Il segreto di Fatima, poiché di uno solo si tratta, fu svelato in tre tempi diversi, fino all’ultimo, così detto “terzo” . Da principio si seppe, per reticenze ecclesiastiche, di imprecisate “persecuzioni e sofferenze al Papa inadempiente alle richieste del Cielo”, ma solo più tardi fu pubblicato l’intero messaggio fatimita, così a lungo (e inesplicabilmente) secretato dall’Autorità superiore, e solo dopo la sua pubblicazione integrale, nel duemila, sappiamo che è prevista “…l’uccisione barbara del Pontefice in un contesto bellico di distruzione e morte coinvolgente un gran numero di fedeli di ogni età e condizione ”.
Questa ultima rivelazione toglie di mezzo, quindi, sia il progettato attentato a Pio XII, sia quello fallito contro Paolo VI a Manila ed infine quello gravissimo attuato contro Giovanni Paolo II il 13 maggio del 1981, nella piazza San Pietro, il quale non ha causato né la Sua morte né la strage paventata di fedeli (in effetti gli attentati sviati ai questi Pontefici furono molti di più). Inoltre la profezia della Pastorella parlava esplicitamente del “Vescovo bianco”; notiamo che papa Francesco è l’unico pontefice che si è autodefinito “Vescovo bianco”. La profezia di morte ha una scadenza ben precisa di cento anni dal messaggio della Madonna, se il Papa fosse inadempiente alle richieste del Cielo. Il termine ultimo quindi è il prossimo luglio.
Quale la richiesta ? E perché tanti Papi succedutisi non l’hanno voluta adempiere ?
Queste sono le domande pressanti soprattutto per alcuni rigorosi credenti, i quali sono i più convinti della veridicità del testo. Ricordiamo, per inciso, che la Chiesa cattolica non obbliga i suoi fedeli a credere in “visioni” né al “pianto “ delle varie Madonnine ancorché da essa asseverati positivamente. Anzi, dirò di più, delle centinaia di casi “straordinari” creati dal popolo, la Chiesa ne ha riconosciuti pochissimi e sempre dopo lunghi ripensamenti. Tale atteggiamento è comprensibile: perché la Madonna debba comparire a pastorelli analfabeti, a dispetto dei vertici della Chiesa, i quali dicono di essere gli unici eredi ed interpreti della Verità?
Il Papa, per fermare tale profezia, dovrebbe invitare tutti i Vescovi della Chiesa cattolica a consacrare, insieme a lui, la Russia al cuore della Vergine Maria con la massima solennità e pubblicità.
Ora si capisce bene come i vari Pontefici e vari Suoi “consiglieri” abbiano sempre ignorato tale solenne consacrazione, ordinata fra l’altro dal basso (la Pastorella), la quale non v’è dubbio che avrebbe delle conseguenze internazionali fra Stato del Vaticano e la Russia non di poco conto e attriti con la Chiesa ortodossa russa.
Il messaggio, quindi ora è pubblicato nella sua interezza e non esiste nulla di più inerente al segreto svelato al popolo dei fedeli, in tre fasi temporali diverse, tranne la fantasia di tanti creduloni che continuano a parlare di quarto, quinto, sesto settimo… segreto. Dobbiamo notare, in verità, che il messaggio svelato contiene alcune profezie già realizzate: l’abominio della Russia comunista, la seconda guerra mondiale (l’inferno di fuoco), con la esclusione dal conflitto del Portogallo, territorio protetto dalla Vergine, l’attentato a Giovanni Paolo II, ecc.
Questa insistenza di papa Francesco a continuare a proclamarsi “Vescovo bianco”, ripetutamente anche nell’occasione del viaggio a Fatima, non può non farci pensare ad una sua vocazione al martirio, se non altro ostentata per il rispetto ai tanti martiri cristiani di oggi, come ha voluto dimostrare con il viaggio in Egitto senza auto blindata.
Considerato che anche in occasione del viaggio a Fatima tale proclamazione pubblica e vescovile è saltata (quale migliore occasione ?), dovremmo attendere ancora qualche mese per vedere se avessero ragione i fatimisti (vedi:Mosca, Fatima, Roma, di don Ennio Innocenti. Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, IX Ed. Roma, 2015) o le prudenti gerarchie ecclesiastiche.
Una notazione aneddotica storica s’impone per avvalorare come l’Italia sia un paese assai anomalo.
Tito Lucrezio Rizzo nel bel libro I Capi dello Stato, dagli albori della Repubblica ai nostri giorni con saggio di apertura sul periodo regio di Aldo A. Mola. (Gangemi Editore Spa. Roma 2015. Pgg. 319), ci ricorda anche, ad incominciare più vistosamente con Giovanni Gronchi, il rilancio del patriottismo repubblicano con la riconsacrazione dei luoghi della memoria. Fu il caso, per esempio, del grande sacrario del Redipuglia, in Friuli nel novembre 1964; quello fu forse il momento più alto, del settennato di Gronchi. Era un tentativo per superare la polemica post-resistenziale dell’ultima guerra, sui morti partigiani e i morti di Salò, per considerare tutte le vittime delle guerre; non contrapponendo le ragioni dei vincitori ai torti dei vinti. Si prefigurava quella che la destra missina chiamerà in modo polemico la ‘pacificazione nazionale’. Fu una lettura, la sua, che provocò molte discussioni e repliche dissonanti nel campo antifascista. Chi porterà a termine tale pacificazione fu l’altro amato presidente, Carlo Azeglio Ciampi. Tito Lucrezio Rizzo omette però di ricordare un’altra polemica, poiché in concomitanza alla riconsacrazione dei luoghi della memoria (Redipuglia) Gronchi consacrò la Repubblica italiana alla Madonna di Fatima. La presenza della Chiesa cattolica (come Istituzione) non lasciò indifferente nessun Presidente della Repubblica, neppure quello che si “dichiarava” non molto credente. Per non dire di Scalfaro che fu richiamato dalla Chiesa cattolica poiché in un discorso pubblico alla Nazione si era allargato un po’ troppo invadendo spazi spirituali di competenza non propri.
Guglielmo Adilardi

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