
Quando cammino per le parti più note di Venezia mi viene una rabbia mista a sconforto che mi indispone. Cado nella retorica del buon tempo antico anche se proprio non lo vorrei.
Per certi versi Venezia, la Venezia più evidente, è davvero orribile.
Tanto è bella e raffinata nelle sue pietre, tanto è volgare e grossolana nelle sue attività immediatamente percepibili. Ad una forma urbana e ad un’architettura antica e stupefacente, è associato un commercio abbruttente e avvilente.
Globalizzazione e spopolamento si sono alleate nel tramutare bellezza in bruttezza.
L’omogeneizzazione dei comportamenti e dei gusti, la prevalenza della quantità sulla qualità, la fusione di cose diverse che creano confusione di esiti, generano e diffondono l’orrendo. Il veicolo di queste disgrazie è il turismo di massa che chiede cose facili, a basso prezzo ma anche “locali” (o ritenute tali).
La paccottiglia di souvenir e di cianfrusaglie fatte in Cina e vendute da bancarelle e negozietti di Bangla Deshi è pervasiva, soffocante e ha sloggiato qualsiasi altra attività “umana”.
La Ruga di Rialto, che mi ricordavo piena di banchi di salumerie, drogherie, spezierie, pollerie, macellai, ecc., ora è completamente occupata da stand di gadget, tutti uguali e tutti orrendi. Ho contato 30 (trenta) stand solo dalla parte sinistra, ce ne saranno almeno 15 dall’altra. I sotoporteghi. che una volta ospitavano mercerie, sartorie, negozi di tessuti, gioiellerie … sono semplicemente chiusi perché lì non passano turisti. Accanto alle centinaia di negozi di souvenir (ma c’è davvero una domanda che sostiene questa immensa offerta?) ci sono decine di negozi di maschere e di vetro “murano”, in realtà cinese. Infine, le diffusissime ciccheterie che offrono “mezzi panini” (infatti sono più tapas che veri cicheti) e che fanno sentire i turisti tanto “veneziani”. Questi ignorantoni bevono spritz all’aperol o vin brulè (visto che si vedono le montagne) anche pasteggiando. Intanto a 10 metri più in là, ma al di fuori dei percorsi dei turisti, tutti i vecchi negozi sono chiusi. In pochi secondi si passa dalla confusione globale alla desertificazione locale.
PS: urge una demassificazione. Il pagamento di un biglietto di entrata in città di almeno 30 euro (l’ha recentemente messo Manchester, che non mi pare sia una capitale del turismo mondiale) e sarebbe anche auspicabile un elementare esame di cultura di base per accedere alla città. Da sempre l’arte e la fruizione della stessa nascono dal felice connubio di soldi e cultura. Elitario? Si. Se Venezia o Firenze o Roma o Napoli non fossero state ricche e colte non sarebbero mai diventate quello che sono.
Francesco Pellizzari

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