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Via Celentano, dopo l’accoltellamento i residenti non invocano più Sala: «Ci resta solo l’acqua dal cielo»

I residenti di via Celentano e via Madre Picco a Milano hanno smesso di invocare il sindaco Sala, il Prefetto e il Questore. Adesso, con amara ironia, invocano l’acqua. Non quella dei rubinetti, che fortunatamente continua ad arrivare, ma quella dal cielo: l’unica forza che, secondo loro, sembra ancora capace di svuotare la strada e chiudere almeno temporaneamente il Bar Celentano.

di Luca Rampazzo | 31 Agosto 2026
Celentano

I residenti di via Celentano e via Madre Picco hanno smesso di invocare il sindaco Sala, il Prefetto e il Questore. Adesso, con amara ironia, invocano l’acqua. Non quella dei rubinetti, che fortunatamente continua ad arrivare, ma quella dal cielo: l’unica forza che, secondo loro, sembra ancora capace di svuotare la strada e chiudere almeno temporaneamente il Bar Celentano.

È il segno di una fiducia nelle istituzioni ormai ridotta ai minimi termini. Da settimane gli abitanti denunciano musica ad alto volume, schiamazzi, automobili con le portiere aperte, marciapiedi occupati, sporcizia e chiamate alla Polizia Locale alle quali non seguirebbero interventi tempestivi. Dopo controlli, esposti, una videocamera rivelatasi sostanzialmente inutile e persino un blitz della Guardia di Finanza, la situazione continua a ripetersi quasi ogni notte.

A rendere il quadro ancora più preoccupante è l’accoltellamento segnalato nella notte precedente. Un episodio che avrebbe dovuto imporre immediatamente un innalzamento del livello di attenzione. Invece, secondo quanto riferito dai residenti, la notte successiva il traffico di persone nella zona sarebbe addirittura aumentato. Gli urli sarebbero cominciati prima del solito, mentre la musica è partita all’1.33.

Alle 1.19 era già stata effettuata una chiamata alla Polizia Locale. Alle 2.27, però, sempre secondo la testimonianza degli abitanti, nessuna pattuglia si era ancora fatta vedere. Un’ora abbondante durante la quale, proprio dopo un fatto di sangue, la strada sarebbe rimasta nuovamente abbandonata a sé stessa.

«Dopo l’accoltellamento cosa stanno aspettando Sala, il Prefetto e il Questore? Un altro accoltellamento o direttamente il peggio?», domandano i residenti. Una provocazione dura, ma comprensibile dopo mesi nei quali a ogni nuova segnalazione sembrano seguire soltanto rassicurazioni, controlli episodici e il rapido ritorno alla situazione precedente.

La scena descritta è sempre la stessa. Persone sedute per terra attorno al cestino collocato all’angolo della strada, stracolmo di rifiuti ormai in decomposizione. Si mangia, si beve, si parla e soprattutto si urla. Il cestino, ironizzano gli abitanti, è diventato l’unico interlocutore sempre presente. Peccato che sia muto, esattamente come appaiono mute le istituzioni davanti alle richieste di chi vive nella zona.

Il Bar Celentano viene ormai indicato dai residenti come il punto attorno al quale si concentra un degrado crescente e come il simbolo di una Milano nella quale le regole sembrano valere soltanto per chi decide spontaneamente di rispettarle. Le responsabilità individuali e gli eventuali collegamenti con condotte criminali dovranno essere accertati dalle autorità competenti. Ma il contesto visibile è già sufficientemente grave: sporcizia, rumore, viabilità fuori controllo e una strada sottratta per ore alla normale convivenza civile.

Gli abitanti non chiedono interventi straordinari o fantasiosi. Chiedono semplicemente che torni a parlare la legge: quella che libera un incrocio, rimuove le automobili parcheggiate sui marciapiedi, ferma monopattini, moto e biciclette che procedono contromano, controlla chi frequenta il locale e interviene quando la quiete pubblica viene sistematicamente violata.

Non servono gli psichiatri nel cuore della notte, come osservano sarcasticamente i residenti. Servono pattuglie, controlli negli orari in cui i fatti avvengono e conseguenze concrete per chi non rispetta le regole. La giungla dovrebbe trovarsi altrove, non nel mezzo di un quartiere milanese.

Dopo un accoltellamento non è più possibile attendere l’episodio successivo. Il Prefetto, che ha già dichiarato di essere informato della situazione, il Questore e il Comune devono assumersi la responsabilità di una risposta coordinata e continuativa. I controlli diurni possono essere utili, ma non fermeranno mai fenomeni che esplodono sistematicamente tra l’una e le quattro del mattino.

«Cara Legge, aiutaci tu. E se proprio non ce la fai da sola, chiedi una mano anche all’Acqua», concludono amaramente i residenti. Una battuta che dovrebbe far sorridere, ma che racconta una realtà molto seria: in via Celentano e via Madre Picco si confida ormai più nella pioggia che nello Stato.

Luca Rampazzo

Pubblicato in : Editoriale

Info Luca Rampazzo

Luca Rampazzo, giornalista, laureato in giurisprudenza, è un imprenditore digitale, AD e cofounder di Leotech, libero professionista nel settore della comunicazione, copywrighter, commerciale e addetto stampa. Editorialista di “Milano Post” e “PensaLibero.it”. Nel tempo libero appassionato di politica e di cultura economica. Tutelato dal WWF in quanto liberista e conservatore, sogna un giorno di poter uscire dalla riserva in cui viene protetto in questo paese dove il liberismo viene trattato gratuitamente dal SSN.

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