Quei gelidi, lunghi silenzi della notte
sono la traccia crudele che hai lasciato nei miei occhi stanchi.
(Elisabetta Malantrucco)
La vita è piena di motivazioni. Poi
qualcosa si siede dentro te e illividisce i contorni.
(Carmela Panariello Franchini)
Non ti ingoio ti tengo stretto in gola.
A doppio nodo. Per te sarò fuoco di argilla. Mio amore .
(Manuela Agostinelli)
Si piagavano a cumuli i pensieri.
Mi sgranavi forte tra le dita come un’alba. Livida.
(Manuela Agostinelli)
Riflessa in quello specchio mi odiavo.
Volevo indietro quella pancia, rotonda, amata, svanita.
(Erica Liffredo)
la rubrica è da un’idea e a cura di franchini
www.franchiniscripsit.it franchini@franchiniscripsit.it
I landai nascono come forma di comunicazione segreta, sussurrata.
Lamento antico e popolare delle donne per trasmettere il dolore per angherie e suprusi sofferti.
Con una struttura poetica semplice, di distico di 13 e 19 sillabe (anche non rigidamente).
Landai trasformatisi, poi, in strumento di denuncia – potente, immediato, comprensibile – delle violenze e delle oppressioni pepetrate nei confronti di minoranze e di deboli, di dimenticati.
Ma, i landai riscattanno gli abbandoni a volte levandosi come canto di gioia, di esaltazione di affetti e di emozioni umanissime.
Partecipano e pubblicano: Manuela Agostinelli, Ambrosia J. S. Imbornone, Séverine Jouve (Francia), Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini
© Manuela Agostinelli, Ambrosia J. S. Imbornone, Séverine Jouve, Erica Liffredo, Elisabetta Malantrucco, Stefania Musicò, Carmela Panariello Franchini
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