Pare assodato che il debito pubblico in Italia abbia raggiunto il 134% del Prodotto interno lordo. Questo significa (essendo il debito pubblico all’ultima conta di 2075 miliardi) che il Pil è per il 2013 di 1550 miliardi.
E’ molto difficile estrarre dai giornali cifre affidabili riguardanti l’economia, perché ne girano in tutte le salse. Un po’ meglio va con l’Istat (diceva Luigi Einaudi: bisogna credere ai numeri ufficiali). Comunque, con un po’ di pazienza sono riuscito ad aggiornare alcuni dati. Pare assodato che il debito pubblico in Italia abbia raggiunto il 134% del Prodotto interno lordo. Questo significa (essendo il debito pubblico all’ultima conta di 2075 miliardi) che il Pil è per il 2013 di 1550 miliardi. A fronte di questo dato, la previsione di spesa pubblica nel 2013 risulta essere di 808 miliardi, ovvero il 52% del Pil. La composizione di questa spesa è la seguente: pensioni, 255 miliardi; personale dipendente (che si calcola all’incirca in 3.200.000 unità) 164 miliardi (il che significa un costo medio unitario di 51.000 euro); consumi intermedi, 130 miliardi; spesa sanitaria, 111 miliardi. La differenza per arrivare a 808 sono gli interessi sul debito pari a 84 miliardi, e infine spese varie per 50 miliardi. A fronte della spesa totale di 808 miliardi, le entrate previste per il 2013, sono di 759 miliardi. La differenza fra questa cifra e il totale delle spese è di 49 miliardi, ovvero circa il 3% di deficit rispetto al Pil. Per completare il quadro parliamo di occupazione (con i numeri Istat). Gli occupati a settembre 2013 erano 22.349.000, ovvero il 55,4% della popolazione in età di lavoro. I disoccupati, a settembre 2013 erano 3.194.000, in crescita di 490.000 sull’anno precedente. I disoccupati in età 15/24 anni erano 654.000, pari al 10,9% di quella fascia di età (e non il 40% come si afferma erroneamente nei media). Infine, di recente, è saltata fuori una nuova categoria (non Istat) quella degli “inoccupati”: che non sono disoccupati, in quanto non lavorano e il lavoro non lo cercano (scoraggiati?). A questi si aggiungono quelli che non sono disoccupati ma che potrebbero cercare lavoro a breve termine. In queste due categorie ci sono altri 3 milioni di persone. In tutto, quindi, 6 milioni. Insomma, in questo Paese potrebbero lavorare 28,5 milioni di persone … se ci fosse lavoro.


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