Il caso Visco-Speciale ha avuto pesanti ripercussioni nella mia vita familiare. Ho un figlio di sedici anni che ieri sera si stava tranquillamente guardando la partita della nazionale. Io invece, per una grave forma di masochismo che mi perseguita da molti, troppi, anni, facevo zapping tra il calcio e la diretta al Senato con le dichiarazioni del ministro Padoa Schioppa. Il ministro avanzava nel suo discorso e dentro di me montava prepotente un malessere sempre maggiore, dallo stomaco alle giunture. Non riuscivo a stare fermo, fumavo come una ciminiera fino a che sono sbottato. Mi sono precipitato nell’altra stanza dove il ragazzo, ignaro e incolpevole, si godeva le prodezze di Quagliarella e ho cominciato ad apostrofarlo:
“Devi assolutamente ascoltarmi con attenzione. E’ in gioco il tuo futuro. Bisogna che ti metta in testa di impegnarti maggiormente nello studio. Soprattutto devi imparare benissimo l’inglese e almeno un’altra lingua straniera, magari il cinese anche se capisco che è difficile. Hai tre anni di tempo ancora per farti una solida base, dopo di che, presa la maturità, levati dalle palle da questo Paese. Farò quanto mi è possibile per darti una mano, ma l’importante è che ti renda conto che in Italia non ci sono più speranze. Ho appena sentito parlare un signore, professore universitario, insigne economista che ha ricoperto importantissime cariche in organismi anche internazionali e attualmente ministro dell’Economia di questo governo. Ebbene, non credevo fosse possibile che un tale personaggio potesse toccare i vertici della fellonia e della spudoratezza, tanto più in una sede istituzionale quale quella del Senato della Repubblica. E’ stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso del mio disgusto per una nazione che ormai non ha futuro. Un governo che è un circo Barnum guidato da un apprendista fattucchiere, un’opposizione ondivaga tra l’opportunismo e il velleitarismo, una magistratura dedita alle campagne mediatiche, meglio se condite con abbondanti dosi di sesso e glamour, una scuola che ha perso persino il rispetto di se stessa, una classe imprenditoriale, almeno nella sua rappresentanza, affetta da una presunzione pari solo alla sua inconsistenza fattuale, una stampa servile. Tutte queste componenti hanno un punto in comune: l’autoreferenzialità. Sono capaci solo di parlarsi addosso. Per questo ti ripeto: vattene appena puoi e costruisciti la tua vita altrove!”
Al termine di questa sparata, ho visto mio figlio che mi guardava allibito, indeciso se mandarmi a quel paese o chiamare il 118. Poi, dato che nonostante l’età è un ragazzo alquanto posato, mi ha detto: “Hai ragione babbo, ma ora finiamo di vedere la partita che si sta vincendo 2 a 0”. Mi sono seduto accanto a lui e mi sono accorto che ogni tanto mi osservava di sottecchi, con lo sguardo un po’ preoccupato. Come dargli torto dopo una scena del genere. Mi sono un po’ vergognato e mi sono anche chiesto: se in futuro dovesse ricapitarmi un simile attacco, posso chiedere il risarcimento per danno esistenziale? E a chi?
Pio Borri

Lascia un commento