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Una volta, Silvio Berlusconi. Un vero Liberale

Nel 2009, poche settimane dopo il  Terremoto,  Berlusconi va a Onna. Il 25 aprile. Un  piccolo comune dell’Abruzzo colpito dal sisma  con   danni e perdite gravi, già teatro di una tremenda strage operata dai nazisti durante la guerra .
Aveva sentito  “nello slancio di solidarietà che aveva unito tutti gli italiani alle popolazioni colpite, lo stesso spirito che tanti anni prima aveva consentito all’Italia di risorgere dalle rovine della guerra” ricorda  in questi momenti.

di Carla Ceretelli | 27 Aprile 2023
Silvio Berlusconi e Barack Obama in visita a L’Aquila nel 2009 (Fonte White House )

“Se mi capita di  incontrare

un fascista e un antifascista li schiaffeggio entrambi.

Francamente non se ne può più di udire queste sc sc”.

Questa mia  proposizione, chiaramente ironica,  da un  paio di  amici feisbukiani è stata considerata offensiva,  dimostrando  l’astio e  il rancore che ancora alberga in qualcuno.

Ecco, dopo quasi 80 anni di questa diatriba ormai insostenibile, anche l’ironia dovrebbe essere ammessa.  E compresa.

“Io infatti detesto chiamarmi antifascista. Preferisco chiamarmi liberale”. Ecco  il commento di un altro amico. Che condivido.

“Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani che amano la libertà” Le parole di Berlusconi  provengono  dal San Raffaele:

“Siamo un grande popolo, capace di superare ogni divisione e ogni contrasto per conseguire il bene dell’Italia e degli italiani”.

Lui ci crede ancora, ma alcuni Italiani non ne vogliono sapere e continuano con la solfa e il mantra dell’antifascismo, mentre accusano altri di essere fascisti per non dire quel termine , sicuramente ricco di significato e di contenuti. Ma ormai superfluo, sterile e anche obsoleto.

 “Sarà credibile quando riuscirà a pronunciare ANTIFASCISTA” ripete senza sosta qualcuno.

In coro con quella che batte a macchina, che altro non sa fare con i suoi discorsi sul nulla.

Come se dirlo operasse il miracolo e aprisse l’inizio di una nuova  era. Come se una parola potesse essere  l’espressione  provata   di uno stato d’animo, di una posizione politica. Non occorre ripetere fino all’ossessione di essere quello che si è, che siamo certi di essere. Sembra invece che la ripetizione esasperante tanto da diventare molesta e opprimente,  possa essere il modo per autoconvincersi di esserlo.

Nel 2009, poche settimane dopo il  Terremoto,  Berlusconi va a Onna. Il 25 aprile. Un  piccolo comune dell’Abruzzo colpito dal sisma  con   danni e perdite gravi, già teatro di una tremenda strage operata dai nazisti durante la guerra .

Aveva sentito  “nello slancio di solidarietà che aveva unito tutti gli italiani alle popolazioni colpite, lo stesso spirito che tanti anni prima aveva consentito all’Italia di risorgere dalle rovine della guerra” ricorda  in questi momenti.  Il Cav. rompe  dunque il silenzio  per auspicare un’altra volta la fine  delle divisioni e invitare a fare di quella della Liberazione la festa “di tutti gli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi”. La Resistenza, dice è stata una “straordinaria pagina su cui si fonda la nostra Costituzione”.

A Onna,  ricorda di avere “rievocato lo ‘spirito di unita’ nazionale che animò tutti i protagonisti della resistenza che seppero accantonare le differenze più profonde, politiche, religiose, sociali, per combattere insieme una battaglia di civiltà e di libertà per se stessi e per i loro figli. I cattolici e i comunisti, i liberali e i socialisti, i monarchici e gli azionisti, e con loro i Militari rimasti fedeli non ad un’idea politica ma all’onore della Patria, pur mossi da ideali profondamenti diversi e da una diversa visione del futuro della Nazione, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la propria parte, ma con eguali dignità e passione, una grande pagina della nostra storia. Una straordinaria pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, baluardo delle nostre libertà e dei nostri diritti”.

Ecco, ciascuno con la propria parte.

Dovremmo ringraziare chi ha rischiato di morire o è morto per offrirci la libertà. Contro una dittatura che oggi nessuno rimpiange, per aprirci alla democrazia che, pur con i suoi difetti, rimane la peggior  forma di governo, ma la  migliore che conosciamo finora, come ebbe a dire il grande Winston.

Chiunque sia stato. Chi ha dato di più non lo sapremo mai. Ma, oggi, chi vince le elezioni, può, anzi, deve,  governare. È auspicabile che in futuro non si discuta più su, e durante, questo giorno di festa.

Ma si ringrazi chi ce lo ha regalato.

Il 25 aprile 2023, dopo ben  14  anni, Il Presidente del  Consiglio scrive al Corriere:

“Noi incompatibili con qualsiasi nostalgia del fascismo. Ora difendiamo i valori democratici in Ucraina”. E cita Berlusconi: “Questa sia ‘Festa della Libertà’, per superare le divisioni”.

“L’anniversario del 25 aprile 1945 è dunque l’occasione per riflettere sul passato, ma anche per ragionare sul presente e sull’avvenire di questo nostro meraviglioso Paese. E dunque: Viva il 25 aprile, la festa della libertà, della pace e della democrazia. La festa di tutti gli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi!”. Termina il suo appello Silvio Berlusconi,  che pare si stia riprendendo e al quale facciamo i migliori auguri per  una veloce guarigione.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : OpinioniTag: anni, anniversario, barack obama, battaglia, berlusconi, costituzione, danni, democrazia, elezioni, espressione, fascismo, futuro, governo, italia, Liberali, nazione, nazisti, obama, san raffaele, silvio berlusconi, socialisti, stia

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giorgio Pizzol

    27 Aprile 2023 alle 11:55

    Mi permetto di citare la parte centrale di questo discorso di Silvio Berlusconi. Che, a mio modesto parere, potrebbe mettere fine a tutte le polemiche sul 25 aprile.
    “I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale comune della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo. Fu il portato della storia, un compromesso utile a scongiurare che la Guerra fredda che divideva verticalmente l’Italia non sfociasse in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. Ma l’assunzione di responsabilità e il senso dello Stato che animarono tutti i leader politici di allora restano una grande lezione che sarebbe imperdonabile dimenticare. Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario.”

    Rispondi

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