
Sono in una stretta calle dalle parti di Ca’ Pesaro. Vedo che lo stemma sopra un cancello di un palazzotto signorile è rovinato, illeggibile come molti ma ha qualcosa di strano. Incuriosito mi avvicino e lo osservo con attenzione. E’ stato appositamente danneggiato, scalpellato da mano umana. Non è certo la prima volta che vedo intenzionali distruzioni di simboli. Generalmente succede per motivi religiosi. Ma qui, per un modesto stemma famigliare perché?
Rimugino sulle mie congetture quando arriva un’anziana signora. Apre il cancello, mi guarda e dice: “Xè stà quel boia de Napoleon.”
“Ah” esclamo fissandola sorpreso per darle un po’ di soddisfazione.
“El voeva sbregar tuti i stemmi dei nobili.”
Da quel giorno ho osservato gli stemmi sui portoni. Effettivamente ne ho trovato più di uno cancellato. In alcuni casi i proprietari dei palazzi hanno ristrutturato e rimesso in sesto le facciate ma hanno lasciato evidenti i danni provocati alle loro insegne dai francesi.

Napoleone, dopo più di 200 anni, è ancora odiato a Venezia, almeno dai veneziani che conoscono la storia. Lui ha cancellato con un colpo di mano 1600 anni di indipendenza, ha bruciato il Bucintoro, il massimo simbolo del potere di Venezia, ha portato via i 4 cavalli di bronzo della basilica (che peraltro i veneziani avevano rubato a Costantinopoli …), ha spogliato la città di migliaia di opere d’arte (wikipedia dice 30.000) portandole a Parigi o spostandole a Milano. Ha mortificato l’anima della città vietando il carnevale, chiudendo le millenarie scuole, distruggendo chiese, monasteri e istituzioni di carità.
Stimolato dall’odio dell’anziana signora, ho fatto indagini presso diverse librerie in cerca di maggiori documentazioni. Dalla Caduta della Repubblica (1797) al 1830 c’è poco. Presso un piccolo editore veneziano (Filippi) ho solo trovato un libro che documenta una ad una le rapine fatte a chiese, monasteri e scuole.

D’altra parte, come avrebbe potuto un rivoluzionario apprezzare una Repubblica gestita da un’aristocrazia mummificata che faceva dell’edonismo e della leggerezza la sua religione? La città era abitata da cicisbei, femminielli, matrone e amanti di ogni specie, vestiti (maschi e femmine) di pizzi e merletti coloratissimi. La Francia aveva prodotto con Napoleone il nuovo e Venezia con Casanova perpetuava l’antico e il patetico fino al limite del ridicolo.
Venezia passò più volte a francesi e austriaci. Il ventennio 1797-1815 fu un periodo terribile che depredò e sconvolse la città. Venezia cadde in una triste prostrazione che poi è proseguita con gli austriaci (perbenisti, tradizionalisti, puritani cioè l’opposto dello spirito della Serenissima) fino al 1866 e con i governi dell’Italietta.
Fortunatamente Napoleone durò poco e consentì il recupero di un certo numero di opere d’arte (tra cui i 4 cavalli) grazie soprattutto ad Antonio Canova (nato “serenissimo” vicino a Treviso e morto “austriaco” a Venezia), artista autorevolissimo e grande difensore dell’arte italiana. Nonostante questo Venezia e l’Italia intera ingrassarono abbondantemente il Louvre che di fatto è un magazzino di furti.
Alcuni anni fa, l’allora direttore dei musei civici veneziani – Romanelli, uomo coltissimo – propose di collocare in luoghi pubblici più consoni al loro valore artistico, diverse statue di Napoleone fino allora tenute nelle cantine del Museo Correr. Contro questa proposta ci fu una sollevazione popolare. Le statue rimasero e sono tuttora nei sottoscala del museo Correr.
Che differenza con Milano che invece adora Napoleone. Contraccambiata. Milano è un tripudio napoleonico: Via Montenapoleone, Foro Bonaparte, Corso Sempione (disegnato nella direzione Milano-Parigi), l’Arco della Pace con i Cavalli in cima che guardavano Parigi (successivamente Radetzky li fece voltare verso il centro) e la sua statua nuda di Marte Pacificatore (ossimoro) fatta dal Canova che ancora domina il cortile dell’Accademia di Brera. Il milanese più milanese di tutti, quello con la emme maiuscola (Manzoni) scrisse Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore “orba di tanto spiro.”
Anche Milano deve molto al serenissimo Canova. Ad esempio, recuperò tutti i 509 fogli di cui è composto il cartone della Scuola di Atene (Roma) di Raffaello che è ora magnificamente esposto all’Ambrosiana.
PS. Il Congresso di Vienna ripristinò tutti i confini europei ante Napoleone con una sola eccezione: Venezia.
La repubblica non ebbe la sua Pasqua di Resurrezione, rimase preda dell’impero asburgico accelerando quel processo di “perdita di sé” che oggi è allo stato terminale.
Francesco Pellizzari


Lascia un commento