza berlusconiana stia per concludersi e quindi che un quadro ottimistico si stia per aprire per chi si oppone all’attuale maggioranza. Ma siamo veramente in grado di capire chi si oppone all’attuale maggioranza e che cosa può rappresentare in una proiezione futura? D’improvviso ci balza agli occhi lo sfascio di Napoli, dove anche gli esponenti storicamente riformisti si appiattiscono sulla deriva giustizialista, ma anche populista di De Magistris, mentre a Milano il possibile successo di Pisapia rimette in movimento tutto ciò che a sinistra e non solo nel PD non c’era, come ci ricordava D’Alfonso nel suo panorama preelettorale, compreso – finalmente – quel garantismo di sinistra al quale le coscienze libere non hanno mai rinunciato. Né dobbiamo limitarci a pensare che solo a Milano e a Napoli si voti, ma che invece in molti centri minori, soprattutto nel sud, la destra, che comunque destra di potere era, è e rimane indipendentemente da Berlusconi, si presenta con le maggiori credenziali per mantenere le proprie posizioni e in qualche caso per conquistarne di nuove.
Esiste dunque all’orizzonte la possibilità che si profili uno schieramento, anche articolato, ma in grado di capire quello che succede nel paese? Dove l’emergenza lavoro non è soltanto uno slogan da portare in giro a Ballarò, dove i giovani in Italia come nel resto dell’Europa ed anche oltre cercano se stessi al di fuori dei condizionamenti imposti, dove la riforma della giustizia è un problema dei cittadini e non può essere lasciata all’arbitrio di giudici ed avvocati, quando non dei politici indagati, dove la ripresa economica è soffocata dalla burocrazia, centrale o periferica che sia e le stesse forze produttive si scontrano con potentati parassitari che improntano di sé gran parte degli ambienti politici, di maggioranza o di opposizione che siano? Se tutto questo c’è ben venga, ma i segnali per ora sembrano andare nell’opposta direzione, anche perché non è ben chiaro – e la prima tornata delle elezioni ed il conseguente sistema di rapporti per la seconda lo confermano – se il partito democratico, che almeno per dimensione dovrebbe essere il naturale punto di riferimento, abbia scelto degli alleati primari e quali. Il rischio perciò di una terza esperienza Prodi resta di nuovo drammaticamente in agguato.
Silla Cellino

Una previsione facile
Il problema è il tempo. La sguaiata esibizione vittoriosa di Berlusconi nelle politiche del 2008, come ho scritto anche su questo sito all’epoca e in tempi successivi, ha spostato l’equilibrio politico a destra oltre l’accettabile. Il sistema elettorale imposto da Berlusconi e accettato malauguratamente da Veltroni (anche se vi fu una parvenza di resistenza) è la tomba del bipolarismo-bipartitico. Berlusconi ha un’altra grave colpa: non ha legittimato nessun successore e non ha legittimato neppure un avversario con cui confrontarsi all’opposizione. Non ha cercato neppure di trovare una sinistra di sua maestà disposta ad accontentarlo.
E’ un autocrate, senza alcuna statura da statista, un riccone arrogante e se provocato anche violento. Tutto quel mondo laico, liberale e socialista che lo ha in questi anni “adorato” è stato in grave errore. Userei un termine molto più volgare, ma il tempo della storia arriva. Pensare che un liberale tiepido e ben al di qua del pensiero moderato di un Malagodi o persino di un Bignardi potesse rappresentare il mondo del lavoro in chiave socialdemocratica e laburista è uno di quegli spericolati esperimenti che possono essere interessati ai mutanti della Prima Repubblica. Ora il problema è che il “pendolo” comincerà a tornare indietro verso la sinistra radicale. Perchè ad una deriva xenofoba, razzista, arrogante, cinica e amorale si accompagna con facilità, dopo, una rivolta estremista, radicale, ugualitaria, capace persno di costruire un neo marxismo ambientalista e pacifista.
Niente di sinceramente riformista nel senso socialdemocratico, liberalsocialista e laburista è stato pensato in questi ultimi anni da Berlusconi. Il tempo dei suoi onori sta per finire…ma lo dicevamo già da tempo…se mai è l’amima moderata e clericale, anche fra laici, quella di cui dobbiamo liberarci prima di essere di nuovo schiacciati da un nuovo integralismo. Questo popolo matura troppo lentamente e cerca sempre un Papa, un Padrone, un Capo.
Ancora con le voglie cattoliche? Non vi sono bastati i catto comunisti e i democristiani di sempre?
Aria nuova, finalmente si sente aria di laicità, quella vera, quella che manca in Italia da troppo tempo e che non le permette di avanzare anche sul piano economico!
Qualcuno mai che risponda al fatto che la laica Francia é il primo paese d’Europa per natalità, dimostrazione che le politiche cattoliche in Italia hanno fallito su tutti i fronti!
MI auguro che le scelte dei liberi cittadini, a Milano, come a Napoli e a Cagliari, siano l’anteprima di quello che sarà presto al livello nazionale, una politica fatta dalla gente per i bisogni reali della gente, senza discriminazioni di appartenenza.
Questa elezione ha sancito la fine di Berlusconi, ma anche il tracollo della Lega Nord e di quel populismo becero e bigotto.
L’analisi prescinde completamente dal mondo cattolico. La Chiesa, CL, UDC, da tempo si stanno preparando al day after.
Penso che sarà da li che nascerà qualcosa di solido, non dal PD che, in questo caso potrebbe addirittura perdere pezzi. Formigoni si sta preparando e c’è anche chi sta lavorando con gli industriali. Milano potrebbe essere l’innesco del botto, ma non è la coalizione di Milano il futuro.
Napoli poi, semplicemente non c’entra.
Direi che sono proprio le panzane osé del quotidiano locale fiorentino sulle signore presunte disinibite alla ricerca d’amanti su internet a rendere la firenzina newyorchista piccina, poco credibile, emulatrice e quindi mille anni luce lontana da Firenze. Continiamo a imitare il cosmopolitismo accattone, continiamo….
Riflessione pienamente condivisibile peraltro eccessivamente pessimistica nel dare come del tutto terminato il ciclo lega berlusconi. E’ molto importante infatti il modo del trapasso da questo centro destra ad un altro possibile. Non è obbligatorio il passaggio per un altro Prodi, questo è solo il rischio.
Sono d’accordo sulla proposta. Purché non ci si limiti all’ambito strettamente familiare. Proprio stamani un quotidiano locale fa una statistica sui becchi on-line: così anche dalle vicende che causano questo fenomeno potrebbe venire un certo contributo.
Caro Silla,
Un grande articolo, credo condividibile da tutti, in prospettiva solo l’arrivo delle cicogne salverà l’Italia, perché Firenze non riparte a insegnare ciò che in camera si puote? Come vorremmo il Comune di Firenze, licenziasse pure tutti, ma cominciasse a dare 50 Euro mese per sei anni, a ogni mamma per il primo figlio, 60 per il secondo, 70 per il terzo etc.