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Una scommessa su socialisti e cattolici per non morire di “sistema bloccato”

Nella geometria delle attrazioni politiche dopo aver tentato e provato i matrimoni e le alleanze tra comunisti e ex democristiani, tra ex liberali e ex missini, tra ex socialisti e ex comunisti rimane una prova che ha qualche radice anche nella storia: un fidanzamento laici socialisti e cattolici. di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 29 Gennaio 2008

La crisi politiche hanno i loro riti e i loro nomi. Non c’è Terza Repubblica che tenga. Tumulti in Aula ai tempi del Pentapartito, tumulti e parolacce in Aula ai tempi dell’ultimo Prodi. Son tornate in auge, sui giornali, in televisione, nelle bocche dei commentatori politici, parole e frasi che pensavamo sepolte con il maggioritario e la “finta” riforma dei sistemi elettorali. Frasi e parole che ci riportano direttamente ai tempi di Moro, Fanfani, Craxi, Tommaso Morlino, Cossiga, Rumor, Spadolini, Andreotti. Alcuni ancora qui a consultare e ad essere consultati. Le frasi storiche sono: mandato esplorativo, governo di scopo, governo di pacificazione, mandato pieno, governo a termine. Ci manca solo che ci reinventiamo il governo di primavera, alternativa stagionale al governo balneare, e l’esecutivo delle buone maniere che abbiamo completato il quadro.
In realtà le formule e le frasi recuperate totalmente da un Prima Repubblica che non è mai del tutto morta sono lo specchio di una incapacità di imparare dalla storia, anche recente, di una diffidenza generale verso il dialogo sui punti veri della crisi, che parte essenzialmente dalla necessità di assemblarsi, anche tra formazioni dai valori diversissimi e dagli obiettivi opposti, per una elezione, e poi non trovarsi quasi su niente al momento del fare. Una vignetta di Vauro dice molto di più, dello stato d’animo di noi italiani, di tanti dibattiti: “Prodi se n’è andato. Berlusconi non è ancora tornato. Godiamoci questo magico momento”. Ficcante.
E’ indubbio che c’è un problema di sistema elettorale ma è altrettanto indubbio che c’è un problema di forzatura,di innaturalezza, di pragmatismo ultra valoriale nella geografia delle attrazioni politiche. Dove le omogeneità sono scoperte nel puro interesse di bottega, a tempo. Vale per il centro sinistra perché -come anche i bambini sanno- ci voleva solo un po’ di tempo per far scoprire a Prodi che Dini e Mastella non potevano governare a lungo con Turigliatto e Pecoraro, ma vale anche nel centro destra dove, nonostante gli ultimissimi abbracci, le differenti idee dello Stato e dei sistemi tra Casini e Berlusconi e ancor di più tra Tabacci e Baccini e Maroni e Caldroli sono evidenti e quotidianamente rimarcate. Riforme o non riforme, è questo che blocca il sistema e le istituzioni e ahinoi anche -per certi aspetti- le dinamiche sociali. Moro è passato alla storia come l’inventore delle convergenze parallele. Un’immagine geometricamente insensata ma politicamente efficace, dove tutto puo’ tendere all’infinito.
Nella geometria delle attrazioni politiche dopo aver tentato e provato i matrimoni e le alleanze tra comunisti e ex democristiani, tra ex liberali e ex missini, tra ex socialisti e ex comunisti rimane una prova che ha qualche radice anche nella storia: un fidanzamento laici socialisti e cattolici, un po’ per scompaginare i quadri e un po’ per verificare se, al di là delle etichette, interessi e valori non siano così distanti. E magari vai a scoprire che cattolici, socialisti e laici sui temi del lavoro, della rappresentanza, dell’ambiente, dell’energia, del rispetto delle libertà sono più convergenti che paralleli. In fondo il primo centro sinistra degli Anni Sessanta fece questa scommessa. Cioè mettere insieme culture per un Paese che era cambiato e che non si poteva interpretare stando solo in chiesa o nella sezione Turati. Oggi, oltre 40 anni dopo, bisognerebbe ripensarci e magari fare un giro tra i blog dei giovani e in qualche periferia di città per capire che ci vuole uno scatto, uno scarto, un nuovo passo, che i Palazzi Romani per loro atavica insonorizzazione non riescono a percepire.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Federico Baldini

    5 Febbraio 2008 alle 12:42

    Oggi ho lanciato una provocazione(ma non troppo perchè non sarebbe affatto male come soluzione a questa crisi politica…anzi forse sarebbe l’unica soluzione possibile..). Vi invito a guardare : http://montezemolopresidente.blogspot.com/ . Pensateci e ditemi la vostra.

    Rispondi
  2. Federico Baldini

    4 Febbraio 2008 alle 16:19

    Non per citare me stesso ma forse si potrebbe ripartire anche da qui: http://www.pensalibero.it/Dettaglio.asp?IDNotizia=2288 . Anche perchè alla Camera se uno creasse una coalizione dovrebbe superare il 10% nazionale e al Senato nelle singole regioni il 20%. Perciò non è da scartare nemmeno l’idea di una coalizione(anche se i tempi ristretti nel caso sempre più probabile che si votasse in aprile non aiuterebbero..) che ovviamente sarebbe più difficile tecnicamente ma più facile politicamente.

    Rispondi
  3. Chiara Boriosi

    4 Febbraio 2008 alle 15:22

    Caro Nicola, ribadisco: da liberale, credo che non ci sia argomento del quale non si possa discutere o sul quale non si possa confrontarsi, il che è comunque un arricchimento per tutti. Sugli eventuali esiti, permettimi di mantenere i dubbi espressi sotto.

    Rispondi
  4. nicola cariglia

    3 Febbraio 2008 alle 23:17

    Cattolici liberali, laici e liberalsocialisti sono stati i protagonisti della ricostruzione dell’Italia subito dopo la guerra e successivamente della sua crescita fino all’inserimento nel novero delle potenze maggiormente industrializzate.
    Purtroppo l’eredità non è stata raccolta degnamente dai cattolici integralisti e dai post comunisti da un lato, dalla destra dall’altro, quando è venuto il loro turno.
    La strada indicata da Binacchi è secondo me corretta e fondata. Non si tratta di ripetere la stessa storia. Si tratta di vedere se oggi la parte più illuminata della cultura cattolica e di quella laica liberale e socialista, in unità di intenti possa dare la spinta di cui si sente il bisogno per uscire da una situazione bloccata che sta facendo regredire il Paese. Potrebbe essere questo uno dei temi da discutere, e non il meno importante, nella prossima Assemblea nazionale dei democratici, laici, liberali e socialisti.

    Rispondi
  5. Federico Baldini

    3 Febbraio 2008 alle 15:24

    Una federazione in cui ognuno mantiene la propria identità si potrebbe fare anche con persone in gamba e perbene(e non ce ne sono moltissime nell’attuale politica italiana..) come Tabacci. L’importante è che ci sia convergenza su quei 4 o 5 punti chiave che riguardano giustizia, welfare, rilancio dell’economia,energia, ambiente e politica estera che sono poi fondamentali per una politica incisiva sia che si stia al governo che se si stia all’opposizione.

    Rispondi
  6. Chiara Boriosi

    3 Febbraio 2008 alle 14:24

    La proposta di Binacchi si scontra con due fattori già messi in evidenza nei commenti. Ha molta ragione Giancarlo Magni nel sostenere che senza un ricambio generazionale non si può realizzare nulla, perchè il sistema è bloccato dal perpetuarsi di riti di casta che hanno ormai paralizzato il paese sotto una gerontocrazia che ci sta uccidendo. Ma hanno ragione anche coloro che sottolinenano le differenti impostazioni ed il peso di etichette che sono ideologiche prima ancora che politiche. Gli eventi degli ultimi anni hanno a mio avviso evidenziato in modo ineludibile le profonde differenze fra laici e cattolici, basta pensare all’ignobile legge 40 che ha avallato di fatto il principio che un diktat della Chiesa cattolica possa farsi legge dello stato a danno dei cittadini che, pur non rioconoscendosi nella dottrina della Chiesa, debbono però subirla sotto forma di legge statale. Quanto sia grave tutto ciò è facile da capire per chi voglia analizzare obbiettivamente lo stato di cose del nostro paese. Un sostanziale accordo operativo fra laici e cattolici è di fatto reso impossibile dalla inconciliabile differenza di posizioni e di approcci. Da liberale, credo che lo stato debba tutelare tutti i cittadini, anche le minoranze, e che non esistano temi che non si possano sottoporre al vaglio della ragione e dell’analisi pragmatica. Il mondo cattolico pone sempre una pregiudiziale: noi possediamo la verità, voi no. Su questa basi non si ragiona, e mi pare che di tutto ci sia bisogno, in questo devastato paese, meno che di derive confessionali.

    Rispondi
  7. Marzio Siracusa

    2 Febbraio 2008 alle 09:02

    Aria fresca certo, purché i giovani smettano di fare i pappagalli dei vecchi. M.S.

    Rispondi
  8. Giancarlo Magni

    1 Febbraio 2008 alle 13:48

    Idea apparentemente suggestiva quella espressa da Binacchi ma di difficile, e forse anche inutile, realizzazione perché presuppone qualcosa di più che scompaginare il quadro politico esistente. Si sarebbe tentati di dire che presuppone la scomparsa di Berlusconi. A ben guardare infatti le idee politiche all’origine del primo centrosinistra, quello cioè che ormai per unanime consenso ha rappresentato la fase di maggior modernizzazione del Paese, sono confluite, almeno per l’80%, nell’alveo del centrodestra. La parte più conservatrice in AN, quella più genuinamente democristiana nell’UDC, il rimanente, cattolici moderati, laici e socialisti, in Forza Italia. Politicamente il centrosinistra delle origini è lì. Quello che rende “anomalo” il centro destra, è Berlusconi, un personaggio forte che ha portato alle estreme conseguenze quel processo di personalizzazione della politica che è tipico di questo momento storico. Se Berlusconi, come qualche volta sia pure per scherzo ha detto, si ritirasse davvero a vita privata, il centro destra potrebbe tentare di ricoprire quel ruolo. Ma saprebbe? Non credo, perché nel frattempo è cambiato il modo di fare politica e sono cambiate le esigenze della società. Ed è questa la ragione per cui a realizzare il disegno prospettato da Binacchi non basterebbe nemmeno il ritiro del Cav. Dalla personalizzazione della politica non si torna indietro, e infatti leader carismatici sono ormai la regola in tutti i Paesi occidentali, come non si torna indietro dall’integrazione dei mercati e dalla globalizzazione. Il vecchio centro sinistra non sarebbe attrezzato al compito. La nostra classe politica, anche quella che non deve fare i conti con l’eredità comunista, è abituata ad agire in un “mercato”, politico ed economico, ristretto. Non sa confrontarsi a largo raggio, le mancano la cultura e gli strumenti. Al di là delle etichette, gli uomini di oggi sono quelli di ieri. La Seconda Repubblica è un solo uno specchietto per le allodole. In realtà siamo ancora immersi nella Prima. La chiave di volta del problema è proprio questa. Bisogna uscire dalla Prima Repubblica. Questa gerontocrazia che ci governa e che si autoperpetua deve andare a casa. Ma è possibile che un paese come l’Italia che vuole proiettarsi nel futuro abbia un Presidente della Repubblica ultraottantenne e un Presidente del Consiglio incaricato come Marini, che sulla scena politica italiana ha fatto tutte le parti in commedia fin da quando era un ragazzo? Ci vuole aria fresca. Come si fa? Se avessi la ricetta sarei già ai vertici dello Stato. Perché la gente è stanca e aspetta solo qualcuno che gli prospetti la soluzione giusta.

    Rispondi
  9. Marzio Siracusa

    31 Gennaio 2008 alle 10:32

    E’ facile dimostrare che evoluzioni e involuzioni politiche contemporanee e attuali nascono da fibrillazioni e deflagrazioni cattoliche. Il primo centrosinistra degli anni sessanta fece delle cose buone, ma stava sotto la cappa conciliare e clericale, mentre il forte PCI calamitava l’estremismo cattolico destinato poi a confondersi addirittura col terrorismo. Ma quella stagione è morta e dico per fortuna. I cattolici di oggi o sono reduci imbolsiti delle marce di Assisi o sono concreti politicanti e voltagabbana sempre autoassolti perché debitori solo alla verità superiore. In breve si ha la conferma che tra cattolicesimo politico e ideologia il matrimonio non si fa. Perché quella laica e socialista, anche se indebolita, resta comunque una prospettiva ideologica a cui il cattolico può aderire come ci si iscrive al circolo del tennis un anno e a quello nautico l’anno dopo, e non è nemmeno questione di onestà. Il problema sta nell’eterno estremismo cattolico, manifesto al tempo degli assassini falangisti, i Cavalieri di Cristo Re, o nello spaghetti western dei nostri brigatisti, latente invece nel cattolico illuminato e giobertiano ma sempre estremista. Per usare paradossalmente un’espressione massonica, i cattolici oggi sono in sonno, in attesa di dare nome e identità al loro eterno e prossimo estremismo, che già è l’ecologismo esasperato o la riscoperta della natura santificata, sempre comunque nell’incertezza amletica dell’estremismo di sinistra o di destra e dei relativi giri di valzer che per il cattolico non comportano problemi di coerenza etica e intellettuale. E non è un caso che i cattolici vogliano collocarsi al centro per nascondere la loro vera natura. La proposta di Binacchi sarebbe auspicabile se laici e socialisti avessero forza e intelligenza tale da trasformare l’alleanza con i cattolici in una specie di riformatorio educativo per i cattolici stessi, in modo da prevenire e spengere sul nascere le loro eterne fibrillazioni e conflagrazioni. Anche se Ratzinger fa il pompiere, ed è quindi un inaspettato aiuto per i laici nonostante i suoi dogmatismi, non credo affatto che i laici abbiano forza per controllare le future fibrillazioni cattoliche. In breve il cattolicesimo prima di spengersi ne deve ancora combinare delle belle, ma belle mai viste, per cui la proposta di Binacchi mi pare voler ripercorrere un’esperienza tormentata e irrealizzabile per il DNA degli attori. Dove il laico onesto si arrovella e si paralizza se còlto in assenza coerenza, il cattolico onesto si pente, si assolve e procede. Vi pare possibile insistere in un simile sodalizio? Marzio Siracusa

    Rispondi
  10. marcello paris

    30 Gennaio 2008 alle 18:34

    In questo momento (storico) non credo che l’idea di Binacchi abbia molta possibilitrà di successo. MI spiego. Nella debolezza e inconcludenza della Politica la chiesa ha preso il sopravvento. C’è la rincorsa a, spesso strumentale, a sposartei desiderata,e talvolta i diktat, della Gerarchia che nessuno deve impedire ma nel risapetto deiruoli. Ma siccome i ruyoli sono confusi e, ripeto la politica è debole, anche la laicità rischia di soccombere di fronte al forzato, nella condizione data, ascolto che i cattolici dovrebbero dare ai richimi dei vescovi e dello stesso Papa.
    Insomma, ritengo che al momento non ci siano le condizioni per la collaborazione indicata e auspicata da Fabrizio.
    Naturalmente questo vale fino a prova contraria maquanto sta succedendo negli ultimi anni mi conforta, purtroppo, in questa convinzione.

    Rispondi
  11. Puccio cartoni

    30 Gennaio 2008 alle 14:52

    Scrive Baldini :“….il candidato premier che potrebbe anche non essere Veltroni ma uno meglio rappresentante di tutta la coalizione e in grado di competere e vincere con Berlusconi”. Osservo due cose .Uno ,che mal mi sento confinato con questa spasmodica determinazione di restare attanagliato in partenza ad una logica di schieramento ,destra o sinistra che sia. In democrazia ,le idee buone ed oneste non hanno patria necessaria,mi pare. E pretender trasversalità di origini pur avendo il chiodo fisso della destinazione ,mi par contraddittorio. Considerazione di chi si basa su di una cultura socialista . Quanto al leader ( che in Romagna si pronuncia lèder ,credo di sapere) , per competere e vincere con Berlusconi ci vorrebbe persona molto abile ,capace ed empatica…oppure dotata di seguito fideistico ,come Veltroni. Chi si propone?
    A Mercanzin osservo solo che una mediazione sono capaci tutti di trovarla. Solo che mentre un politico laico la realizza positivamente sulla base del ragionamento e dello studio della realtà , i cattocomunisti ci arrivano solo se costretti , e con una riserva mentale di tipo fideistico . Nel primo caso è una cosa seria,nel secondo caso è…un rischio comunque!
    Io vorrei davvero verificare se “al di là delle etichette, interessi e valori non siano così distanti “. Ma liberarsi delle etichette sembra la cosa più dura …

    Rispondi
  12. Giampaolo Mercanzin

    30 Gennaio 2008 alle 12:15

    E’ un po’ tardi RI-pensare questo perché c’è ormai il PD.
    Certo che le cose migliori di questo martoriato Paese le ha fatte, pur con “baruffe chioggiotte”, QUEL centrosinistra.
    Non dimentichiamo che, ognuno fermo nei propri convincimenti, quello è stato anche il periodo PIU’ LAICO, della storia repubblicana e forse dell’unità d’Italia.
    Allora, mentre nei laici credo molto, perché pur litigando una mediazione la trovano; nei cattolici credo meno perché per vizio hanno il “gioco di sponda”, usato nel pur quadrato BILIARDO e quindi il costante tentativo di avalersi dei più sicuri ex comunisti, per ridurre le altrui “pretese”. In nome del DOGMA?

    Rispondi
  13. Federico Baldini

    30 Gennaio 2008 alle 09:42

    Io credo che politicamente il meglio che questo paese abbia espresso sia stato quel tipo di centrosinistra che vedeva democristiani, laici e socialisti insieme. Non so se oggi sia possibile un unico partito o federazione fatta da laici, liberali, socialisti e cattolici. Io spererei che intanto si riuscisse a farne una tra laici, liberali e socialisti e sarebbe già un enorme passo avanti. Io personalmente credo che si debba comunque andare verso un altro tipo di centrosinistra formato da Partito Democratico, una federazione di laici,liberali e socialisti, e un partito cattolico liberale che riunisca tutti quei cattolici come Tabacci che non vogliono portare Berlusconi per la terza volta a Palazzo Chigi. A questo punto si dovrebbero fare delle vere primarie di coalizione per decidere il candidato premier che potrebbe anche non essere Veltroni ma uno meglio rappresentante di tutta la coalizione e in grado di competere e vincere con Berlusconi. Fantapolitica? Forse ma se si vuole costruire un centrosinistra di governo si dovrebbe seguire questa strada secondo me.

    Rispondi

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