
La sorpresa, venerdì scorso, è venuta dal discorso di Jerome Powell che è intervenuto a gamba tesa su mercati che erano in pieno appetito al rischio, facendo invertire la rotta a Wall Street, che ha chiudo in rosso. Powell ha dichiarato che l’inflazione è ancora abbondantemente al di sopra degli obiettivi della Fed, e il raggiungimento sostenibile della stabilità dei prezzi dipende da un sistema finanziario stabile. Pertanto la Fed potrebbe non riuscire a proseguire nella propria corsa al rialzo dei tassi, in ragione di un sistema bancario che ha condizioni di credito che potrebbero rivelarsi eccessivamente restrittive. Contemporaneamente il Governatore ha detto che per far scendere l’inflazione ci vorrà tempo e si è detto preoccupato per gli effetti ritardati dell’inasprimento del costo del denaro. Questa parole sono state giudicate negativamente dai mercati in ragione del fatto che la Fed sembra trovarsi stretta in una morsa, tra inflazione ancora forte e sistema bancario che sembrerebbe far fatica a tollerare ulteriori aumenti del costo del denaro. oltre ad una economia che Powell vorrebbe chiaramente veder rallentare ed invece tutto sommato tiene. Insomma, si rischia di entrare in un vicolo cieco, dove solo le banche per ora, soffrono il rialzo dei tassi, mentre l’economia tiene. Oltre a questo c’è ancora in ballo la questione del tetto del debito, che ancora non ha trovato una soluzione anche se l’accordo è possibile che arrivi prima dell’inizio di giugno. Sui mercati l’aumento del risk off ha fatto perdere quota al dollaro, a dimostrazione che non è da considerarsi valuta rifugio ora, e sono risaliti Jpy e in parte franco svizzero. La correlazione come già ribadito settimana scorsa, vede ora il risk con borse che salgono insieme al dollaro, mentre il risk off è associato a movimenti opposti, il contrario di quanto visto da ottobre 2022 ad aprile scorso. Quanto durerà ? Dipende ovviamente dalla politica della Fed e dalle preoccupazione verso il sistema bancario, ancora non cancellate.
VALUTE.
Sui cambi dopo le parole di Powell, EurUsd è schizzato a 1.0820 da 1.0750 mentre la sterlina ha recuperato una cinquantina di pips tornando sopra 1.2440. Movimenti analoghi per le oceaniche mentre il UsdJpy ha perso circa 70 pips facendo registrare una chiusura sotto quota 138.00. Cosa pensare ora sui cambi ? A nostro avviso, la tendenza naturale per ora, resta quella correttiva pro dollaro con borse che tengono, ma ovviamente qualsiasi notizia che possa far pensare ad un aumento del risk off, sia esso legato ad una recessione Usa, oppure alla mancata soluzione dell’accordo sul tetto del debito, o ancora qualche ulteriore fusione bancaria a causa delle difficoltà del sistema, potrebbe cambiare questo scenario e riproporre borse in calo oltre al dollaro in ribasso.
POSIZIONI SUI FUTURE (COT).
Sorprende ancora, a martedì scorso, il numero delle posizioni long Euro, pari a 190.000 contratti long, oltre 22 miliardi di Euro in un mercato che rappresenta il 5% 6% per cento dei volumi totali (per cui oltre 400 miliardi di euro long si stimerebbero sul mercato spot). Posizioni short Jpy per circa 8 miliardi di dollari. Posizioni short ma irrilevanti sul franco svizzero (-1.859 contratti da 125.000). e infine posizioni neutre sulla sterlina e short di 42.000 contratti sul dollaro canadese.
SETTIMANA ENTRANTE.
Tema chiave il tetto del debito, con i colloqui che proseguiranno durante tutta questa ottava, ma attesa ugualmente per i verbali del Fomc. Sul fronte dati usa, reddito e spese personali, la seconda stima del Pil e Pce, ovvero i price consumer expenditure, da sempre considerati la vera misura per l’inflazione. Andremo ancora avanti con i profitti aziendali, gli ordini di beni durevoli e i Pmi servizi. Riguardo agli altri paesi, Pmi per Uk, Unione Europea, e Australia. Infine occhio ai dati sull’inflazione inglese e decisioni sui tassi per Cina, Nuova Zelanda e Turchia. Tanta carne al fuoco e il solito dilemma tra appetito e avversione al rischio.
Saverio Berlinzani

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