Nel tourbillon dei numeri ci sentiamo impotenti
Finalmente al via nuova Agenda della Commissione: via libera all’affondamento dei barconi e aiuti ai paesi di origine. Sembra facile. Ma si ha la sensazione che si chiudano le stalle quando i buoi son già scappati.
L’afflato, in un rigurgito umanitario, pare quello di unirsi senza sperperare risorse mentali emotive economiche e fisiche concentrarci su quello che appare problema umanitario prioritario, per tutti, italiani e stranieri.
Ma non lasciamo che il nostro tallone d’Achille, il buonismo, la faccia da padrone.
E le soluzioni dovrebbero essere individuate da chi fino a oggi ha sottovalutato il problema, non volendo vedere quello che era chiarissimo e trasparente. Facendo lo struzzo e negando l’evidenza , per oltre un ventennio , dai tempi degli albanesi abbarbicati e aggrappolati sulla prima carretta del mare. Ora si stracciano le vesti sugli scafisti assassini come se fossero nati ieri. E li allineano ai terroristi. E parlano di neoschiavismo. Di chi è la colpa? Morì fanciulla e in emergenza non è neppure tanto interessante saperlo.
C’è un grosso business dietro i morti. Come sappiamo, ma non da ieri. Terribile raccogliere bambini morti, dice un militare della marina che a stento trattiene le lacrime.
Facile chiudere gli occhi e accantonare. Premesso che una vita vale esattamente quanto 900 , lo strattone, lo scossone, è stato dato dai numeri, seguiti dai duecento di Rodi e ogni giorno di più. Sono anni . Oggi ci raccontano che quei barconi sono insicuri e inadatti a galleggiare. E allora chi sapeva è il vero colpevole. Quei barconi non devono partire se non altro per questa insicurezza intrinseca. Ma dato che per affondarli prima della partenza si dovrebbe entrare nelle acque terrioriali di un paese straniero, si tratterebbe di dichiarazione di guerra. Grande circolo vizioso. E, comunque con il beneplacito dell’ONU. L’è diura. E lontana. Dopo il tragico incidente non si potrà neppure usare il drone kamikaze dell’aria. E questo è stato il trastullo istituzionale dei giorni passati. Insieme all’altra minaccia matteiana. O si fa l’italicum o si muore. E, guarda caso siamo tutti ancora vivi , come volevasi dimostrare dopo allucinanti giochi delle parti infiniti, chi va chi viene chi resta chi fa finta di andarsene.
Vivi ma non vegeti. Stiamo ancora sbracciandoci nella palude. E anche senza barconi a cui aggrapparsi.
Questi esseri umani con gli occhi spalancati alla speranza emotivamente li accoglieremmo tutti, ma la realtà è un’altra. Non siamo in grado di produrre lavoro, sì, questo è il termine giusto, neppure per gli italiani, e senza lavoro non si mangia, nè noi nè altri Je suis fascist, Je suis raxist et xenofob? Ce ne faremo una ragione, perchè sappiamo di non esserlo.
Persi nelle baruffe demagogiche non ci accorgiamo che i due poli, del respingimento e dell’accoglienza, sono privi di senso . E per citare l’ottimo saggio equilibrato Giacalone, “in Italia c’è un sacco di gente che su quel pendolo si culla, compiacendosi delle cose che dice e alimentando un buonismo e un cattivismo che sono i gemelli dell’inutilità”. Sostiene inolte che L’Africa e il Medio Oriente non sono problemi europei, ma globali. Il Paese che investe di più, in Africa, è la Cina. Zitti zitti i cinesini.. L’infezione italiana non è l’immigrazione, ma la tolleranza della clandestinità, e il regolamento di Dublino ci designa quali depositari di quell’infezione per la quale al momento non esistono terapie adeguate. Va cambiato subito. Anche per chiarire ai trafficanti che mescolare profughi e clandestini non potrà più portare loro profitti lordi di sangue.
A costo di apparire ottusi, fatti salvi gli indispensabili salvataggi in mare e relativa accoglienza con conforto adeguato continuavamo a chiederci perchè gli altri paesi innalzano barriere e srotolano cavalli di frisia , senza che nessuno gridi all’inumanità e alla mancanza di pietas, e noi no.. qualche cent un paio di elicotteri e tre navicelle, questo passa il convento.
Dopo che i migranti insieme a profughi e richiedenti asilo, sono stati adeguatamente identificati e selezionati, termine orribile ma drammaticamente insostituibile, chi rifiuta, una volta arrivato a destinazione in terraferma e dunque salvo , di imprimere le impronte per non essere identificato dovrebbe tornare da dove è venuto. In che modo? Menomale che non spetta a me deciderlo, perchè pare praticamente impossibile in previsione della valanga che ci travolgerà. Così come appare ancor più difficile fare uno screening prima della partenza.
Ma cerchiamo di essere buoni in modo giusto e equilibrato. E razionale. Chè l’emozione e l’emotività fanno fare e dire cose assurde. E si rischia di non poter più accogliere e aiutare nessuno. Nemmeno noi stessi. Certo non è facile perchè le orde saranno dirompenti, e una sorta di filtro andrà pur messo.
Un bambino chiede a un migrante, perchè parti se sai che forse morirai? Per quel forse.
Delle due, l’una: o accogliamo i migranti oppure interveniamo in Libia. E invece l’Europa è rimasta impassibile e incapace di decidere. Europa matrigna monetaria ma non umanitaria.
La tragedia continua nel canale di Sicilia è solo l’ultima colpa di un’Unione che non ha voluto assumersi responsabilità. L’ultima ma non ultima.
Un sondaggio Emg per il TgLa7 di Enrico Mentana, fa volare Matteo 2 e Lega Nord al record del 16% . Al di là di simpatie o antipatie qualcuno afferma che è stato lui a fare naufragare il barcone…. ha osteggiato marenostrum , come se contasse qualcosa, e ha sulla coscienza centinaia di naufraghi. La gente è ben strana.
Gino Strada , al quale tutti riconosciamo l’ encomiabile missione sanitaria, sostiene che se la guerra non viene buttata fuori dalla storia dagli uomini, sarà la guerrra a buttare fuori gli uomini dalla storia. Non fa una piega. Il pensiero è condivisibile e romantico… ma significa porgere l’altra guancia e lasciarsi invadere? Perchè homo homini lupus. Pensavamo di avere debellato le guerre in occidente dopo le varie fasi di guerra fredda, ma evidentemente non si finisce mai, come historia docet. Chi rimane indietro spinge sempre e comunque. e in modo scomposto e non del tutto prevedibile. Anche questo è umano.
Ma se è una nuova forma di schiavismo, come Matteo ha ribadito con forza nel suo discorso alla Camera, qualche settimana, fa i barconi vanno fermati. Insieme agli schiavisti. E, come si diceva, pare che le forze dell’ordine non possano pretendere di identificare chi non vuole esserlo per non so quale aspetto di rispetto dei diritti umani.
Quelle stesse forze dell’ordine che se ti beccano senza patente che l’hai lasciata a casa o con la carta d’identità scaduta, per colpa ma non per dolo, ti trattano quasi come un delinquente. ll problema va considerato su vari fronti. Non sembra che Mogherini sarà all’altezza dell’arduo compito che le è capitato fra capo e collo, fra gli altri di routine, e, allo stato dell’arte checchè ne dica, neppure il Premier . Alle minoranze ha chiesto giustamente di mettere da parte la demagogia e rimboccarsi le maniche. Con l’ipotetica collaborazione attiva e fattiva dell’ UE e sotto l’egida dell’ ONU della quale occorrerebbe il beneplacito per certe operazioni internazionali, belliche o meno. Ma il problema è epocale e globale, dato che se ne prevedono 20 milioni nei prossimi anni. Altra cosa è l’emergenza tragica, per tutti, relativamente alle varie posizioni e ai vari ruoli. Un gran cagnone che si morde la coda. Ma intanto l’Italia è stata lasciata sola ancora una volta a leccarsi le ferite e ad affrontare l’emergenza ormai endemica e cronica.
Ma ecco lo spiraglio, la lucetta in fondo al tunnel. L’Europa s’è desta. Tutti gli Stati membri obbligati ad accoglierli, sì all’asilo politico europeo. E prende vita la bozza della nuova Agenda della Commissione: via libera all’affondamento dei barconi e aiuti ai paesi di origine. Ma, stagliati contro la lucetta del fondo, ecco apparire i nuovi azzuffanti. La zuffa si è allargata dalla decina di leader nostrani ai 28 del vecchio continente. Che hanno preso la cosa mica tanto benino.
Si proporrà anche il contrasto alle attività dei trafficanti nel Mediterraneo, come chiesto dal summit straordinario di aprile. Intercettare i barconi degli scafisti anche in acque territoriali libiche, persino dentro ai porti, sequestrarli prima della partenza ed eventualmente affondarli. Ma non basta. Per dare chance di successo alla missione Bruxelles propone anche un lavoro di stretta condivisione di informazioni tra le intelligence europee. Ecco allora oggi Mogherini a New York per tessere la tela al Consiglio di Sicurezza, vista la necessità di agire all’interno del diritto internazionale. L’Europa, vuole una risoluzione dell’ONU che dia il via libera alla missione entro il summit europeo di giugno per permettere ai leader Ue di lanciarla prima di luglio. Verranno triplicati i soldi per Frontex, nonchè per Triton. E poi ambiziosissima la parte di politica estera, curata direttamente dalla Mogherini, in cui si propone di integrare tutte le politiche europee di settore per ottenere risposte dai paesi di origine e di transito: massima collaborazione dei governi locali per contrastare i trafficanti, e impedire loro di far entrare i migranti in Libia, dove poi spariscono dai radar internazionali fino all’attraversata sulle carrette del mare. Un lavoro che nelle intenzioni di Bruxelles sarà finalizzato nel vertice tra Ue e Africa di ottobre a Malta.
Infine aiuti economici ai paesi di transito per contrastare la povertà, ovvia causa principale insieme a guerre e persecuzioni. Già oggi l’Europa tra aiuti umanitari e altre politiche attive spende circa un miliardo all’anno per l’Africa. A Bruxelles si scommette che se tutto il flusso di spesa verrà indirizzato o condizionato alla lotta all’immigrazione clandestina si potranno ottenere risultati concreti. Per la migrazione legale, quella economica, ritenuta necessaria per contrastare il flusso clandestino dei disperati in cerca di lavoro e per rispondere alle necessità del mercato del lavoro, spunta la Blu Card europea per identificare il genere di specializzazioni, professionalità o mano d’opera sia richiesta in ogni momento in Europa.
Prendiamo esempio dall’Australia, che non pare un paese incivile e irrispettoso dei diritti umani.
http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2015/04/21/l-australie-evite-les-naufrages-de-migrants-a-coup-de-millions-et-de-camps-offshore_4620026_4355770.html
P.S.
Dal 1876 al 1915 furono ben 14 milioni gli italiani che, armati solo di speranza e di una valigia di cartone, lasciarono tutto per cercare fortuna altrove. E se per i primi 10 anni il viaggio era più semplice, perché la destinazione preferita era l’Europa, a partire dal 1886 gli italiani cominciarono a imbarcarsi per raggiungere l’America: nei quarant’anni dell’emigrazione di massa, 7 milioni e 600mila italiani attraversarono l’Atlantico diretti inizialmente in Argentina e poi anche in Brasile e Stati Uniti. I vascelli della morte – La traversata avveniva, se possibile, in condizioni addirittura peggiori di quelle che oggi si riscontrano quotidianamente sulle barchette che partono dalla Libia dirette verso Lampedusa: secondo il Museo nazionale dell’emigrazione italiana, “al trasporto dei migranti sono assegnate le carrette del mare, con in media 23 anni di navigazione. Si tratta di piroscafi in disarmo, chiamati ‘vascelli della morte’, che non potevano contenere più di 700 persone, ma ne caricavano più di 1.000, che partivano senza la certezza di arrivare a destinazione”. Quando anche vi arrivavano, spesso parte della “merce” arrivava ormai senza vita a causa delle pessime condizioni igienico-sanitarie, trasformando la nave in quello che veniva definito “vascello fantasma”: il Museo nazionale dell’emigrazione riporta come sul piroscafo “Città di Torino” nel novembre 1905 ci furono 45 morti su 600 imbarcati; sul “Matteo Brazzo” nel 1884 20 morti di colera su 1.333 passeggeri (la nave venne poi respinta a cannonate a Montevideo per il timore di contagio); sul “Carlo Raggio” 18 morti per fame nel 1888 e 206 morti di malattia nel 1894; sul “Cachar” 34 morti per fame e asfissia nel 1888; sul “Frisia” nel 1889 27 morti per asfissia e più di 300 malati; sul “Parà” nel 1889 34 morti di morbillo; sul “Remo” 96 morti per colera e difterite nel 1893; sull’”Andrea Doria” 159 morti su 1.317 emigranti nel 1894; sul “Vincenzo Florio” 20 morti sempre nel 1894.

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