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Vannacci sfida Meloni sulla “vera destra”

La concorrenza sulla “vera destra” diventa accesa. Meloni e Salvini devono fare i conti anche con Futuro Nazionale, il nuovo partito annunciato da Roberto Vannacci. «La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte» dice l’ex generale della Folgore lasciando il Carroccio di Salvini.
Non è lui il “traditore” ma Salvini perché il fondatore di Futuro Nazionale è l’alfiere della “vera” destra. Egli non rinuncia all’identità «per un compromesso o un inciucio» come quello di votare gli invii di armi all’Ucraina o di mantenere la legge Fornero sulle pensioni invece di smantellarla.
Su quali siano le radici della “vera destra” Vannacci non fa mistero: esalta la Decima Mas, il corpo militare scelto della Repubblica di Salò e svela la sua stima per Benito Mussolini definito «uno statista» due anni fa.

di Rodolfo Ruocco | 15 Febbraio 2026

La concorrenza sulla “vera destra” diventa accesa. Meloni e Salvini devono fare i conti anche con Futuro Nazionale, il nuovo partito annunciato da Roberto Vannacci.  «La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte» dice l’ex generale della Folgore lasciando il Carroccio di Salvini.
Non è lui il “traditore” ma Salvini perché il fondatore di Futuro Nazionale è l’alfiere della “vera” destra. Egli non rinuncia all’identità «per un compromesso o un inciucio» come quello di votare gli invii di armi all’Ucraina o di mantenere la legge Fornero sulle pensioni invece di smantellarla.
Su quali siano le radici della “vera destra” Vannacci non fa mistero: esalta la Decima Mas, il corpo militare scelto della Repubblica di Salò e svela la sua stima per Benito Mussolini definito «uno statista» due anni fa.
Incita: «Chi mi ama, mi segua». Dove? Verso le elezioni, soprattutto quelle politiche del 2027. La scommessa è di battere la “destra moderata”. Spera di convincere il deluso di destra rifugiatosi nell’astensione. Spera che «torni a votare» ovviamente per Futuro Nazionale, il suo nuovo partito.
La sfida di Vannacci fa paura a Matteo Salvini, che ha corteggiato l’ex generale dei paracadutisti fino a farlo eleggere eurodeputato e vice segretario della Lega. Tuttavia l’operazione non è stata fortunata perché il Carroccio ha continuato a perdere voti ed è stato superato perfino da Forza Italia, alleata centrista di governo. Non solo. La Lega è in rivolta contro la fallimentare operazione Vannacci finita con una mircoscissione. Luca Zaia, da sempre critico, contrappone la Lega, “destra liberale”, a Futuro Nazionale, “destra liberticida”.
La sfida elettorale di Vannacci fa paura a Giorgia Meloni, oltre che a Salvini. La presidente del Consiglio evita di parlare della scissione dell’ex generale dalla Lega che potrebbe rompere anche l’unità della coalizione meloniana di destra-centro. Fratelli d’Italia, il partito di Meloni, è una forza post fascista convertita alla destra democratica ma al suo interno restano forti grumi nostalgici.
Lo stesso discorso vale per l’elettorato di destra, in testa quello astensionista. Giorgia Meloni non vuole passare per moderata e regalare la patente di “vera destra” a Vannacci. Così opera sul campo, sui contenuti, cominciando dal tema della sicurezza pubblica cara alla destra. Vara l’ennesimo pacchetto sicurezza, il terzo decreto sicurezza del suo governo, dopo le manifestazioni e gli scontri di Torino. Il decreto sulla sicurezza è «un approccio più duro» per difendere i cittadini dalle violenze, sostiene. Si dice «indignata» per la scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino. Non si tratta di «ragazzini che vogliono fare un po’ casino» ma persone «organizzate» che «agiscono contro lo Stato».
La storia si ripete con gli scontri durante le Olimpiadi Invernali Milano Cortina. Attacca «i nemici dell’Italia e degli italiani, che manifestano contro le Olimpiadi». Dà la sua solidarietà alle forze dell’ordine e ai cittadini di Milano per le violenze «di queste bande di delinquenti».
È un linguaggio durissimo. È aperta la contesa sulla “vera destra”, ossia l’estrema destra autoritaria che finora non ha avuto fortuna elettorale. Si saprà nelle elezioni politiche dell’anno prossimo come si concluderà e chi sarà il vincitore. Per ora Vannacci si barcamena: alla Camera i suoi tre deputati dicono sì alla fiducia al governo Meloni e no al decreto per inviare armi all’Ucraina. I sondaggi danno circa il 3% dei voti a Futuro Nazionale ma se nelle urne dovesse imporsi cambierebbe non solo il volto della destra ma potrebbe mutare l’intero quadro politico. Sarebbe difficile per i centristi di Forza Italia accettare una presenza nella coalizione della “vera destra” di Vannacci. Come contraccolpo sarebbe possibile perfino un rimescolamento di carte tra Pd e Forza Italia.

Rodolfo Ruocco

Pubblicato in : Editoriale

Info Rodolfo Ruocco

Rodolfo Ruocco, classe 1954, giornalista professionista. Ha lavorato prima come redattore economico-sindacale e poi come giornalista parlamentare all’”Avanti!”, al “Il Giorno”, al Tg2, a Televideo Rai e a Rainews24. Ora è impegnato nella confezione della pubblicazione digitale “Sfoglia Roma” che ha creato nel 2017 assieme a un collega.

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