
È cosi che immagino “La Stagione Delle Mutande”.
Un libro-bottiglia lanciato da una barca e raccolto chissà dove, chissà da chi. Un file scaricato (quasi) clandestinamente. Letto da qualche decina di persone sparse qua e là. Condiviso solo se l’amica, la moglie o il figlio fossero persone curiose. Altrimenti, nascosto (come una lettera d’amante). Un e-book fuori dai canali commerciali, dagli scaffali.
D’altronde, si tratta di un’Italia immaginaria, dove appare l’adolescente Ippolito Nievo (ben prima di farsi garibaldino e adulto) o la grande (sexy) super-rivoluzionaria Cristina di Belgioioso, o Rose (la sfortunata e coraggiosissima moglie di Crispi). Esseri appena tratteggiati, twittati in 140 caratteri (a tempo di chat). Un’avventura pensata, già in partenza, per emarginarsi e allontanarsi dalla nostra (collettiva) bulimia di certezze. Allontanarsi da una comunità dove la regola del giornalismo anglosassone e dubbioso (quella delle cinque “W”) conta poco. Dove il “Chi? Cosa? Quando? Dove? Perché?”, si perde dietro al “Chi?” ed al “Perché?”. Dove non sono le gesta e le opere a qualificare le persone, ma (per un’infernale inversione della logica) sono le persone stesse a qualificare le loro opere. Tutto in un’orgia di brillanti opinioni senza la storia dei fatti e delle loro conseguenze. Questo vale dal verduraio, nel tinello di casa, sotto l’ombrellone, nei salotti tv. Una collettività al bar, per la quale ogni azione è la proiezione del personale (bieco) interesse, relegando ogni ipotesi d’idealità sottostante ad una tesi ingenua, buffa, da dileggiare. E così tutto, a tutti, sembra (astutamente) chiaro.
Ed un libro senza il “Chi” ed il “Perché” (senza la possibilità di ricamare su un’anonima carrierista), per giunta che tratta di un immaginario 1848 dove tutto è contemporaneo (tranne le belle idealità e le paure che generano), è destinato ad essere underground per definizione.
Un file elettronico da leggere dietro una siepe: nascosti a pomiciare con la parte più bella della nostra storia nazionale. Irretiti dalla sensualità delle grandi idee, dei tentennamenti, delle lotte intorno a veri progetti. Emozionati pensando a chi fu molecola di un popolo elettrizzato per una misteriosa avventura.
Quanto ai lettori maschi, beh, di nuovo, ancora (con gusto), la mia personale occasione per strattonare e maltrattare il loro (più o meno consapevole) maschilismo. Per strattonare e maltrattare il loro desiderio con una insolente femminilità che (ammetto) posso esibire dall’alto dalla mia inagguantabile esistenza on-line!
Quando “La Stagione Delle Mutande” prendeva la sua bella forma, pensavo alla prima (e unica) sigaretta fumata (di nascosto) dietro un muretto di casa. Al primo sorso di vino rubato dal frigo. Alla prima volta in cui lui (di cui ricordo tutto) mi morse il collo. Pensavo a quello che penso ogni volta che (per lavoro) apro un piano industriale: quanto futuro c’è dentro? Pensavo a quello che penso quando bacio un uomo: quanto futuro porterà nella mia vita?
Quindi sì… finalmente (con ritardo) rispondo a chi mi chiede… e confermo: è per pochi intimi. Da scaricarsi e leggersi (solo) di nascosto dai genitori
Florenza Carsi

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