In Val di Susa rischia di finire la via per l’alternativa a Berlusconi che le elezioni amministrative di poche settimane fa ed i referendum avevano lasciato intravedere. O forse le violenze contro la TAV sono l’occasione per un chiarimento di strategie e di programmi. Tutto dipende dalla capacità del PD di compiere con determinazione scelte che alcuni esponenti del partito (Chiamparino, Fassino) hanno già compiuto con chiarezza. Purtroppo al momento la situazione è confusa. Le violenze di una parte dei manifestanti contro l’alta velocità della Torino-Lione, non sono condannate da tutto il partito. E fra gli alleati del PD, né Vendola né Di Pietro sembrano voler vestire l’abito della fermezza contro i violenti. L’unico ad essersi pronunciato con chiarezza è stato il segretario del Psi, Riccardo Nencini: “Ognuno – ha dichiarato- deve essere libero di poter manifestare il proprio dissenso con una protesta civile, ma questi continui episodi di violenza dovrebbero essere duramente condannati da tutte le forze politiche, non certamente attizzati come qualche irresponsabile continua a fare’. “Un ulteriore danno alla democrazia-continua Nencini- testimoniato anche dal fatto che c’è una sinistra che difende questi episodi di violenza contro le forze dell’ordine a cui va tutta la nostra solidarietà’. ‘Una sinistra così -conclude il Segretario del Psi- non può pensare di governare il Paese’. Giusto. Ma, allora, l’alternativa a Berlusconi comprende o no Vendola e Di Pietro? Non sciogliere il nodo potrebbe rendere l’alternativa non credibile.
VAL DI SUSA: LA SINISTRA PUO’ STARE CON I VIOLENTI?
Le violenze di una parte dei manifestanti contro l’alta velocità della Torino-Lione, non sono condannate da tutto il PD. E fra gli alleati del PD, né Vendola né Di Pietro sembrano voler vestire l’abito della fermezza.

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