La Riforma del processo penale che introduce la inappellabilità delle sentenze di assoluzione da parte della pubblica accusa, è forse l’unica vera riforma liberale attuata in Italia negli ultimi quindici anni.
Essa sancisce un principio presente in molti ordinamenti e che è fondamentale in uno stato di diritto: lo stato esercita l’azione penale, ma un cittadino non può essere sottoposto a vessazioni senza limiti di tempo sia pure finalizzate allo scopo di individuare e punire colpevoli di reati.
Le polemiche di una parte del mondo politico e della magistratura, ancora una volta in singolare unità di intenti, sono la dimostrazione di quanto ancora il nostro paese sia permeato di quella cultura totalitaria che nel novecento è stata rappresentata e introdotta in Italia, prima dal fascismo, poi dal movimento comunista.
Rendere inappellabili le sentenze di assoluzione, significa compiere un passo avanti per realizzare la ragionevole durata dei processi e riequilibrare il rapporto fra cittadino e stato.
Se davvero il presidente della repubblica Ciampi si rifiutasse di firmare la legge, ne risulterebbe minata la credibilità del nostro ordinamento statuale, fondato, in teoria, sulla centralità del Parlamento (l’Italia è una repubblica parlamentare, etc.)
Una riforma liberale
Lo stato esercita l’azione penale, ma un cittadino non può essere sottoposto a vessazioni senza limiti di tempo sia pure finalizzate allo scopo di individuare e punire colpevoli di reati.

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