La sempiterna fortuna del gioco del cerino, dai tempi di Ponzio Pilato a quelli di Mario Monti.

Questo spiega la sempiterna fortuna del gioco del cerino, dai tempi di Ponzio Pilato a quelli di Mario Monti che, essendo un pò più figo e molto più para-guru del tremebondo governatore romano, ha ribattezzato lo sport più praticato dai politici con una formula nuova e persino accattivante: spending review. Ovvero, quello che tutti non vogliono ma che pure è necessario invocare – un pò come le giornate di pioggia in piena estate, per intendersi.
Ma la bellezza perversa della contemporaneità impone anche un aggiornamento delle regole del gioco, chè in tempi di comunicazione veloce non basta lavarsene le mani, bisogna saper costruire un’epica, e soprattutto un’etica, della ragione morale che ispira le scelte di chi ci governa senza l’avallo del voto popolare ma per una sorta di investitura divina che però sottintende per forza di cose la stessa capacità taumaturgica che permetteva ai re merovingi di dichiararsi sovrani per volontà di Dio.
Dunque, le regole della spending review vanno aggiornate secondo una scaletta che pare fatta apposta per compiacere i moderni utenti dei Social network, abituati a procedere per step successivi e commenti veloci da esporre nell’agorà virtuale senza avere il tempo di approfondire nulla, chè le notizie incalzano e la gara ad arrivare primi è più importante dell’eccessivo sforzo della comprensione. Il gioco quindi funziona così.
Primo step: irrompere sulla ribalta con misurata sobrietà e proporsi come il faro che splende nel buio della tempesta economica, un gradino sotto il Salvatore della patria – gli eroi, si sa, son tutti giovani e belli e soprattutto muoiono presto – ma molti gradini sopra i loschi figuri che stanno rintanati da secoli in parlamento.
Secondo step: approntare una manovra finanziaria basata sulla regola più vecchia del mondo, ovvero spremere fino all’impossibile i soliti contribuenti, e fare cassa immediatamente guadagnandosi sul campo i gradi di padre severo che ci impone sacrifici per il nostro bene. Spacciare poi tale manovra come il frutto di lunghi accurati e financo approfonditi studi bocconiani, invece che ammettere di averla mutuata direttamente dal più vicino asilo nido intento ad una gara di Monopoli.
Terzo step: alimentare parallelamente all’attività di governo – praticamente nulla ma praticata con icastica sobrietà – una solerte campagna di stampa contro i soliti loschi figuri che si sono ingrassati per decenni con il debito pubblico e lo spreco elevato ad arte di governo, bacchettarli con virile “sdegno” per certe manovrucce populiste del passato – genere abolizione dell’Ici – e sorvolare con molta disinvoltura sul fatto che quegli stessi loschi figuri son quelli che ti assicurano la maggioranza parlamentare.
Quarto step: mascherare con faccia di tolla direttamente proporzionale al debito pubblico – dunque quasi impossibile da quantificare ma tendente all’infinito – la propria incapacità ad affrontare il canceroso ganglio di clientele, corporativismi e ruberie che sta annidato nel cuore della spesa pubblica, ed altresì modificarla in assunzione ulteriore di responsabilità verso il paese con la nomina di tre super commissari addetti ai tagli della spesa.
Quinto step: con un autentico colpo di genio, suggerito certamente da un mago della comunicazione atto a confondere definitivamente le idee già stordite del popolo vessato, invitare il suddetto popolo a partecipare con civile responsabilità all’azione di risanamento segnalando sul web tutti gli sprechi di cui è a conoscenza – come da apposito modulo prontamente messo a disposizione.
Ora, proviamo per un momento ad immaginare di dover spiegare ad un tedesco, un inglese ed un americano – come nelle migliori barzellette – quanto segue: in Italia abbiamo un governo tecnico, non avallato dalla sovranità popolare, insediato per far fronte all’emergenza economica ed alla crisi recessiva che ci sta divorando.
Il suddetto governo è subentrato per manifesta incapacità dei partiti politici a gestire la crisi. Ma gli stessi partiti lo sostengono assicurandogli una solida maggioranza parlamentare.
I tecnici non sono in grado di tagliare l’esorbitante spesa pubblica e nominano dunque altri tre tecnici per fare ciò che a loro non riesce.
I cittadini sono chiamati a segnalare gli sprechi perché pare non si sappia dove stanno.
Come si dice in tedesco, inglese e angloamericano: manicomio?!

Grazie a te Rolando:))
Ahahahahah!
Grazie Chiara mi sono veramente divertito! Sei forte!
Ciao
Per andare al concreto, cosa volete sperare d’una nazione dove in RAI è permessa l’assunzione di figli, nipoti, mogli ecc., al punto che nella televisione pubblica lavorano per diritto ereditario più o meno duecento famiglie i cui nomi cambiano solo in virtù del patronimico?
“Tutte queste mele marce, o quelle puzzolenti, denigrano Grillo. Qualunquista, demagogo, populista…..e loro cosa sono?!?”
Dal momento che il pensiero non ha preferenze sessuali , concordo in pieno.
Valerio, concordo, liberi da famiglie -di ogni genere, affettive, politiche, religiose, corporative – e a tempo rigorosamente determinato.
Tutto giusto…… Ma la rivoluzione….? o la terapia Aldo Moro….?
Caro Paolo, lo scrivo da anni, ormai, che se non si riparte da zero, buttando fuori tutti, ma proprio tutti, quelli compromessi con il sistema, non se ne esce.
Cara Chiara, è vero che siamo compromessi QUASI tutti, se non altro con la consapevolezza di non aver detto e fatto abbastanza per non sentirsi in fondo complici di un regime, di un modo di condurre la vita pubblica che non poteva avere esiti diversi. Con mille distinzioni, mille gradazioni e mille giustificazioni; in primis il tengo famiglia, anche quel poco di calduccio di diritto, si fa per dire, naturale. Ripenso spesso a coloro che durante il regime fascista affrontarono la perdita di affetti, di agi, di libertà, di vita. A coloro che non mollarono, ed in specie a quelli che non furono adepti di soluzioni diversamente totalitarie. Forse solo grazie alla attiva presenza di quelli di loro che poterono riemergere dall’esilio e dalle galere, il paese, pur infarcito di compromessi a vario titolo, potè beneficiare di qualche vigore e rigore nel corso di una ripresa ventennale. Poi, insieme con la loro scomparsa o emarginazione, arrivò anche il travisamento e il tradimento delle speranze libertarie, di libertà e di giustizia, di responsabilità. Scomparvero per un pò anche le lucciole, per profonda tristezza. Bene fai a ricordare sempre “i soliti loschi figuri che si sono ingrassati per decenni con il debito pubblico e lo spreco elevato ad arte di governo”, quelli che sinteticamente definisco i profittatori di regime (per continuità e contiguità). Stanno sempre lì, dentro ai più bei palazzi delle antiche capitali, fino al colle più alto, ed hanno successori ben addestrati. Si parla non abbastanza del debito pubblico, e come se non avesse avuto genitori, più spesso mostruose coppie di fatto, ad alimentarlo. L’apertura totale dei mercati, ad arte più che a capocchia, ad un mondo in pieno caos demografico e civile, non poteva che metterci davanti all’orrore di tutti i nostri errori.
Ritorno al QUASI, e alla mia solita polemica. Tu credi, o speri, nei giovani. E per alcuni potrebbe anche capitarti di non restare delusa. Forte anche dei miei errori, credo alle esperienze, e alle prove date. Difficile averle dai giovani anagrafici., e da quelli che hanno o terranno famiglia. Cercasi Cincinnat(i-e), liberi da impegni e famigli da sistemare, per incarico gratuito a tempo determinato.
Purtroppo,Chiara, non servirà buttare via le mele marce, il marciume è passato anche ai frutti buoni, tutto puzza di un tanfo rancido, bisogna buttare via le mele col paniere. Tutte queste mele marce, o quelle puzzolenti, denigrano Grillo. Qualunquista, demagogo, populista…..e loro cosa sono?!?