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Dio ci salvi dal rotto della cuffia!

La mia generazione dei 75-80enni (io ne avrò 76 fra giorni) ha finito per consegnare ai figli, i piatti culturali di sempre, ma non sono più vuoti, e da riempire di giustizia sociale; sono già stracolmi di tasse e interessi passivi da pagare.

di Franco Luceri | 10 Luglio 2017

La generazione dei 75-80enni italiani, figli di lavoratori e piccoli imprenditori, si è trovata a dover ricostruire il sistema socio-economico devastato dal nazifascismo, ma dopo aver ricevuto, (a colpi di diplomi e lauree) la “cultura” per farlo. E ha creduto di riuscirci al meglio, riempiendo i piatti di pietanze reali: benessere, giustizia e pace per i più. Salvo poi accorgersi, dopo mezzo secolo, e grazie a l’operazione ”Manipulite”, che non era solo il salario e il profitto onesto dei cittadini (perché più istruiti dei loro genitori) a riempire i piatti, ma c’era molta finanza creativa pubblica. La politica seminava benessere per raccogliere consenso. Ma quel benessere scaturiva solo in parte dalla tassazione della reale e onesta produttività sociale.

La ricchezza finta e la refurtiva vera si sprecavano. La classe politica onesta fino alla lira l’attingeva dalle banche, facendo lievitare il debito pubblico e gli interessi usurari.

Quindi la mia generazione dei 75-80enni (io ne avrò 76 fra giorni) ha finito per consegnare ai figli, i piatti culturali di sempre, ma non sono più vuoti, e da riempire di giustizia sociale; sono già stracolmi di tasse e interessi passivi da pagare. Come dire di leccornie per burocrati, banchieri, sindacalisti, esattori, arruffapopoli assortiti e avanzi per disoccupati, sottoccupati, sfruttati e barboni.

Quindi ai figli e nipoti non fa schifo il lavoro, perché sono viziati e bamboccioni, ma la mancanza di lavoro giustamente remunerato e quindi l’assenza di futuro. Sanno che non potranno mai sposarsi, comprare casa e procreare, essendo nati indebitati. Se mai avranno la fortuna di produrre ricchezza da schiavi, a colpi di rapine tributarie, dovranno garantire pranzi succulenti alla classe dirigente e agli strozzini, e rassegnarsi a frugare nei cassonetti alla ricerca di avanzi se tutto gli andrà da dio.

Questo dovrebbe indurci tutti a comprendere che l’Italia così malmessa, è figlia delle nostre buone intenzioni di Padri “intelligenti come capre” (e mi scuso con le capre per lo “sgarbato” accostamento): pensavamo di lastricare di giustizia sociale il paradiso, abbiamo lastricato l’inferno, di liquami di fogna morale e giuridica: di truffe, furti e rapine legali o legalizzate con criminale abuso di potere.

Perciò, ora urge un nuovo patto intergenerazionale, che induca bisnonni, nonni, padri, figli e nipoti a smetterla di cercare colpevoli, (visto che il giudice di Pietro ha già fatto buchi ne l’acqua).

Si apparecchi il tavolo della giustizia sociale, in modo da non indurre la generazione che dovrà inventarsi il futuro che noi le abbiamo negato, a sputare nel piatto, e a spingerci tutti, ormai indebitati da fare schifo o alibabà stracolmi di refurtiva, nel burrone del default, della guerra civile o al meglio della dittatura.

Franco Luceri

Pubblicato in : EditorialeTag: banche, classe dirigente, classe politica, consenso, debito pubblico, di pietro, futuro, genitori, giustizia sociale, italia, lavoro, lira, tasse

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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