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Una trattativa fatale e limacciosa: lo scontro frontale sempre più vicino

In realtà lo si voglia o meno, sembra che il dado sia tratto. È vero: ancora molto dipende dalla telefonata con Trump dei suoi inviati Witkoff e Kushner a seguito della seconda e terza manche dei colloqui di Ginevra tenuti giovedì. L’incontro nell’abitazione sull’acqua del console dell’Oman in realtà ospita una trattativa fatale e limacciosa: gli iraniani cercano di dissuadere Trump dalla convinzione che l’Iran giochi il pericoloso gioco del potere atomico e del terrorismo internazionale, ma lo fanno sullo sfondo dell’innegabile ferocia con cui sono state uccise decine di migliaia di dimostranti, fiore del Paese. Araghchi il ministro degli esteri, come il ministro degli esteri dell’Oman Badr Albussiadi, il mediatore, cerca di proiettare ottimismo, ma è solo tetro. Khamenei dichiara che se il colloquio si circoscrive al nucleare ci sono possibilità di accordo. L’ipotesi di Teheran: 3-5 anni di stop al progetto nucleare, se non per un arricchimento dell’1,5%, lontano da quel 60 con cui il suo uranio, circa 450 chili, è quasi pronto per le bombe atomiche, e adesso verrebbe depositato in un luogo sorvegliato da un consorzio bilaterale.

di Fiamma Nirenstein | 28 Febbraio 2026

In realtà lo si voglia o meno, sembra che il dado sia tratto. È vero: ancora molto dipende dalla telefonata con Trump dei suoi inviati Witkoff e Kushner a seguito della seconda e terza manche dei colloqui di Ginevra tenuti giovedì. L’incontro nell’abitazione sull’acqua del console dell’Oman in realtà ospita una trattativa fatale e limacciosa: gli iraniani cercano di dissuadere Trump dalla convinzione che l’Iran giochi il pericoloso gioco del potere atomico e del terrorismo internazionale, ma lo fanno sullo sfondo dell’innegabile ferocia con cui sono state uccise decine di migliaia di dimostranti, fiore del Paese. Araghchi il ministro degli esteri, come il ministro degli esteri dell’Oman Badr Albussiadi, il mediatore, cerca di proiettare ottimismo, ma è solo tetro. Khamenei dichiara che se il colloquio si circoscrive al nucleare ci sono possibilità di accordo. L’ipotesi di Teheran: 3-5 anni di stop al progetto nucleare, se non per un arricchimento dell’1,5%, lontano da quel 60 con cui il suo uranio, circa 450 chili, è quasi pronto per le bombe atomiche, e adesso verrebbe depositato in un luogo sorvegliato da un consorzio bilaterale.

Ma siamo lontani dalla possibilità che questo soddisfi Trump, e che ottenga una qualche credibilità. II segretario di Stato Rubio, e il vicepresidente Vance l’hanno detto: «Si era intimato all’Iran di non ricominciare, e invece l’ha rimesso in piedi; ora stanno preparando il terreno per farlo di nuovo». Invece, la proposta americana è draconiana: smantellamento di Fordow, Natanz e Isfahan, zero arricchimento per sempre. L’Iran finge buon umore, ma l’emittente anti regime <Iran International ha rivelato che il colloquio è stato tosto, e ha parlato di durezza americana. Dunque, sembra essere in atto uno scontro frontale, al di là dei sorrisi di circostanza, con le parole di Trump durante il discorso sullo Stato dell’Unione, in cui ha affermato che non permetterà mai all’Iran di avere un’arma atomica. Dunque, la risposta non deve contenere ambiguità o incertezze sul futuro a meno di far apparire debole e ingenuo il presidente. Ancora parecchio irritato dalle nuove notizie di scontri con i manifestanti e per il numero totale delle vittime.

Altre due biglie girano nella roulette: i missili balistici e i proxy. L’Iran, ha anche detto Trump, è il numero uno fra i Paesi terroristi e grazie a queste due caratteristiche da eliminare. Questo lo colloca fra i nemici che pianificano attivamente l’aggressione degli Stati Uniti e dell’Occidente. Anche qui Rubio ha spiegato bene. L’Iran, ha detto, possiede «un grandissimo numero di missili balistici che minacciano gli Usa e sta sviluppando armi volte contro di noi mentre può già raggiungere le città europee». È difficile, anzi, impossibile, immaginare che possa esserci una risposta sincera a minacce e inganni pluridecennali, motivate dalla necessità religiosa di eliminare o convertire i nemici dell’islam.

Altro elemento non trascurabile: l’accumulo formidabile di potenza militare nella zona, le portaerei, la collezione di F35, F15, F16 e anche del re dell’aereonautica militare F22. Poiché Trump è preoccupato all’idea che i suoi concittadini non capiscano perché a migliaia di chilometri di distanza si deve dare battaglia, Politico ha ipotizzato che non sarebbe sgradita l’idea che Israele apra la strada. Netanyahu ha raccomandato in tono inconsueto di passare la festa di Purim, il Carnevale ebraico, martedi e mercoledì, a casa con la famiglia, al sicuro, insieme. Suona, a chi ogni sera va a dormire preparandosi a saltare giù dal letto con la sirena, una strana benedizione.

Fiamma Nirenstein

https://www.fiammanirenstein.com

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein ha vissuto per anni a Gerusalemme, dove è stata inviata prima per “La Stampa” e poi per “il Giornale” su cui continua a scrivere. Oggi è deputata al Parlamento italiano e vicepresidente della Commissione Esteri della Camera. Presso Rizzoli ha pubblicato L’abbandono, Islam: la guerra e la speranza.

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