
Sviluppi cruciali sull’asse Washington-Teheran. La delegazione ufficiale dell’Iran è arrivata in Svizzera per dare il via ai colloqui tecnici bilaterali con gli Stati Uniti, previsti per questa domenica [21 giugno 2026]. L’incontro punta a riaprire i canali di dialogo nel momento di massima tensione geopolitica. Il Vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, è attualmente in volo verso l’Europa per seguire da vicino i tavoli diplomatici.
Mentre la diplomazia cerca uno spazio di manovra, sul campo si registrano nuove vittime legate al mondo dell’informazione e dell’attivismo. Un cameraman dell’emittente televisiva Al Jazeera è rimasto ucciso durante gli ultimi bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. Le Forze di Difesa Israeliane hanno rilasciato una nota ufficiale dichiarando che l’operatore dei media “era un terrorista” affiliato alle fazioni armate locali. L’emittente del Qatar respinge le accuse, denunciando l’ennesimo attacco mirato contro il personale giornalistico indipendente nella Striscia.
I raid aerei si intensificano anche sul fronte settentrionale, colpendo duramente il territorio libanese.
Mona Khalil, nota ambientalista e storica attivista per la conservazione marina, è rimasta ucciso a causa dei bombardamenti.
La Khalil era celebre a livello internazionale per la sua decennale battaglia a tutela delle spiagge del Libano meridionale e per la salvaguardia delle tartarughe marine dall’impatto dei conflitti.
E così si muovono, si accalcano, viaggiano. Volano i viceré dell’impero americano sui loro jet blindati e atterrano i dignitari di Teheran con le loro barbe e le loro ipocrisie, stringendosi la mano sul palcoscenico immacolato e neutrale della Svizzera. Firmeranno scartoffie, parleranno di “colloqui tecnici”, mentre i salotti della diplomazia internazionale si riempiono del solito fumo, del solito cinismo che chiamano realpolitik. Che commedia. Che tragica, intollerabile commedia.
Perché mentre loro recitano la parte dei salvatori del mondo a Ginevra, la realtà—quella vera, quella sporca di sangue e di fango—si consuma altrove. Si consuma a Gaza, dove un cameraman viene disintegrato da una bomba e liquidato con un’alzata di spalle e una riga su un comunicato militare: “Era un terrorista”. Come se la verità fosse una merce da dare in pasto alla propaganda. Si consuma in Libano, dove i raid israeliani spengono la vita di Mona Khalil, una donna che aveva dedicato l’esistenza a proteggere le tartarughe marine e le spiagge, e che è stata schiacciata dalla stessa cecità umana che devasta la Terra.
Ecco il nostro tempo. Un tempo di mostri che si scambiano sorrisi nei grand hotel europei, mentre fuori, nel mondo reale, l’intelligenza, il coraggio e la pietà vengono sistematicamente assassinati. La diplomazia non salverà nessuno. Perché la pace non si fa con i visti sui passaporti dei potenti, ma con la fine di questa spaventosa, barbarica ottusità. E noi restiamo qui, a guardare il massacro, complici col nostro silenzio.
Giuseppe Basilico

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