Si fa davvero presto a dire Rimini o Forte dei Marmi e cadere nello stereotipo, nel luogo comune, nella credenza popolare. Rimini tutto sole sabbia e discoteche? Non è proprio più così. Rimini è anche cultura e musei, mercati, e il ponte di Tiberio col borgo attiguo che sembra una piccola porzione di Parigi. Questo cambiamento aiuta e deve aiutare a scoprire vecchie mete che sono nuove. Tutto cambia. Tutto passa. Anche il ricordo di paesi e luoghi che non sono più quelli.
Si fa presto a dire Forte e commemorare luoghi esclusivi, ville protette da sontuosi giardini e bagni che costan come suite. Ma anche il Forte cambia. Nei nostri occhi, nel nostro palato non foss’altro. Il bello del nuovo sta prima di tutto nel nostro cervello. Così come picocli paesi che ci sembrano solo insegne assolate sulle strade sono scrigni (scrigno luogo comune linguistico turistico ma vabbeh) di storia, di arte e di cultura.
Facendo il video Caccia delle Signorie tra Malatesta e Montefeltro qualche anno fa mi sono imbattuto in Mercatello sul Metauro, provincia di Pesaro Urbino, a due passi da Rimini e a quattro passi dalla Toscana, con un ponte del Mille e l’usanza della porta del morto nelle case, ma anche in un museo di quadri e sculture che non potevi immaginare se non andandoci.
Ha ragione il ministro Franceschini: l’arte e la cultura sono la prima miniera d’oro del nostro Paese. Bisogna saperla usare e far vivere. Quando si è poi scoperto che a Mercatello sul Metauro uno dei piatti più rinomati è il guancialetto il cerchio del richiamo si chiude. Atmosfera, leggenda, storia, arte e palato. Fine delle trasmissioni. Il segreto è, andando in una località di mare più o meno conosciuta, cercare di scoprire un borgo dell’entroterra. Trovi angoli fantastici. Sopra Forte i borghi delle Apuane.
Sopra Rimini i borghi dei Malatesta. Proviamo a fare un giro, ad esempio, a Verucchio. “Cannoni e mura, scontri e tradimenti, cardinali e condottieri: il respiro della Storia a Verucchio. Quel Mastin (Vecchio) e quel Cesare (Borgia). Crocevia di conquiste e intrighi, di patti e di assalti. Questa Rocca è immagine e cuore di secoli di battaglie tra avidità economiche territoriali e patti nuziali. Il maniero e il grande Poeta, il Mastin e Dante che ne scrisse. Vestigia e richiami, pietre vive qui a Verucchio.
« E ‘l Mastin vecchio e ‘l nuovo da Verrucchio,
che fecer di Montagna il mal governo,
là dove soglion fan d’i denti succhio. »(Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto 27 – versi 46-48)
Quel giorno a Verucchio a cercare stemmi e reperti: così si passeggia tra documenti villanoviani e ricostruzioni storiche antiche in cui emerge il ruolo di questo importante centro nei traffici commerciali legati all’ambra baltica.
“Verucchio antica antichissima, Verucchio medievale e rinascimentale, Verucchio moderna e turistica, sopra il mare, terrazza sopra Rimini Verucchio degli Etuschi e dei Greci, e poi dei Goti e dei Bizantini e dei Romani, e poi più avanti di Pontefici e di Malatesta e di scorribande viste e subite”. ( Città d’Autore Carim Minerva Editore)
E’ vero che stiamo già sognando a occhi aperti?!
Fabrizio Binacchi (Con Voce di Mantova)

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