Le esortazioni alla prudenza e a non dare per scontata la vittoria alle politiche dell’anno prossimo sono un semplice rito. In realtà, dopo aver strappato tutte le regioni in ballo, salvo Lombardia e Veneto, nell’Unione sono tutti convinti che la partita ormai sia decisa.
E questo qualche tensione interna la provocherà.
Innanzi tutto sul numero dei collegi da attribuire ai tantissimi partiti della coalizione. Fino ad oggi ha funzionato a meraviglia il metodo del bilancino, cioè della ripartizione in base alla forza stimata. Proprio quello che non hanno saputo o voluto fare nella CdL, dove di conseguenza molti pezzi si sono persi per strada.
Questa volta sarà più difficile: perché Prodi vorrà un suo gruppo di fedelissimi; perché qualcuno ( Di Pietro, Mastella) tenterà di far valere il proprio apporto come “determinante”; perché gli strateghi dell’Ulivo tenteranno di costruire una maggioranza che possa fare a meno di Bertinotti e quest’ultimo vorrà il contrario; perché, infine, i partiti della coalizione sono tutt’altro che monoliti e si dovrà prudentemente tener conto degli equilibri interni.
C’è poi il problema delle primarie. Prodi le voleva, ma forse ci sono già state nei fatti con le regionali: così non dovrà farle con Bertinotti e chissà chi altro, e Fassino tirerà un sospiro di sollievo.
Sembrano tutte questioni di lana caprina ma non è così. L’Unione non è come il Polo ai tempi del miglior Berlusconi. Oggi Prodi è saldo, indispensabile; domani chissà.
E al domani ci pensano in molti.
UNIONE: IL BILANCINO NON FUNZIONERA’ PIU’…
Perché Prodi vorrà un suo gruppo di fedelissimi; perché qualcuno ( Di Pietro, Mastella) tenterà di far valere il proprio apporto come “determinante”; perché gli strateghi dell’Ulivo tenteranno di costruire una maggioranza che possa fare a meno di Bertinotti e quest’ultimo vorrà il contrario…

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