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Lettera a una leader ancora intru(m)ppata

«Probabilmente è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a parlarle. Mi ha implorato di fare una foto con lei, la voleva così tanto. Avrei anche potuto non farla, ma alla fine mi ha fatto pena». È bene tenere a mente le parole con cui Donald Trump ieri mattina, in una telefonata con L’Aria che tira su La7, ha liquidato Giorgia Meloni e il loro incontro a margine del G7 di Evian. Servono di lezione per il futuro politico del nostro presidente del Consiglio, e anche per il suo passato. Cara Meloni, tu lo sai come sono fatti i nazionalisti. Non ti puoi fidare di nessuno di loro se sono appena appena più forti di te. Lo sapevi, o almeno avresti dovuto saperlo. La rincorsa alla foto, alla stretta di mano, alla prefazione del libro non può mai prevalere sull’interesse nazionale – e tantomeno sulla dignità personale. Quando il tuo interlocutore si chiama Trump, ogni concessione si trasforma in sudditanza, ogni gesto di deferenza in materiale da talk show.

di Marco Taradash | 21 Giugno 2026

«Probabilmente è contenta che io le abbia parlato, non ero obbligato a parlarle. Mi ha implorato di fare una foto con lei, la voleva così tanto. Avrei anche potuto non farla, ma alla fine mi ha fatto pena». È bene tenere a mente le parole con cui Donald Trump ieri mattina, in una telefonata con L’Aria che tira su La7, ha liquidato Giorgia Meloni e il loro incontro a margine del G7 di Evian.

Servono di lezione per il futuro politico del nostro presidente del Consiglio, e anche per il suo passato.

Cara Meloni, tu lo sai come sono fatti i nazionalisti. Non ti puoi fidare di nessuno di loro se sono appena appena più forti di te. Lo sapevi, o almeno avresti dovuto saperlo. La rincorsa alla foto, alla stretta di mano, alla prefazione del libro non può mai prevalere sull’interesse nazionale – e tantomeno sulla dignità personale. Quando il tuo interlocutore si chiama Trump, ogni concessione si trasforma in sudditanza, ogni gesto di deferenza in materiale da talk show.

Il tuo rapporto con Trump, che sembrava solidissimo fin da prima del suo ritorno alla Casa Bianca, si era già incrinato quando l’Italia aveva deciso di negare supporto militare agli Stati Uniti. Eppure si continuava a raccontare la storia dell’asse privilegiato, del canale diretto, della Meloni interprete europea di Trump. Oggi quel racconto è sepolto sotto un’unica frase sprezzante.

Eppure hai già dimostrato di cosa sei capace quando hai le idee chiare. Dal giorno dell’invasione russa dell’Ucraina hai espresso piena solidarietà a Zelensky, nonostante qualche recente titubanza e nonostante le pressioni di un elettorato che su quel fronte non ti ha mai seguito volentieri. In quei momenti hai mostrato il profilo di una leader europea alla pari degli altri stati guida. È lì che si intravede qualcosa di più, non nell’inseguimento di un’investitura americana che Trump concede e ritira secondo umore.

Io non ti ho mai votato, né mai voterei una destra come quella che oggi rappresenti. Ma ti conosco dai tempi in cui eri segretaria dei giovani di An, e ho visto nel tempo i tuoi progressi. Non sono trascurabili. Ora sei davanti al tuo Rubicone, e il tuo futuro si decide in questo frangente.

I passi necessari sono difficili ma ineludibili: entrare nel PPE in Europa, rompere con Salvini e lasciarlo alla deriva col suo compare Vannacci, pretendere una Lega guidata da una destra responsabile. Consolida il tuo punto di forza sull’Ucraina, non lasciarti intimidire – anche perché oggi tutto nella politica italiana è in ebollizione – dalle turbe elettorali. Insomma, crescere.

L’alternativa è declinare con la velocità dei tuoi predecessori nelle rapide ascese: Renzi, Grillo, Salvini. Tutti hanno bruciato il loro momento di gloria commettendo con una certa presunzione errori catastrofici o inseguendo una rendita di posizione invece di costruire qualcosa di duraturo. Saprai fare di meglio?

Marco Taradash

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Marco Taradash

Marco Taradash, livornese è un giornalista, liberale di tendenza radicale, già deputato europeo e nazionale coi radicali, poi con Forza Italia, presidente della Commissione Rai dal 1994 al 1996. Fondatore e promotore della Convenzione per la Riforma Liberale (1995) con Giuliano Ferrara, Lucio Colletti, Dario Antiseri, Marcello Pera, Piero Melograni, Giorgio Rebuffa, Raimondo Cubeddu, Gaetano Quagliariello e altri, poi dei Riformatori liberali (2005) con Peppino Calderisi, Benedetto Della Vedova, Emilia Rossi, Carmelo Palma. Promotore di vari referendum, da quello per la depenalizzazione dell’uso personale di droghe proibite (1993) a quello per l’abolizione della quota proporzionale delle legge detta Mattarellum (1999, per l’uninominale secca, insomma). Votò sì alla riforma costituzionale il 4 dicembre 2016. Non condivise poi l’alleanza della Lista Bonino-+Europa col Pd e fondò Centromotore. Partecipò alla successiva nascita del partito +Europa, si candidò alle Europee, sostenne il voto contrario di +Europa al governo giallorosso. Crede alla necessità di una forza liberaldemocratica alternativa al fasciosovranismo e al populismosinistro.

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