Il “Rapporto nazionale sulle strategie per la protezione e l’inclusione sociale” stilato nel 2006 dal Ministero della Solidarietà Sociale rivela che «l’Italia è tra i paesi a più alta incidenza di povertà relativa e a più alta disuguaglianza nell’ambito dell’Unione Europea», e che il tasso di attività (occupazione), condizione necessaria per uscire da una situazione di povertà, è «tra i più bassi della UE (al 62,5% contro una media comunitaria superiore al 70%)». Inoltre, pur avendo un lavoro, molte persone (uno su quattro) rimangono sotto la soglia. I dati si fanno più gravi quando si parla del Mezzogiorno, dove il tasso di povertà regionale è quasi cinque volte il livello del Centro-Nord. Ne risulta che il 13,1% (dati ISTAT 2005 ) degli italiani vive in povertà. E a questa condizione spesso seguono disagio, solitudine, esclusione sociale, specie in una società consumistica e superficiale.
La lotta alla povertà si può delegare alla politica, con le sue manovre finanziarie o i programmi di azione nazionale (il che del resto presupporrebbe una certa influenza sulle istituzioni, irraggiungibili per la maggior parte dei cittadini); oppure si può intraprendere percorrendo un’altra strada, quella dell’impegno solidale. Sono molte le organizzazioni che si adoperano per creare intorno alle persone in difficoltà un terreno fertile dove coltivare il proprio benessere. Nella costellazione di queste organizzazioni religiose e laiche brilla la luce della Caritas.
(Dal regolamento della Caritas diocesana di Genova, art.1): «La Caritas Diocesana è l’organismo pastorale istituito dall’Arcivescovo al fine di promuovere, in collaborazione con altri organismi ecclesiali, la testimonianza della carità per attuare le esigenze del vangelo, (…) in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica». Arcivescovo, organismi ecclesiali, vangelo… istituti che alcuni di noi rifiutano a prescindere, o verso i quali (e qui mi comprendo) si tende spesso ad avere un pregiudizio. Ma rimandiamo a dopo il discorso.
Tra le iniziative promosse dalla Caritas, particolarmente degno di attenzione è un progetto nato dalla collaborazione con la Famiglia Vincenziana, la Fondazione Auxilium, la Fondazione Antiusura S. Maria del Soccorso (FAU) e la Commissione Emergenze Famiglia (CEF). Grazie all’impegno delle persone coinvolte in questo progetto, decine di uomini e donne che vivevano prima in situazioni difficili, adesso conducono una vita migliore. Il nome del progetto è:
“Camminiamo Insieme (Adozione a vicinanza)”.
Come funziona il progetto: nel momento in cui la diocesi viene a conoscenza di una situazione di difficoltà, che sia economica o relazionale, si crea un piano e si prefissa uno scopo: il miglioramento delle condizioni di vita della persona (o famiglia). Per raggiungere questo scopo si cerca un”adottante economico” ed un “adottante relazionale”. Il primo offre un aiuto in denaro, il secondo un impegno più umano, che può consistere nel tenere compagnia alla persona, o nell’aiutarla a fare la spesa, nel darle insomma gli strumenti minimi per una vita comune. Finora (il progetto è attivo dal febbraio 2004) sono state prese in considerazione 82 richieste di adozione.
Il caso particolare: nel novembre del 2005 è giunta all’attenzione della Caritas di Genova la situazione di Angela, giovane immigrata che da 7 anni in Italia si arrangiava lavorando senza garanzie sindacali. A causa di un problema fisico Angela aveva subito un intervento chirurgico che la costringeva a letto per molto tempo. In questo modo non poteva lavorare e mantenersi, la sua situazione stava precipitando. Ricevuta la segnalazione, si è subito iniziato a cercare le figure adottive, e in breve tempo tutto un quartiere, sensibile ai problemi della giovane, si è mobilitato per aiutarla durante il periodo di convalescenza. Chi economicamente, pagandole una bolletta o parte dell’affitto, chi umanamente, facendo per lei la spesa o standole accanto durante il giorno, una moltitudine di persone ha creato un efficiente sistema di assistenza intorno alla ragazza. Tornata in salute, Angela ha ripreso a lavorare.
E riprendo il discorso precedente: se le istituzioni ecclesiastiche, la religione che predicano, le loro contraddizioni, l’invadenza nelle decisioni politiche e gli altri aspetti negativi sono facilmente (e necessariamente) criticabili, allo stesso modo sono lodevoli le iniziative positive da queste promosse, l’impegno reale che gravita intorno a valori come, appunto, lo “sviluppo integrale dell’uomo”, la “giustizia sociale”, “la pace” e l’ “attenzione agli ultimi”. Nella sua prima enciclica “Deus caritas est”, Papa Benedetto XVI scrive: «All’interno della comunità dei credenti non deve esservi una forma di povertà tale che a qualcuno siano negati i beni necessari per una vita dignitosa». Dei “credenti”… Che invidia. Viene voglia di credere per poter fare parte di quella comunità esclusiva, si tende l’orecchio, si strizzano gli occhi, ma… Nessuno sta chiamando. O forse sì, forse qualche umile, semplice uomo.
– Chi volesse maggiori informazioni su Caritas e le organizzazioni che collaborano con essa visiti il sito www.caritasitaliana.it
– Per conoscere di più a proposito del progetto “Camminiamo Insieme (Adozione a vicinanza)” si consulti l’indirizzo www.caritasgenova.it/Adozioni%20a%20vicinanza.htm
Un ringraziamento alla segreteria della Caritas di Genova e in particolare a Monica Boccardo.

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