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“Il Capitalismo: una pecora da tosare”

Quarant’anni fa, il 28 febbraio 1986, veniva assassinato Olof Palme, in pieno centro di Stoccolma, accompagnato dalla moglie, senza scorta, dopo essere stato al cinema come un comune cittadino. È stato per due volte primo ministro svedese e fu figura simbolo del socialismo democratico europeo. La sua morte segnò la fine tragica di una stagione politica che aveva provato a coniugare un vero riformismo con la trasformazione profonda della società. Palme non fu un leader ordinario. Guidò la Svezia in due fasi cruciali (1969–1976 e 1982–1986), consolidando un modello di welfare “dalla culla alla tomba” che ampliò diritti, servizi e protezioni sociali. Sotto la sua guida, l’intervento pubblico non fu pensato come mera amministrazione dell’esistente, ma come leva per riequilibrare poteri e opportunità. Scuola, sanità, previdenza, politiche familiari: l’idea era semplice e radicale insieme – la dignità delle persone come misura dell’economia.

di Enrico Rossi | 28 Febbraio 2026

Quarant’anni fa, il 28 febbraio 1986, veniva assassinato Olof Palme, in pieno centro di Stoccolma, accompagnato dalla moglie, senza scorta, dopo essere stato al cinema come un comune cittadino.

È stato per due volte primo ministro svedese e fu figura simbolo del socialismo democratico europeo. La sua morte segnò la fine tragica di una stagione politica che aveva provato a coniugare un vero riformismo con la trasformazione profonda della società.

Palme non fu un leader ordinario. Guidò la Svezia in due fasi cruciali (1969–1976 e 1982–1986), consolidando un modello di welfare “dalla culla alla tomba” che ampliò diritti, servizi e protezioni sociali. Sotto la sua guida, l’intervento pubblico non fu pensato come mera amministrazione dell’esistente, ma come leva per riequilibrare poteri e opportunità. Scuola, sanità, previdenza, politiche familiari: l’idea era semplice e radicale insieme – la dignità delle persone come misura dell’economia.

Sosteneva che il capitalismo “fosse una pecora da tosare” per realizzare la giustizia sociale.

È interessante, oggi, ricordare Palme anche per le sue posizioni in politica internazionale. Fu duramente critico verso la guerra in Vietnam, si oppose con ogni mezzo all’ apartheid in Sudafrica, si batté per il disarmo nucleare, e incarnò un’idea di politica estera fondata sui diritti umani e sulla pace.

Su questa linea il rapporto tra Olof Palme ed Enrico Berlinguer fu molto profondo. Nonostante le diversità, tra i due esisteva una vera sintonia umana e una visione strategica comune che li portò a essere due grandi della sinistra europea degli anni ’70 e ’80.

Si incontrarono diverse volte: uno degli ultimi colloqui significativi avvenne a Roma nel novembre 1983, poco prima della morte di Berlinguer nel giugno 1984. In quell’occasione discussero proprio del rinvio dell’installazione degli euromissili.

La contrarietà agli euromissili – e più in generale alla corsa agli armamenti nucleari – fu uno dei pilastri assoluti della politica estera di Olof Palme.

Fu proprio questo il punto di massimo contatto con Enrico Berlinguer. Anche se non fu il solo.

Berlinguer, pur rimanendo nell’alveo della NATO, si batte con grande determinazione contro l’installazione dei nuovi missili in Europa e vedeva nelle proposte di Palme (il “corridoio denuclearizzato”) una via d’uscita concreta alla logica dei blocchi.

Entrambi temevano che l’Europa stesse diventando un semplice “ostaggio” delle strategie di Washington.

Anche Willy Brandt, altro leader socialdemocratico e premier tedesco, da presidente del partito, si spostò sempre più verso il movimento pacifista. Nel 1983, Brandt partecipò a enormi manifestazioni contro i missili, entrando persino in rotta di collisione con il suo stesso governo diretto dal successore, anche lui socialdemocratico, Helmut Schmidt.

Al congresso della SPD di Colonia nel 1983, Brandt votò ufficialmente contro lo schieramento dei missili nucleari sul suolo tedesco. Fu un momento storico: il “padre” della Germania moderna sceglieva le manifestazioni in piazza e la pace contro la logica militare della NATO.

Palme, Berlinguer e Brandt non erano pacifisti ingenui, ma politici realisti e allo stesso tempo visionari che avevano capito che la corsa agli armamenti era irrazionale e estremamente pericolosa per il futuro dell’Europa.

A loro, a mio avviso, dovrebbe ispirarsi oggi la politica internazionale dei socialisti europei e dei democratici italiani.

Enrico Rossi

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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