Non sarebbero mai dovuti rientrare, ma, tant’è: l’Italia confermò di essere Paese incoerente e assai poco democratico e così, unite Cdl e Ulivo (come sempre del resto), nel 2002, abrogarono il primo ed il secondo comma della XII disposizione della Costituente Repubblicana, che vietavano rispettivamente l’esercizio dei diritti politici ai membri ed ai discendenti di Casa Savoia, nonché l’ingresso ed il soggiorno in Italia ai discendenti maschi della famiglia.
Oggi i Savoia, non paghi, chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto, oltre agli interessi sulle somme richieste, nonché la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana.
Definire “nobile”, poi, casa Savoia, appare un eufemismo.
Già nel Risorgimento, se non vi fosse stata alcuna pressione da parte della borghesia illuminata, dei mazziniani, dei garibaldini e dei massoni, Casa Savoia non avrebbe mosso un dito per la causa italiana.
Negli anni ’20 del ‘900, poi, Casa Savoia si alleò al nascente fascismo garantendo l’ascesa del Cavalier Benito Mussolini, con il concorso della Chiesa cattolica e della grande industria. Bella roba, bella storia: in barba all’Italia liberale e risorgimentale.
Ricordate poi il caso delle intercettazioni telefoniche di Vittorio Emanuele (Quarto ?), il suo definirsi “cacciatore” (leggi “puttaniere”) e l’affare che lo vide coinvolto per aver ucciso il giovane Dirk Hamer nel 1978 in Corsica e la sua conseguente assoluzione (che anni dopo lo fece dichiarare orgoglioso di aver “fregato” i giudici francesi) ?
Eh, sì, proprio “nobilissimi” questi Savoia che hanno patito “le pene dell’Inferno” nella loro villetta svizzera per tanti anni e che ora ne chiedono risarcimento facendo appello financo alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
La dignità ci impone di rivisitare il risorgimentale ‘”Inno di Gaibaldi” quantomeno canticchiando graziosamente: “Và fuori d’Italia, và fuori ch’è l’ora ! Và fuori d’Italia, và fuori o Savoia !”
Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Onore a Bagatin e alla monarchia che sono riusciti nell’impresa di fare scrivere ben due takes (pezzi) ad Adalberto Scarlino: che invito a non farci sentire troppo a lungo la sua mancanza.
Continuo.Lo stesso Vittorio Emanuele III garantì un buon periodo di regno,dall’inizio del secolo alla grande guerra:le riforme di Giolitti,La cui validità fu riconosciuta,alla fine,anche da critici storici come Gaetano Salvemini;il contributo di un grande massone come Zanardelli,come Giolitti ministro del re.L’intervento determinante dello stesso V. E.III al convegno di Peschiera,risolutore per la salvezza prima e per la vittoria dopo.Per il 1922,poi,è appena il caso di ricordare che per l’ascesa di Mussolini al governo le prime responsabilità furonoq quelle dei partiti:popolari(il veto di don Sturzo a Giolitti,nel quale il re ancora confidava),socialisti,liberali,comunisti anteposero-dispiace riconoscerlo-le loro incomprensioni e le loro divisioni alla esigenza di affrontare la grave crisi che stava spianando la strada al primo governo Mussolini.V. E. III non fu un gran re,ma i nostri partiti non furono certo all’altezza della situazione.E tuttavia,aggiungo,del senno di poi…Umberto II,per finire,non seppe essere un eroe,ma fu un buon principe,un buon re in quel mese di maggio,un italiano nel momento in cui scelse l’ esilio quando i risultati(con relativi primi provati brogli )del referendum avrebbero potuto motivare una resistenza ….al trono.Sarebbe stato uno dei migliori re.TRa l’ altro aveva già capito,con ovvio dispiacere,di che pasta era riuscito il figlio V.E.IV(qui Bagatin ha ragioni da vendere)e aveva messo in atto gli strumenti per evitare la successione.C’è infine da ricordare il “poco se mi considero,molto se mi confronto”,che donna monarchia potrbbe a buon diritto rinfacciare a madama la repubblica.Perchè è vero che ci sono stati presidenti come Luigi Einaudi,Giuseppe Saragat e anche Carlo Azeglio Ciampi,ma capi dello Stato sono stati(mi si passi il bisticcio)anche Giovanni Gronchi e Oscar Luigi Scalfaro,sulla cui rispettiva onestà ecorrettezza politico-costituzionale(ricordate il “non ci sto” e tutto il resto?)non posso pronunciarmi.E ora c’è il”reale presidente”(la definizione,carica di motivato sarcasmo,è dell’emerito Cossiga),il compagno Napolitano,sotto la cui presidenza il Quirinale repubblicano con tinua a costare alle casse dello Stato,cioè a tutti noi,il doppio,o forse più,del Quirinale monarchico e molto,molto dipiù di quanto costino le monarchie europee.Basta,per ora,e grazie achi avrà voluto leggermi,in particolare a Luca Bagatin,che continuerò a se.guire con stima e simpatia
Con tutto il rispetto-e contutta la stima-non sono d’accordo, questa volta, con quanto scrive Luca Bagatin.La XIII disposizione transitoria(sic) della Costituzione era una disposizione illiberale,incivile,inammissibile sotto qualsiasipunto di vista.Nonostante questo è restata in vigore-vergogna(non la sola,purtroppo)dell’ Italia repubblicana-per più di mezzo secolo.I parlamentari liberali-valga per tutti il nome di Aldo Bozzi-ne sollecitarono più volte l’abrogazione.Alla fine la disapprovazione dell’ Europa costrinse anche i nostri politici alla ragione. E mi sembra appena il caso di ricordare,ai lettori di un giornale che si chiama pensalibero,il principio per cui le colpe dei padri non possono e non debbono ricadere sui figli.Quanto alla richiesta di restituzione dei beni”avocati allo Stato”(così recita,con discreta ipocrisia,il terzo comma,non ancora abrogato,della famigerata XIII disposizione),possiamo dire che è inopportuna,ma niente affatto inammissibile,.Altro il discorso sul “risarcimento dei danni morali”;ma anche questo dovrebbe essere affrontato,finalmente oggi,con un minimo di obbiettività storica e non con valutaxzioni settarie.Alla causa italiana i Savoia dettero un contributo importante e determinante,da Carlo Alberto a Vittorio Emanuele II.Ricordare e leggere,per credere,se non altro, la storia,l’azione e l.e testimonianze di un massone come Giuseppe Garibaldi.Ora vado a cena e poi continuo!
Sorridere in merito alla richiesta di “danni” da parte dei “savoiardi” è una cosa naturale ,mi sembra. Scontato l’impulso del diniego . E lasciando perdere la questione dell’abolizione della norma transitoria , visto che non si può perder tempo a spiegare cosa possa significare “transitoria”.
Meno naturale ,al limite dell’artifizio , appare lo sforzo continuo di taluno nel non perdere occasione per commistiare nella reprimenda tutto e tutti , coinvolgendo l’universo mondo nel discredito .A vantaggio solo di luminosi esempi di rettitudine e bontà prediletti dallo stesso accusatore . Fa sorridere anche questo atteggiamento.
Per dignità , e coerenza ,insieme al Savoia vedrei bene fuori d’Italia un sacco di gente , a cominciare dai nostri democratici e repubblicani governanti .