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Vannacci vestito da gladiatore? Che brutta fine

Sulla rete circola il video del generale Vannacci, con le vesta di gladiatore che richiama un famoso film, prodotto con l’intelligenza artificiale. Addirittura, appare Giorgia Meloni, con preziose vesti di regina romana, che gli porge un fascio littorio, con il quale poi Vannacci si fa acclamare dalla folla adorante. In un angolo, la segretaria del Pd e il leader del M5S insieme legati con robuste corde ad una colonna in attesa della fine. Al di là del cattivo gusto, del richiamo costante al ‘fascio’ che tanto piace alle sporche dozzine al seguito del comandante, fatta luce anche sulla falsità del video, che non è frutto di un qualche genio del basso popolo ma di professionista al servizio, il gioco del gladiatore forse non giova al nostro ultimo condottiero.

di Nico Perrone | 21 Luglio 2026

Sulla rete circola il video del generale Vannacci, con le vesta di gladiatore che richiama un famoso film, prodotto con l’intelligenza artificiale. Addirittura, appare Giorgia Meloni, con preziose vesti di regina romana, che gli porge un fascio littorio, con il quale poi Vannacci si fa acclamare dalla folla adorante. In un angolo, la segretaria del Pd e il leader del M5S insieme legati con robuste corde ad una colonna in attesa della fine. Al di là del cattivo gusto, del richiamo costante al ‘fascio’ che tanto piace alle sporche dozzine al seguito del comandante, fatta luce anche sulla falsità del video, che non è frutto di un qualche genio del basso popolo ma di professionista al servizio, il gioco del gladiatore forse non giova al nostro ultimo condottiero. Perché al di là delle emozioni suscitate da questo o quel film, la storia, quella vera non quella degli ignoranti, quando si è soffermata sui veri gladiatori non ha potuto che registrare la loro brutta fine.

E basta fare una qualche ricerca in rete per averne conferma. Il più famoso, Spartaco (Spartacus). Gladiatore di origine tracia della scuola di Lentulo Batiato a Capua. Nel 73 a.C. guidò la più grande rivolta di schiavi della storia romana (la Terza Guerra Servile), mettendo in ginocchio diverse legioni romane. Alla fine morì in battaglia nel 71 a.C. sul fiume Sele contro le truppe di Marco Licinio Crasso. Il suo corpo non fu mai ritrovato, e oltre 6.000 dei suoi compagni catturati furono crocifissi lungo la Via Appia, da Capua a Roma, come avvertimento per future ribellioni. Poi c’è Crixo (Crixus). Gladiatore gallico e uno dei principali luogotenenti di Spartaco. Combatté al fianco di Spartaco fino a quando decise di separarsi dal gruppo principale per saccheggiare l’Italia meridionale. Nel 72 a.C. fu sorpreso e sconfitto dalle legioni romane guidate dal console Lucio Gellio Publicola nella battaglia del Gargano. Crixo morì in combattimento insieme a circa ventimila dei suoi uomini. Per vendicarlo, Spartaco organizzerà giochi gladiatori usando come combattenti 300 prigionieri di guerra romani. Enomao (Oenomaus): anche lui gladiatore gallico, contribuì alle prime decisive vittorie dei ribelli di Spartaco contro le milizie romane inviate a soffocare la fuga dal Vesuvio. Morì giovanissimo nelle primissime fasi della rivolta (intorno al 73-72 a.C.), cadendo in uno dei primi scontri diretti con le forze romane. C’è traccia anche di Flamma, gladiatore di origine siriana, appartenente alla classe dei secutores. È famoso per aver rifiutato la libertà (il rudis, la spada di legno simbolo di congedo) per ben quattro volte, preferendo continuare a combattere nell’arena per fame di gloria. Su 34 combattimenti disputati, ne vinse 21, ne pareggiò 9 e fu graziato 4 volte. Alla fine morì nell’arena all’età di 30 anni. Poi arriva la coppia, Prisco e Vero (Priscus & Verus), due dei gladiatori più famosi del I secolo d.C. Sono celebri per il loro epico combattimento durante l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio (il Colosseo) nell’80 d.C., immortalato dal poeta Marziale. Combatterono per ore fino allo sfinimento senza che nessuno dei due cedesse. L’imperatore Tito concedette a entrambi la vittoria e il rudis (la libertà). Sebbene non morirono in quel combattimento, la speranza di vita per gli ex-gladiatori rimase quasi sempre brevissima a causa delle ferite riportate durante la carriera e delle precarie condizioni sociali. Poi c’ è il grande truffatore, Commodo, imperatore romano (161-192 d.C.) ossessionato dai giochi gladiatori. Amava scendere personalmente nell’arena in combattimenti truccati o svantaggiosi per gli avversari per farsi acclamare come un Ercole redivivo. Il suo comportamento scandaloso e la sua tirannia portarono a una congiura di palazzo: il 31 dicembre 192 d.C. fu prima avvelenato e poi strangolato nel bagno dal lottatore/gladiatore Narciso. Se la storia insegnasse qualcosa, ecco non insisterei troppo sulle gesta da gladiatore.

Nico Perrone

(direttore responsabile Agenzia Dire.it)

Pubblicato in : Editoriale

Info Nico Perrone

Nico Perrone è il direttore dell'”Agenzia Dire”. Perrone, nato 64 anni fa a San Benedetto del Tronto, nel 1988 è tra i fondatori dell’agenzia Dire, di cui è stato il primo praticante giornalista. Da cronista parlamentare segue la politica nei vari ‘Palazzi’ fino al 1994, quando si trasferisce a Bologna per lanciare ‘Dire Emilia-Romagna’ come capo della redazione. Nel 2000 accetta la proposta di far nascere e di dirigere il nuovo quotidiano cittadino ‘Il Domani di Bologna’, allegato al quotidiano nazionale La Stampa. Nel 2006 il direttore della Dire, Giuseppe Pace, lo richiama a Roma per guidare il servizio Politico parlamentare affidandogli la vicedirezione della Agenzia.

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