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Una (non)poesia contro i poeti di plastica

Un’invettiva poetica contro la trasformazione della poesia in immagine, consenso e autoreferenzialità. Un testo che interroga il rapporto tra opera, autore e sistema letterario.

di Zairo Ferrante | 29 Giugno 2026

Esistono poesie che cercano il consenso. E poi esistono testi che, piaccia o meno, scelgono di disturbare.

Quella che segue appartiene alla seconda categoria. La definisco provocatoriamente una “(non)poesia” perché rinuncia a molte delle convenzioni della poesia lirica e civile per assumere il tono dell’invettiva. È un personale testamento etico rivolto al sistema poetico italiano: ai premi percepiti come già decisi, ai poeti che finiscono per trasformarsi in soubrette di sé stessi, a una critica che talvolta sembra limitarsi a ratificare quanto esposto nei salotti.

Viviamo un tempo in cui, troppo spesso, il poeta viene prima della poesia. Si costruisce un personaggio, si alimenta una presenza, si misura il successo in fotografie, autopromozioni e riconoscimenti annunciati. Nel frattempo, il testo rischia di diventare un dettaglio.

L’espressione “poeti di plastica” non indica una categoria di persone, ma un atteggiamento: quello di chi assoggetta la poesia all’esposizione permanente di sé.

L’invettiva, del resto, appartiene da sempre alla tradizione poetica. Non consola. Non media. Esagera per mettere a fuoco un fenomeno. Anche questa poesia nasce da quell’esigenza: non per colpire qualcuno, ma per interrogare un sistema che sembra aver dimenticato che il centro dovrebbe essere la poesia, non il numero di like ricevuti dal poeta.


Un coglione e altra plastica

Svendete parole
nei salotti lucidi.
Quattro applausi
tra gli amici degli amici.

Qualcuno piange.
Ha vinto un premio.
Sorpreso
lo sapeva soltanto da sei mesi.

Un coglione si autoselfa
steso in un letto d’albergo.
Pure lui si chiama poeta.

Io, che la poesia non la possiedo,
sorrido
mentre i poeti
— quelli di plastica —
l’ammazzano.

Inedito, 2026
Zairo Ferrante

Pubblicato in : Arte, AttuoPoesia (L'attualità letta dalla Poesia), Cultura ed eventi, Primo pianoTag: contro i falsi poeti, contro i salotti letterari, dinanimismo, inedito, poesia, Un coglione e altra plastica, zairo ferrante

Info Zairo Ferrante

medico radiologo, poeta e scrittore. Nato nel Cilento, vive e lavora a Ferrara dove è anche Professore a contratto presso l’Ateneo Universitario cittadino. Autore di diversi libri di poesia e di prosa, nonché di pubblicazioni scientifiche anche a carattere etico e deontologico. In ambito Sanitario ricopre o ha ricoperto diversi incarichi, in particolare nel Sindacato Nazionale Radiologi (Snr); nella “sezione di Etica e Radiologia Forense” della Società Scientifica Italiana di Radiologia Medica ed Interventistica (Sirm) e presso l’OMCeO di Ferrara. In campo letterario, invece, dal 2009 è il promotore del DinAnimismo, un movimento poetico/artistico già riconosciuto dalla critica letteraria e che segue insieme ad altri Artisti e Scrittori. Suoi scritti figurano su diverse riviste e periodici culturali, sia on-line che cartacei. Nel corso degli anni è stato inserito in numerose antologie collettive ed alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo, francese, cinese e bengalese. Ha ottenuto diversi riconoscimenti e premi letterari sia in Italia che all’Estero. Nel tempo libero ama “fare cose e vedere gente” passeggiando col suo cane, gironzolando in moto e tifando Inter. Confida fermamente nella forza della Parola (anche come “arma” capitiniana e nonviolenta ) e crede ciecamente nella preveggenza dei Poeti e degli Artisti; “AttuoPoesia” rappresenta la conferma di queste sue credenze.

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