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Vertice Nato – Bertolotti (Start Insight): “Da Ankara un’alleanza più europea”

Il vertice Nato di Ankara apre una nuova fase per l’Alleanza atlantica, con un maggiore coinvolgimento degli alleati europei nella sicurezza comune. Claudio Bertolotti analizza le decisioni su difesa, Ucraina, deterrenza, fianco Sud, ruolo della Turchia e impegni di spesa, evidenziando una trasformazione degli equilibri interni senza modificare la natura dell’Alleanza

di Agenzia Sir | 10 Luglio 2026

di Daniele Rocchi*

“Il vertice Nato di Ankara segna un passaggio storico per l’Alleanza atlantica”. A dichiararlo è Claudio Bertolotti, direttore di Start Insight (Start Insight | Strategic Analyst and Research Team) e analista dell’Ispi, che in un’intervista al Sir commenta l’esito del Vertice che si è chiuso ieri in Turchia.

Claudio Bertolotti

Nella dichiarazione finale, i leader hanno confermato il sostegno all’Ucraina, ribadito la centralità dell’articolo 5, che stabilisce il principio della difesa collettiva, definito la Russia una minaccia di lungo periodo e avviato un processo di maggiore responsabilizzazione degli alleati europei. Bertolotti legge il summit come l’inizio di una trasformazione degli equilibri interni della Nato, con un ruolo più incisivo dell’Europa, il rafforzamento del fianco Sud e una crescente centralità della Turchia.

Che bilancio trarre dal vertice Nato di Ankara? Si può parlare di un’Alleanza rafforzata?
Più che di semplice rafforzamento, parlerei di trasformazione. Questo vertice avvia una nuova fase dell’Alleanza atlantica, caratterizzata da equilibri diversi rispetto al passato. Da un lato c’è la scelta degli Usa di ridurre il proprio ruolo di “azionista di maggioranza” in termini di impegno economico e politico; dall’altro c’è il necessario passo avanti degli alleati europei, chiamati ad assumersi maggiori responsabilità. È un riequilibrio coerente con il principio del ‘burden sharing’, che punta a distribuire in modo più equo oneri, responsabilità e impegni, all’interno della Nato, necessari per garantire la sicurezza comune.

Si va verso una Nato più europea o addirittura “deamericanizzata”?
No. Gli Stati Uniti confermano la loro permanenza nell’Alleanza e ribadiscono gli impegni assunti.

Non siamo di fronte a una Nato ‘deamericanizzata’, bensì a una Nato nella quale Washington chiede agli alleati europei di contribuire maggiormente alla sicurezza comune. Gli Stati Uniti restano un pilastro fondamentale dell’organizzazione.

L’impegno assunto dai Paesi membri della Nato di destinare, entro il 2035, il 5% del Pil per la Difesa può rappresentare una svolta storica?
Sì, anche se va precisato che il 5% comprende sia le spese strettamente militari sia gli investimenti infrastrutturali necessari a sostenere lo strumento militare in caso di crisi o conflitto. La componente legata alla difesa resta comunque molto significativa. Resta da vedere se tutti i Paesi riusciranno a raggiungere questi obiettivi entro il 2035, ma negli ultimi anni abbiamo già registrato un aumento costante delle spese per la difesa. Questo indica una sostanziale coerenza tra gli impegni assunti e le politiche adottate.

L’aumento delle spese militari garantirà maggiore sicurezza o rischia di alimentare una nuova corsa agli armamenti?
Il rischio esiste, ma bisogna partire dalla situazione attuale. Oggi l’Europa non dispone ancora delle capacità necessarie per sostenere autonomamente un confronto militare ad alta intensità come quello che vediamo in Ucraina. Mancano coordinamento, infrastrutture adeguate, capacità industriali e integrazione tra le diverse forze armate nazionali.

L’obiettivo non è creare un esercito europeo, ma costruire una difesa europea integrata.

In questa prospettiva, il rafforzamento delle capacità militari ha, soprattutto, una funzione di deterrenza: rendere meno probabile un’aggressione da parte di un potenziale avversario.

La dichiarazione finale conferma un forte sostegno all’Ucraina. Quali prospettive vede per il conflitto tra Mosca e Kiev?
Il sostegno all’Ucraina serve a garantire la sopravvivenza e la funzionalità dello Stato ucraino nel lungo periodo. Tuttavia, sul piano negoziale vedo enormi difficoltà. Le posizioni di partenza restano molto distanti: da una parte c’è la richiesta europea di ripristinare l’integrità territoriale dell’Ucraina, dall’altra la convinzione russa di non rinunciare ai territori conquistati. Per questo ritengo probabile una prosecuzione del conflitto, magari a intensità ridotta e con possibili ‘cessate il fuoco’, ma senza una vera soluzione politica condivisa. Si potrebbe arrivare a una situazione congelata di fatto, senza che venga risolta sul piano del diritto internazionale.

Un altro elemento emerso dal summit riguarda il cosiddetto ‘fianco sud’ e il Mediterraneo. Quali minacce potrebbero venire da questi fronti?
Sul fronte meridionale e del Mediterraneo emerge soprattutto la questione iraniana. Non si guarda soltanto alle capacità militari di Teheran, ma anche alla sua influenza politica e strategica nella regione. A ciò si aggiunge il tema del programma nucleare iraniano, che la Nato considera una questione di primaria importanza.

L’ingresso più esplicito dell’Alleanza nel dossier iraniano rappresenta una novità significativa e attribuisce ai Paesi della sponda Sud un ruolo sempre più rilevante.

In questo quadro sembra rafforzarsi la posizione della Turchia.
La Turchia è certamente tra i principali beneficiari di questa nuova fase. Torna a occupare una posizione centrale all’interno dell’Alleanza, dopo anni in cui era apparsa più marginale nel rapporto con l’Ue. Questo rafforzamento può avere effetti positivi, ma comporta anche alcuni rischi. Ankara persegue infatti una propria agenda strategica in Medio Oriente e potrebbe utilizzare il nuovo peso acquisito nella Nato per sostenere interessi nazionali che non sempre coincidono con quelli degli altri alleati.

Quale ruolo ha giocato l’Italia in questo vertice?
L’Italia ha mantenuto una linea di continuità, riuscendo a evitare sia contrapposizioni che protagonismi, non entrando nella polemica che ha visto i social network particolarmente attivi attorno alle figure del Presidente del  Consiglio italiano e del Presidente americano. Ha confermato la piena adesione alla solidarietà atlantica, supportando le decisioni assunte dagli alleati e contribuendo al processo decisionale. Inoltre, ha continuato a sostenere l’Ucraina e a preservare il rapporto privilegiato con Washington. Nel complesso ritengo che Roma abbia giocato bene le proprie carte e abbia partecipato da protagonista a una fase di ridefinizione degli equilibri dell’Alleanza.

In conclusione, la dichiarazione finale conferma la linea seguita dalla Nato negli ultimi anni?
Sì, ma con una novità importante: cambiano gli equilibri interni, non la natura dell’Alleanza.

La Nato resta un’alleanza politico-militare fondata su valori, interessi e obiettivi condivisi.

Il sostegno all’Ucraina, il rafforzamento della deterrenza, l’aumento degli investimenti nella difesa e la centralità dell’articolo 5 restano i pilastri dell’azione comune. La vera sfida sarà tradurre gli impegni assunti in capacità concrete. La Nato, pur con tutti i limiti e le sfide che dovrà affrontare, continua a rappresentare uno strumento di deterrenza e di stabilità. Per questo quello che arriva da Ankara è soprattutto un messaggio di coesione e continuità.

Daniele Rocchi

Agenzia Sir

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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