
Con il passare dei giorni e con l’emergere dei dettagli definitivi di questi pseudo accordi tra Stati Uniti e Iran, una realtà sta diventando sempre più evidente. Al di là delle roboanti dichiarazioni provenienti dalla Casa Bianca, il vero vincitore economico dell’intera operazione sembra essere uno soltanto: l’Iran.
I mercati non giudicano le conferenze stampa ma i flussi di denaro. E i flussi di denaro raccontano una storia molto diversa da quella celebrata da Washington.
Teheran mantiene il regime, conserva il controllo delle proprie infrastrutture strategiche, si avvia verso la ripresa delle esportazioni energetiche, beneficia della riapertura di Hormuz e vede profilarsi lo sblocco di fondi e l’allentamento delle sanzioni. In pratica, il paese che avrebbe dovuto uscire ridimensionato si ritrova nelle condizioni di tornare progressivamente nei circuiti economici internazionali.
Gli Stati Uniti, invece, dopo aver sostenuto i costi politici, diplomatici e militari della crisi, faticano a indicare un risultato economico concreto.
L’aspetto più significativo è che il regime dei Pasdaran resta saldamente al proprio posto. Lo stesso Trump ha dichiarato che il cambio di regime non rientrava negli obiettivi americani. Questo significa che la struttura politica, militare ed economica che governa l’Iran non solo sopravvive, ma si prepara a beneficiare della normalizzazione successiva al conflitto.
C’è poi il capitolo israeliano. Con la rinuncia americana a qualsiasi ipotesi di cambio di regime, il peso del contenimento dei Pasdaran viene trasferito quasi interamente su Israele. Washington può dichiarare chiusa la crisi. Gerusalemme dovrà invece continuare a confrontarsi con un avversario che resta intatto nelle sue strutture fondamentali.
Ma il vero capolavoro di Teheran è politico ed economico allo stesso tempo. Il regime potrà raccontare alla propria popolazione di aver resistito agli Stati Uniti, di aver mantenuto il potere e di aver ottenuto, al termine dello scontro, una prospettiva di rilancio economico. Una narrativa che rafforza il consenso interno e consolida ulteriormente il sistema dei Pasdaran.
Alla fine il quadro appare piuttosto chiaro: l’Iran conserva il regime, mantiene le proprie capacità strategiche, si prepara a tornare a commerciare e ne esce con una narrativa trionfale. Israele resta esposto alla minaccia che cercava di neutralizzare. Gli Stati Uniti si ritrovano con una vittoria che, osservata attraverso la lente dell’economia, assomiglia sempre più a una ritirata presentata come un successo.
I risultati, almeno per ora, indicano un solo vincitore : l’Iran che sancisce in parole povere, una delle peggiori sconfitte economico/strategiche USA dal dopoguerra ad oggi.
Come spesso torno a ripetere, Trump è il problema, non la soluzione.
Piero Terracina

Lascia un commento