Due notizie di questi giorni, una sulle prime pagine di tutti i giornali, l’altra finita in quelle interne, offrono a chi ha volontà e buona fede, utili indicazioni per una battaglia politica fondata su valori laici, liberali e riformisti.
Anzi: offrono l’occasione di distinguere nettamente per quali valori battersi in politica e segnalano che non è vero che non esistono differenze: basta avere la voglia di schierarsi e le posizioni tornano ad essere facilmente individuabili.
Si può essere indifferenti alle prime uscite dei neopresidenti del Veneto e del Piemonte, i leghisti Zaia e Cota sulla RU-486, la cosidetta pillola del giorno dopo?
Chi è affezionato all’idea della laicità dello Stato può non reagire al tentativo di due presidenti di regione di calpestare assieme ad una legge nazionale la libertà di scelta che questa legge assicura alle donne? Il fatto che di fronte alle reazioni Cota e Zaia abbiano dovuto ammettere il loro errore e correggere il tiro, non cambia niente perché entrambi hanno fatto capire da subito come intendono operare.
Anche la seconda notizia, apparentemente minore, non è da meno.
Ricordate il caso di Milena Cecchetto, il sindaco leghista di Montecchio Maggiore che aveva messo a pane ed acqua otto bambini perché i loro genitori non erano in pari con le rette? La storia ha un seguito altrettanto (secondo noi) poco edificante.
Al consiglio provinciale di Vicenza è stato respinto un ordine del giorno che intendeva censurare l’atteggiamento della sindachessa, una sorta di buffetto. La maggioranza di centrodestra ha respinto il documento.
Considerando le uscite di Zaia e Cota che avrebbero voluto impedire alle donne venete e Piemontesi ciò che una legge nazionale loro consente, e considerando un sindaco ed un consiglio provinciale che mettono nel conto la possibilità di fare ricadere sui bambini le indempienze dei loro padri, a noi pare una cosa: sarebbe molto più producente per il centrosinistra una bella battaglia sulle idee piuttosto che il consueto e consunto assalto all’arma bianca a Berlusconi, su un terreno, oltretutto, che lo favorisce ampiamente.
UNA POLITICA DIVERSA? CI SAREBBE IL MODO!
Le uscite leghiste su RU-486 ed i bambini a pane e acqua a scuola dimostrano che sarebbe molto più producente per il centrosinistra una bella battaglia sulle idee piuttosto che il consueto e consunto assalto all’arma bianca a Berlusconi.

Voler impedire ciò che una legge consente è evidentemente una forzatura assurda ,alla pari degli sforzi che spesso le “regioni rosse” mettono in essere con “normative proprie di competenza” ,per svuotare normative governative. Come appare indegna la rivalsa su bambini per mancanze genitoriali.
Il problema va posto diversamente ,come appare chiaramente.
Va chiarito se la libertà di procreazione,e la natalità ,siano puramente questioni produttive legate all’economia di mercato ,oppure – ed in che termini – siano da considerare questioni più complesse ,di rilevanza morale e sociale.
E se l’ osservanza di regole ed obblighi debba essere – ed entro che limiti – sanzionata ,e come ,in caso di inadempienza.
Problemi complessi ,e non di semplice schermaglia partitica . Non mi risulta che sia prodromico di libertà l’affermazione del diritto senza la prescrizione del dovere.
Ha ragione Bigben e ci scusiamo dell’errore dovuto alla fretta.
“La RU486 è un metodo meno invasivo rispetto all’aborto chirurgico e lascia alla donna la sensazione di essere responsabilizzata e coinvolta nella procedura. Permette di intervenire nelle prime settimane e di non sottoporsi all’anestesia”.
Grazie per la segnalazione dell’errore.
La RU486 non è la pillola del giorno dopo!