La storia è la “vicenda” degli eventi umani. Sono gli esseri umani che fanno la storia ….
“La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perché nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano”. (1)
Nella storia si rivela tutto ciò che è parte della vita dell’uomo che, nonostante i milioni di anni di esistenza su questa terra, mostra comunque sempre le stesse emozioni, gli stessi umori, le stesse sofferenze, gioie, intemperanze, gli stessi gesti, le stesse paure, schizofrenie, manie, gli stessi timori, gli stessi atteggiamenti ….
…. ma, allora, perché stupirci del ripetersi di ciò che è accaduto già? Semplicemente, è la storia che si ripete!
– “Sei un disperato! No, no.”
– “Sei un disperato?”
– “No, non mi sento affatto un disperato”.
– “Sì, d’accordo, non ho una dimora fissa, non ho una famiglia, non ho un reddito, vivo di quello che trovo qua e là, per la strada, nei cassonetti dell’immondizia, qualcuno mi da qualche cent con cui mi compro una birra o una bottiglia di vino, un panino o una mela …. sì, insomma sono un “miserabile” …. sì, come quel tale …. come si chiama …. sì, qualcuno me l’ha detto una volta …. aspetta …. Jean Valjean, mi sembra …. sì, sì, proprio lui. Ma, anche questo Valjean, in fondo, non era un disperato. Lui era semplicemente un uomo in cerca della verità, come quel famoso filosofo …. greco …. come si chiama? Ehm …. Diogene …. sì, ma ce n’erano diversi di questi Diogene, se non ricordo male. Qualcuno me l’ha fatto notare in precedenza. Questo era Diogene di Sinope, se non mi sbaglio …. sì, perbacco! Diogene di Sinope …. ma anche questo era davvero un tipo strano, non sei d’accordo?
– “Probabilmente sì!”
– “Tipo davvero bizzarro questo Diogene di Sinope …. che vestiva un semplice mantello tutto sdrucito, andava scalzo e portava sempre con sé solamente una ciotola con cui soleva abbeverarsi …. e, poi, abitava in una botte, nella quale pare che stesse sempre nudo …. e se andava sempre in giro con quella lanterna a petrolio …. ma chissà, poi, se c’era già il petrolio! O, meglio, il petrolio c’era sicuramente, dal momento che la sua formazione si è realizzata nel corso di milioni di anni; tuttavia, non credo proprio che i greci, a quale tempo, avessero già scoperto le tecnologie idonee ad estrarlo, per cui è probabile che la lanterna funzionasse con qualcosa di diverso …. comunque, bando alle ciance, Diogene di Sinope se ne andava sempre in giro con quella lanterna alla ricerca, dell’uomo, della verità …. così diceva lui”.
– “Sì, è probabile che fosse così!”
– Ma in cosa consisteva questa ricerca dell’uomo? Ma scusa, non era lui stesso un uomo?”
– “Sì, lo era!”
– “Ma, allora, non doveva andare tanto lontano per cercarlo! Bastava che si guardasse allo ….”
– “Sì, è vero, ma lui riteneva che la vita dovesse essere vissuta in modo ‘spartano’, ma non, ovviamente, secondo l’uso degli abitanti della grande rivale di Atene, cioè Sparta, ma nel senso che l’uomo, per vivere, dovesse servirsi solo dell’indispensabile, dell’essenziale, eliminando il superfluo …. sostanzialmente, Diogene di Sinope sosteneva che la vita dovesse essere vissuta e basta, vissuta ‘tout court’ …. e lui rimase sempre fedele a questo stile di vita, tanto ‘è vero che quando lo stesso Alessandro Magno lo incontrò, lo invitò a fargli una qualsiasi richiesta che egli l’avrebbe esaudita …. e, poiché in quel mentre il Sole era alto e il grande Alessandro Magno si era interposto fra Diogene e il Sole, Diogene gli rispose semplicemente di farsi più in là perché gli faceva ombra!”
– “Ma questo Diogene non era miserabile per niente, a dispetto del suo aspetto e del suo stile di vita. Era semplicemente un grande! Il Grande Diogene di Sinope, dobbiamo senz’altro ribattezzarlo!
– “Ma lo stesso Jean Valjean, ad un certo punto muta la sua pelle, cambia la sua vita, diventa un altro uomo …. ad un certo punto vede una luce e, allora, la sua ‘mission’ si perfeziona definitivamente; il miserabile diventa un nobile! ”
– È come pensavo, anche questo Jean Valjean è un grande …. anche lui dobbiamo certamente ribattezzarlo il Grande Jean Valjean! Ma questo non è che la conferma …. il nullatenente, il nullafacente, il ‘clochard’, in sostanza, non è un miserabile …. dobbiamo uscire da questi facili e ricorrenti luoghi comuni …. abituiamoci, invece, a vedere il lato positivo del fenomeno; ad esempio, ti ricordi, il movimento ‘punk’?”
– “Beh, certo, che me lo ricordo …. ci sono affettivamente e profondamente legato ….”
– “…. scusa se ti interrompo, ma anch’io sono stato profondamente travolto dall’onda …. e forse perché anch’io condividevo il substrato culturale su cui si fondava, la musica stessa …. semplice, rozza, rumorosa ma estremamente energetica …. ma, presupposti a parte, che gli hanno dato vita e che ne facevano il movimento dei ‘miserabili’, a cui aderivano giovani tutti abbigliati in modo eccentrico, fregiati delle più strane decorazioni e capigliature, il senso del quale fu emblematicamente sintetizzato da John Joseph Lydon(2) (noto con lo psdnm di Johnny Rotten), è stato tutto il contrario, fungendo da straordinario propulsore di numerose attività creative, prima tra tutte la musica, in cui si sono potuti cimentare i più svariati artisti che hanno fatto la storia degli ultimi 30 anni …. anche questo movimento ‘da due soldi’ si è così trasformato in un grande movimento, il grande movimento ‘punk’.”
– “Sì, concordo, ma con cautela”
– “Perché con cautela? Dobbiamo gridarlo, invece, con coraggio …. in fondo, è sempre dal caos che nasce l’ordine!
– “Sì, certo, anche questo ha un fondamento di verità, perché quel movimento ha dato la possibilità di emergere a molti giovani che, altrimenti, sarebbero rimasti nell’eterno anonimato.”
– Giustamente. Il disfacimento, il crollo, la crisi, la rovina, l’avvilimento costituiscono la premessa per il formarsi di una coscienza nuova che spinga con rinnovato slancio alla rinascita delle nostre vite e contribuisca alla formazione di nuovi episodi della nostra storia …. perché, la storia siamo sempre comunque noi!”
– “Scusa, ma tu cosa c’entri in tutto questo?”
– “Sono qui per ricordartelo!”
by Picche
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(1) Francesco De Gregori, Schacchi e Tarocchi, 1985.
(2) « Essere punk vuol dire essere un fottuto figlio di puttana, uno che ha fatto del marciapiede il suo regno, un figlio maledetto di una patria giubilata dalla vergogna della Monarchia, senza avvenire e con la voglia di rompere il muso al suo caritatevole prossimo».

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