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Una rivoluzione nazionale ma non nazionalista è possibile

di Marzio Siracusa | 13 Novembre 2011

La sovranità popolare è una recita da molti decenni, e da sempre siamo un paese a sovranità limitata.

Napolitano sottovaluta le conseguenze del sottrarre al popolo sovrano il diritto di decidere. Impaurito dal ricatto dei mercati il Presidente della Repubblica colloca le sue scelte, il probabile incarico a Monti, ben oltre i giochetti di Scalfaro sull’interpretazione dell’art.92 della Carta, che comunque erano giochetti in famiglia, anticostituzionali ma nostri. Assecondare l’azzeramento della sovranità nazionale obbedendo alle scelte per Palazzo Chigi dettate dai centri della speculazione internazionale in virtù dell’emergenza chiude in Italia gli spazi della legittimità civile e inocula il principio della disobbedienza giusta in ogni ganglio della società. In diritto costituzionale quanto il Quirinale si prepara a compiere è definito “Stato di fatto” e sta a indicare una condizione forzata o mascherata in cui le garanzie costituzionali sono sospese. Allora a Napolitano garante dell’Immacolata Costituzione non resterebbe che ritornare nel suo alveo naturale, l’Immacolata Concezione. Stiamo subendo un’operazione di palazzo voluta non da inciuci nostrani ma imposta dai centri della finanza internazionale per meglio compattare il fronte Nato nella prospettiva di un attacco all’Iran. Piaccio o no, la caduta di Berlusconi è un altro atto della sceneggiata della “primavera araba”. Solo in questa ottica ampia e non percepibile dalla meschinità della nostra classe politica convulsa da sempre nelle spire del cattotradizionalismo, del cattocomunismo e del cattoliberalismo si comprende l’erosione graduale dell’autorità del Presidente del Consiglio dimissionario, a cui Napolitano ha contribuito offrendosi come doppione del primo ministro. Per tre anni in Italia abbiamo avuto due Presidenti del Consiglio, se uno pontificava a Pantelleria, l’altro faceva il suo discorsetto a Bressanone, sempre per puntualizzare l’opposto e sempre in nome dei superiori interessi della nazione. In ciò Napolitano, venendo dalla scuola del doppio binario di Togliatti, è stato abilissimo a operare uno stillicidio continuo e silenzioso contro Berlusconi, fino a trovare il plauso entusiasta della sinistra più squallida della storia italiana, la sinistra emancipata a New York dopo le delusioni moscovite, la sinistra baldracca dei ceti arricchiti col debito pubblico, la sinistra della superiorità morale e intellettuale che dopo aver latrato per mezzo secolo contro l’imperialismo yankee della Nato ha servilmente applaudito l’impresa libica e lo scannamento di Gheddafi. Ma la storia si ripete. Napolitano nel 1957 stava dalla parte dei carnefici che impiantarono la forca nella cella di Imre Nagy per impiccarlo. È vero che poi si cosparse la testa di cenere quando eletto alla Presidenza andò nel2006 avisitare Giolitti che schifato dal PCI ne era scappato nel 1957, ma il gesto rientra nella strategia del pentimento politico, ossia dell’approccio cattolico alla politica che fa credere la propria passione immune e superiore a errori e abbagli catastrofici e permette di sopravvivere a qualsiasi stagione. Ma se diamo un po’ d’aria al nostro cervello incartapecorito da settant’anni di propaganda così ben orchestrata da farci credere liberi, se ben guardiamo tra i fattori che allineano “mutatis mutandis” Berlusconi a Gheddafi stanno i caratteri della questione libica, perché nel confronto tra 1’Ungheria “liberata” dall’URSS nel 1956 ela Libia“liberata” dalla Nato nel 2011 le somiglianze danno i brividi, e in entrambi i casi Napolitano e la sinistra furono e sono stati dalla parte dei “liberatori”. In questa opera di sottile distruzione dell’autorità governativa il Presidente della Repubblica ancora in carica ha saputo dissolvere i potenziali resti dell’humus italico della polis, col sostegno di un’informazione che definire indegna è benevolo, e col sostegno a turno dell’attuale canaglia cattolica, l’immarcescibile canaglia cattolica di oggi che saltella felice indossando a piacimento le sue tre maschere di sempre, la tradizionalista, la cattocomunista, e la cattoliberale, tre maschere tolte e rimesse a seconda dell’emergenza del momento e che solo uno stupido crede scelte etiche e intellettuali divergenti e tra loro inconciliabili. Così con l’appoggio di figure miserrime come i Casini, gli Scaiola, i Pisanu, i Montezemolo, i Franceschini e i Bagnasco, disponibili siatene certi per ogni foto di famiglia, Napolitano vorrebbe portare a compimento il suo capolavoro, affidare l’Italia a un comitato d’affari estero incarnato da Monti e metter il paese in coda alla “primavera araba”, il premio per averci liberati da Berlusconi. Ma studiamo questo passaggio e l’ingenuità di Napolitano che finalmente dimostra di veleggiare verso i novanta. Monti è il solito bravo professore, una parola questa che fa  ancora effetto e dà l’idea di qualcosa di solido e serio. Monti è stato promosso da Berlusconi a Bruxelles, ma è un cattotecnocrate, non scordiamolo, e non avrà alcun problema a farsi destro sinistro e sinistro destro, ovviamente perché la gravità del momento richiede scelte durissime, che poi sono sempre le stesse, i costi della politica, le pensioni, la sanità, gli sprechi. Allora per dare a Monti una verniciata politica Napolitano ha avuto una pensata geniale ma da basso impero, lo nomina senatore a vita ignorando di rovinarlo il povero Monti, che nicchiava felice tra i ceti cosmopoliti, aeroportuali e parassiti, le élites occidentali, quelle con le unghie sempre curate, che magari ti stringono la mano facendoti sentire l’indice e a cui ogni disperato vorrebbe appartenere. Con questa battesimo da oratorio il curato Napolitano spera d’aver fatto di Monti un vero politico nazionale, ossia un Monti “italiano” e accettabile, per rivestire l’ufficio e dettare condizioni che la finanza internazionale gli detta e ci detta. Insomma Napolitano, scolaretto di Togliatti, ha trovato il modo di garantire la sovranità nazionale con un atto regale, una nomina come una volta si nominavano viceré per governare da sconosciuti popoli sconosciuti. Perché niente cancella il fatto che Monti non sia altro che un buon capoufficio, un altro professore che viene a far funzionare le cose in un paese mutilato dell’autorità popolare e quindi legittimato alla disobbedienza civile in ogni aspetto della vita pubblica e privata. Ma a questo punto anche i giochi tra Napolitano, Berlusconi, Monti o chi altro passano in secondo piano nel senso che se nessuno fosse nominato e il cavaliere restasse per portare il paese alle elezioni in realtà niente cambierebbe, la sovranità popolare è una recita da molti decenni, e da sempre siamo un paese a sovranità limitata. Ora però i giochi sono scoperti, e pericolosi, l’emorragia è un rischio reale. In questo quadro cupo e senza sbocchi apparenti potrebbero realizzarsi però anche belle sorprese, ad esempio chela Lega, unico movimento nato dal basso nell’Italia repubblicana, né elitario né papalino, faccia un salto di qualità e da movimento padano diventi movimento della rivoluzione italiana e nazionale, quella rivoluzione che né risorgimento, né fascismo, né resistenza fecero mai. Chela Legapossa essere il seme di una rivoluzione nazionale sembra a primo acchito un bel sogno, ma i termini potrebbero esserci, a patto di liberarsi da cattotradizionalisti, cattocomunisti, cattoliberali e cattotecnocrati, tutti bivaccati al centro, a sinistra e a destra, e comunque se occorre tutti nazionalisti. Ma la rivoluzione nazionale non deve essere nazionalista. La diversità della Lega sta nell’essere l’unico vero partito anticlericale italiano, e l’apparentemente rozzo “Roma ladrona” non nasconde che questo. E gli intimiditi da qualsiasi idea che tenti di non essere flatulenza non trepidino troppo, nessun golpismo dietro l’angolo. Per rivoluzione nazionale non si intende un richiamo alle scalciate retoriche e virulente delle borghesie novecentesche spaventate dalle sacrosante pretese della classe operaia, né siano scambiati per rivoluzione nazionale i motori sempre accesi dei carri della IV corpo corazzato del generale Aramburu a Cordoba ai tempi di Videla e Gualtieri. Niente di tutto questo, la rivoluzione nazionale di cuila Legadovrebbe essere il seme nasce da uno scatto della nostra storia insostituibile per l’intelligenza del fare in un frangente umano di cui la crisi economica planetaria è l’aspetto più risibile e infimo. Se l’attuale canaglia cattolica ha imbalsamato la nostra storia e i nostri valori nella conservazione per mero uso turistico, dovremmo invece capire con conseguenti scelte concrete che quella storia e quei valori materiali e non ideali fanno dell’Italia l’unico paese al mondo in cui si può suonare e udire la campana d’allarme che da tempo squilla per l’umano. Napolitano con la sua operazione da curato della politica rischia di affossare quell’allarme e l’obbligo morale che ne deriva, appunto una rivoluzione nazionale che diventi rivoluzione europea contro la ridicola Europa degli States ridotti a banche perché l’Europa sia per sempre disarmata e annullata, l’Europa progettata dai De Gasperi, dagli Schuman, e dagli Adenuaer, ancora terrorizzati dai bombardamenti criminali sulle città del continente. Ma l’Italia non è il Cantone di Zurigo o lo Stato di Alberta, l’Italia ha il compito di dire e indicare, l’Italia non deve temere di perdere l’euro o l’Europa ma è l’Europa che deve ammutolire all’idea che l’Italia le venga meno. Il nostro debito, lo spread ela Borsasarebbero problemi marginali e rinviabili sine die se solo avessimo nel Mediterraneo un presidio navale significativo, almeno quattro partaerei a propulsione e armamento nucleare, non caricature tipo Garibaldi e Cavour per elicotteri e i bidoni Harrier, ma un presidio reale tale da vanificare i pericoli del debito che con tale presenza anche se di dieci volte maggiore creerebbe emergenze dieci volte minori, USA docet. Il mitico new deal del mitico Roosvelt fu finanziato col riarmo che avvenne prima del riarmo tedesco, l’unico invece di cui si parla. Eppure nessuno chiede agli USA di ripianare il debito apocalittico che iniziò negli anni trenta e che è scaricato sul resto del mondo per civilizzarlo con guerre liberatrici. Non penso sia difficile capire perché. Se nel Mediterraneo, con le conseguenze geopolitiche immaginabili, avessimo questo presidio lo stesso scontro arabo-israeliano sarebbe tenuto sotto controllo, perché diciamola tutta, se c’è un paese al mondo che il sionismo oltranzista rispetta e con cui sa di non poter giocare questo è uno solo, e si chiama Italia, ma è l’Italia fulcro d’una storia che è storia mondiale, verità questa che la canaglia cattolica infiltrata ovunque ha sempre appiattito e spento fino a trascurare il proprio stesso ruolo in quella storia. Invece che sia Monti, o la mummia Dini, o che si voti per Natale niente cambierà se non cambierà il comune sentire, se l’Italia non smetterà di compiacersi e rappresentarsi nel farsesco tragico, la lettura qualunquista della commedia all’italiana che continua a indicarci al mondo intero come pagliacci incurabili, sollecitando il peggio e il demerito generalizzato, che per il cattolico sono invece sante verità da comprendere e quindi promuovere. Senza una rivoluzione nazionale che stiano a Palazzo Chigi Monti, Dini, o Alfano o che si vada al voto la situazione resta incancrenita da una Costituzione vecchia che da settanta anni obbliga a eludere il rapporto tra Stato e nazione, privilegiando la teorizzazione di uno Stato che senza nazione resta evanescente e funzionante solo sulla carta perché è uno Stato senza popolo. Fatto del resto che l’inconsapevole Napolitano da un anno dimostra sbellicandosi qua e là a commemorare i 150 anni d’Unità libresca tra scolaresche gioiose, ma sempre in prospettiva controla Lega, l’unico partito invece che prova ad avere alle spalle un proprio popolo.

Pubblicato in : Primo pianoTag: bagnasco, berlusconi, bruxelles, classe politica, costituzione, crisi economica, debito pubblico, emergenza, monti, napolitano, palazzo chigi, presidente del consiglio, presidente della repubblica

Info Marzio Siracusa

” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Trevigiano

    14 Novembre 2011 alle 10:58

    Grazie, da solo, non avevo capito da solo che lo spread ha cominciato a salire, da quando Berlusconi ha sloggiato i Bombardieri Inglesi.

    Rispondi
  2. Trevigiano

    14 Novembre 2011 alle 10:49

    Geniale!

    Rispondi
  3. Maria Rita Monaco

    13 Novembre 2011 alle 19:50

    bella analisi di una tragica situazione.

    Rispondi
    • Marzio Siracusa

      14 Novembre 2011 alle 21:29

      Grazie a te Rita. Il problema è che la tragedia comincia a muoversi quando non è davvero intuita ma resta nel botta e risposta per ottenere ragione a buon prezzo. E la pretesa di Monti per avere politici nel governo la dice lunga sulla continuità strisciante e cattolica del tentativo.

      Rispondi
      • Marzio Siracusa

        14 Novembre 2011 alle 21:53

        E grazie anche a Trevigiano. Se la questione coincide con la fine della cialtronata libica non so. Certo che sono tante, troppe le cose che da settant’anni ci raccontano essere finite e non lo sono affatto.

        Rispondi

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