Profilo di una delle Università più disastrate e inquisite di Italia. A farne le spese sono gli studenti: le rette dell’Ateneo sono infatti diventate le più alte tra le Università statali in Italia.

Il Consiglio di Amministrazione è composto, oltre che dal Rettore e dai rappresentanti degli organi interni all’Università , anche da:
-un rappresentante rispettivamente della Regione Toscana, della Provincia di Siena, del Comune di Siena;
-un rappresentante del Governo nominato dal Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica ed un rappresentante delle categorie economiche designato dalla Camera di Commercio;
-un rappresentante per ciascun soggetto pubblico o privato che si impegni a contribuire, per la durata e nella misura indicata dal Consiglio di Amministrazione, al bilancio dell’Università con l’erogazione di fondi non finalizzati.
L’Università di Siena riceve, come tutte le Università statali, contributi attraverso il Fondo per il Finanziamento Ordinario delle Università, che ne costituisce la principale fonte di entrata.
Istituito con l’art. 5 della Legge 537/93, si compone di due parti: una “quota base” ed una “quota di riequilibrio”. La quota base viene attribuita automaticamente alle Università , la quota di riequilibrio è invece assegnata sulla base di parametri quantitativi.
Questo il nuovo criterio del riparto definito dall’attuale Programma Nazionale della Ricerca: 30% delle risorse allocate per numero iscritti 30% delle risorse allocate seguendo l’indicatore di produttività didattica 30% delle risorse allocate in rapporto a capacità e qualità scientifica 10% incentivi al cambiamento.
L’Università di Siena è rappresentata nella Fondazione Mps.
Fondazione Mps è azionista di maggioranza dell’istituto bancario Monte Paschi di Siena, ed il suo consiglio direttivo è nominato dal Comune di Siena, dalla Provincia, dalla Regione, dall’Università di Siena e dall’Arcidiocesi. Le poltrone della Fondazione di nomina politica sono spartite secondo il peso di ognuno: chi ha ottenuto la maggioranza degli elettori negli enti amministrativi (solitamente Pds, Ds e poi Pd) tiene per sé la presidenza e alcuni degli incarichi più importanti, lasciando sempre una quota alle forze di minoranza. La Fondazione Mps, maggiore azionista della banca senese, è stata dunque a lungo presieduta da esponenti di centrosinistra.
Fondazione Mps è un “soggetto che si impegna a contribuire al bilancio dell’Università”, attraverso finanziamenti, che generano interessi.
Tra il 2005 e il 2010 i finanziamenti di Mps all’Università di Siena sono stati pari a 52.113.000,00 euro.
Tale somma non è bastata a risanare i bilanci dell’Università di Siena. Il disavanzo nel 2011 è infatti stato pari a 43,65 milioni di euro.
Nel 2009 era addirittura di 126,58 milioni: per ridurre tali perdite l’Università ha venduto il complesso di San Niccolò. Lo ha acquistato Franco Caltagirone (padre di Azzurra, moglie di Pierferdinando Casini), fino a qualche mese fa vicepresidente del Monte Paschi di Siena, per 74 milioni. E lo ha subito riaffittato a 120 milioni per ventiquattro anni. La disastrosa gestione dell’Università di Siena, che ha portato nel tempo ad un buco di oltre 200 milioni di euro, ha fatto si che una ventina di persone, tra le quali gli ex rettori Piero Tosi e Silvano Focardi, fossero rinviate a giudizio per peculato.
Negli atti d’accusa figura l’acquisto con soldi dell’ateneo di 360 chili di aragoste destinate alla contrada della Chiocciola. I magistrati lo classificano come “materiale non pertinente”.
Come se non bastasse, l’attuale rettore Angelo Riccaboni è al centro di un’inchiesta riguardante presunte irregolarità avvenute nelle votazioni per la sua elezione. Secondo l’accusa gli scrutatori non chiesero le generalità ai votanti. e attestarono di conoscerli tutti personalmente. Perciò la Procura indagò i componenti della commissione per falso ideologico, e in dieci ora rischiano una pena da uno a sei anni di reclusione. Venerdì 14 dicembre 2012 è stato disposto il rinvio della decisione al 22 Febbraio e al 22 Marzo 2013, con le due date riservate rispettivamente agli indagati che sceglieranno il rito ordinario, e a coloro che opteranno per il rito abbreviato. Riccaboni continua ad occupare il suo posto, dopo la contestata vittoria del 21 luglio 2010, quando fu eletto rettore dell’Università di Siena con 373 voti, contro i 357 del rettore uscente Silvano Focardi (28 schede bianche e 19 nulle).
A Siena è successo anche che i professori denunciassero l’Università , e il tribunale desse ragione a loro.
Nel maggio 2010 infatti l’Università tagliò il trattamento accessorio dello stipendio di 44 collaboratori esperti linguistici (Cel) per “mancanza di copertura”. Sfruttando la legge-Brunetta del 2009, l’Università decurtò lo stipendio dei docenti del 60 per cento. Il Tribunale di Siena, però, ha stabilito che le nuove norme introdotte nel decreto legislativo 150 del 2009 (legge-Brunetta) non possono essere applicate fino a quando resteranno in vigore i vecchi contratti collettivi, bloccati dal precedente governo fino al 2014. Perciò il taglio dello stipendio dei professori è stato ritenuto nullo, poiché inapplicabile sul contratto collettivo.
Fatte salve le differenti posizioni dei singoli, dopo il taglio del trattamento accessorio dello stipendio approntato dall’ateneo, ciascun docente dovette rinunciare a 1.200 euro circa del proprio salario, che di colpo si attestò sugli 800 euro mensili. Da un giorno all’altro i professori furono costretti a ripensare il loro futuro accademico, e in alcuni casi si licenziarono per tornare nei rispettivi paesi d’origine, dai quali erano arrivati a Siena per insegnare in qualità di docenti madrelingua.
Tutti i 44 professori hanno presentato ricorso, e il Tribunale di Siena ha sempre condannato l’ateneo a pagare loro l’intera parte accessoria dello stipendio. Di recente, infatti, è giunta in ateneo l’ennesima notifica di un decreto ingiuntivo, con cui un collaboratore linguistico ha ottenuto il pagamento dell’intero stipendio fino ad agosto 2012, comprensivo dei tagli decisi a partire dal giugno 2010.
Un’altra questione si potrebbe aprire per affrontare il tema delle inchieste a carico di consiglieri d’amministrazione e semplici professori, come quella per rimborsi gonfiati per l’organizzazione di master e corsi di aggiornamento.
A fare le spese più dirette di questa cattiva gestione sono gli stessi studenti: le rette dell’Ateneo sono infatti diventate le più alte tra le Università statali in Italia.
E come sempre i contribuenti italiani si trovano di fronte all’ennesimo sperpero infruttuoso di soldi pubblici. Sono sprechi che, sempre più faticosamente, i cittadini sono obbligati a pagare.

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