Tutti capiamo che le categorie usate, filosofiche e mentali, sono diverse: la Consulta valuta il giusto diritto, acquisto o meno, la moralità classifica altro.
Che la sentenza della Consulta, sulle pensioni tagliate dal governo Monti, sia stata una batosta per il governo e la finanza pubblica è una verità che si legge sulla faccia dei ministri e dei tecnici, che pensavano di avere persino un tesoretto. All’inizio hanno tentato di minimizzare dicendo che in fondo per 5 o 6 miliardi di euro da ridare non c’erano problemi. Poi hanno fatto meglio i conti e hanno scoperto che i miliardi potevano essere dai dieci ai 16 -forse 17- e quindi sono diventati più prudenti e più seri. Il pianto della Fornero di quella sera di dicembre 2012 fu in qualche maniera profetico. Adesso si stanno un po’ incartando. La Consulta dice che è un diritto dei pensionati ricevere il giusto assegno anche dai 1400 euro in su e invece nel governo c’è chi dice che è immorale per quelli che hanno una soglia superiore, dai tremila o 3500. Tutti capiamo che le categorie usate, filosofiche e mentali, sono diverse: la Consulta valuta il giusto diritto, acquisto o meno, la moralità classifica altro. Che sulle pensioni da anni si giochino partite politiche e sociali che valgono miliardi in manovre e milioni di voti non è un mistero. Il fatto che nessuno ci dica invece, a chiare lettere, che, andando così l’economia del lavoro e della produzione, il sistema pensionistico globale ad un certo punto sarà insostenibile è uno scandalo. Basta fare tre o quattro divisioni e moltiplicazioni e si può calcolare, a fattori attuali, che ad un certo anno il “quanto” contribuito o accantonato sarà inferiore al “quanto” che serve per la previdenza. Non ci vuole un Nobèl della matematica. Bastano verità e buon senso. Adesso si accapigliano, e ne vedremo delle belle, per trovare una soluzione che accontenti la Consulta e non buchi il delicatissimo equilibrio della finanza pubblica. Addirittura c’era chi sperava che molti degli aventi diritto al recupero dei pezzi di pensione non fossero in grado di presentare un supposto ricorso. Pensieri che nemmeno il miglior Machiavelli poteva farsi venire. Tanto che la Consulta ha dovuto precisare: guardate che non devono fare ricorso ma una semplice domanda. Speriamo non costosa. Perché il fatto di dover pagare un atto per ottenere un rimborso per un assegno a cui si aveva diritto sarebbe una operazione tipicamente italica. Ti devo soldi tuoi che ti ho tolto per tre anni, bene mi paghi qualcosa. Ghino di Tacco era uno scherzo. Poi tra mezze verità e rischio bugie si parla pure di rimborsi parziali e comunque a rate. Tra indubbie malcelate verità e tristi bugie sul recupero occupazionale cerchiamo di tirare avanti senza contare davvero che prima o poi quel giorno del giudizio pensionistico arriverà. Scorrendo in giro alcuni dati Istat si scopre che al 2013 c’erano 72 pensionati ogni 100 occupati. Ora saranno tre quarti. Ogni anno le pensioni costano 300 miliardi di euro e sono le più basse d’Europa. Abbiamo economisti e scienziati della previdenza tra i più bravi al mondo. Mettiamoli a studiare una riforma non contabile ma strutturale. Soprattutto va innescata una ripresa vera che produca contributi veri , perché i soli incentivi alla fine non fanno ricchezza. Ma semplice inutile parvenza.

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