Quando era il suo turno (quello delle lettere da imbustare) ne leccava mille. A fine giornata lingua felpata, sapore di colla, labbra spente. Quando vide il corpo di Bob… a terra, pianse. Lo fece come un bambino. Tutto perse di senso e tornò all’università. Alla sua vita da studente. Anni dopo era a fare volantinaggio per Al Gore, il duro, quello tutto d’un pezzo, idee all’avanguardia. Poi arrivarono i giorni appesi ad una manciata di voti ed eccola la sconfitta. Tutto perse di senso e tornò all’università. Alla vita da studente. Dopo gli anni bellissimi di Obama, ci riprovò con Hillary. Che emozione spippolare sui social per difenderla dai mille compromessi e da una vita di mezze parole e pensare d’avercela fatta. Quell’incredibile notte vide sfumare un sogno. Tutto perse di senso. Di nuovo studente.
Che vita la sua. Un’esistenza che oscillava tra la speranza e il fallimento. Perennemente in bilico. Alla ricerca.
L’ho incontrato ieri. In treno. Accanto a me. Seduto nella carrozza ristorante ad aspettare un risino al formaggio (la sua prima volta per un pranzo viaggiante, ha detto). Si e no vent’anni anni: il simbolo eterno e ricorrente della meglio-meglio gioventù.
Mi ha raccontato che fino allo scorso 4 novembre era a maneggiare Facebook per promuovere un referendum fallito. Ha raccontato di quando ascoltava gli aggiornamenti di “Matteo” in una stanzetta dietro le quinte della Leopolda o quando scherzava con “Meb” su un treno per Roma. Poi di quella notte (in un ufficio mochettato e silenzioso) a guardare con gli altri le prime sconsolanti proiezioni…
Mentre mangiava il suo risino al formaggio, osservavo le sue mani, il libro appoggiato sul tavolo, il tipo di umanità che incarnava ai tempi dei Lincoln, Kennedy o dei Macron.
Quel ragazzo sposava idee per definire se stesso. Ma nessuna idolatria del capo, solo il desiderio di impegnarsi per un progetto ponderato. Certamente discutibile, migliorabile, giusto, sbagliato, nuovo, vecchio, ma ancora (di nuovo) ponderato.
Che tenerezza, quell’ultimo campione di un illuminismo perduto. Campione delle scelte, giuste o sbagliate che siano, ma fatte con la testa e sorrette dalla passione per la conoscenza. Signore del futuro (con lo sguardo lontano). Anima che ragiona (ora) sui fatti che saranno determinati (domani) dalle sue azioni. Che pensa si debba pensare, e pensa si debba sperare. Che innalza la scienza e tralascia l’oroscopo, come tralascia le chiacchiere da bar, la pancia, i rancori indistinti, le paure, le generalizzazioni inconcludenti, il tutto e il contrario di tutto, le furbe circonvoluzioni lessicali (quelle dei navigati maghi della parola – scritta, parlata e urlata – sostanzialmente inutili per le sorti del paese).
Avrà avuto oltre dieci anni in meno di me. Ero (per di più) in modalità da secchiona (pronta per una riunione su conti e numeri). Epppoi sono (più o meno) fidanzata. E anche se nella vita per fare scelte complicate seguo semplificazioni matematiche (arrotondo e via) mi sono limitata a due chiacchiere ed a guardarlo con ammirazione. Però capisco certe donne. Quando s’incontrano ragazzini così, fossero anche venticinque anni più giovani… chemmmeraviglia buttarsi tra le loro braccia.
Per una donna, nulla è più sexy del futuro dei migliori. Come ti capisco Brigitte… fra trent’anni anche io!!
Finita la mia riunione, già (scrivente) sul Freccia in direzione Bologna, agglomerato urbano del vostro meraviglioso globo terraqueo sul quale (almeno per qualche settimana) conto di rimanere!
Florenza Carsi

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