Dopo il rinvio a giudizio dell’ex direttore del TG1, Minzolini per “abuso d’ufficio” si prefigurano giornali scritti da “pubblici ufficiali” sottoposti, ovviamente, a rigoroso ordine gerarchico. E le notizie sbagliate costituiranno “falso in atto pubblico”.

Dunque, secondo i magistrati che hanno rinviato a giudizio il direttore del TG1, Minzolini, contestandogli l’abuso di ufficio, per avere sostituito una giornalista alla conduzione del telegiornale, dirigere un telegiornale significa essere un pubblico ufficiale!
E perché mai? Perché la RAI è un’azienda pubblica? Ma è anche una s.p.a ed opera in regime di mercato e concorrenza. E comunque, per fare informazione alla RAI ci vuole il tesserino dell’ordine dei giornalisti come da qualsiasi altra parte. Viene il mal di testa a seguire il filo “in punta di diritto” come direbbero i legulei. Ma non è possibile fare a meno di pensare, con raccapriccio, alle conseguenze e agli sviluppi prossimi venturi, nel caso, poi, si dimostrasse che i magistrati hanno ragione.
Perciò, se il direttore del TG1 è pubblico ufficiale, sono pubblici ufficiali anche i giornalisti che lavorano alla RAI. E le notizie cosa sono, atti pubblici? E le notizie sbagliate (una buona percentuale) e quelle redatte senza scrupolo, senza controllare le fonti come Dio e professione comandano, costituiscono “falso in atto pubblico”?
Insomma, abbiamo tanti dubbi: Il più inquietante, che nei sogni di troppi, la stampa dovrebbe davvero essere in carta bollata e realizzata da “pubblici ufficiali” sottoposti a rigoroso ordine gerarchico.
Poi, abbiamo anche una certezza, ma ancora meno rassicurante: una giustizia con i problemi che ha e che perde tempo a processare Minzolini perché una giornalista soffre di “prolungata assenza dal video”, è una giustizia alla frutta.

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