
L’esame di Maturità non è mai stato un semplice traguardo , un freddo calcolo di nozioni o un adempimento burocratico. Per chi crede nel valore emancipatorio della conoscenza, questa prova rappresenta un vero e proprio rito di passaggio. È il momento esatto in cui lo studente cessa di essere un fruitore passivo del sistema scolastico per trasformarsi in un cittadino consapevole, pronto a prendere in mano il proprio destino e quello della comunità.
La scuola pubblica adempie così al suo compito più alto: restituire alla società un individuo formato, dotato di pensiero critico e orientato al bene comune. Il “prodotto” di questo lungo e faticoso percorso non è un ingranaggio inerte da inserire nelle logiche del mercato, ma una risorsa attiva, una forza vitale per il progresso civile. Del resto, come ci ricordava Filippo Turati: «La scuola è il gran motore del progresso sociale, lo strumento per eccellenza della redenzione umana». L’esame di Stato diventa l’istante in cui i doveri individuali dello studio si tramutano finalmente in responsabilità civiche verso il Paese. La Maturità valuta la capacità di elaborare la complessità del mondo contemporaneo.
Valorizzare questo passaggio e difendere la scuola significa investire nel nostro futuro collettivo. Ricordiamo il monito di Sandro Pertini: «I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo». Gli studenti che oggi affrontano le prove d’esame sono la linfa che restituirà alla comunità etica, competenze e partecipazione. Accompagnarli con rispetto in questo passaggio significa gettare le basi per una società più giusta e libera.
Raffaele Amendola

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