Gli Stati Uniti d’America sono un Paese di provata (e sofferta) esperienza multietnica e multiculturale: è ragionevole pensare che non costituirebbe motivo di dibattito la costruzione di una moschea se ciò non riguardasse il cuore di Manhattan – a pochi passi da Ground Zero. La reazione di un gruppo di familiari delle vittime della tragedia delle Torri Gemelle è comprensibile. Né si può sottovalutare la carica simbolica dell’idea, del progetto, sia per chi lo accetti, sia per chi intenda avversarlo.
Eppure proprio il pensiero, il senso di rispetto verso quei morti e nei confronti di tutte le vittime, mi spinge a pensare che l’unica scelta da scartare sia proprio quella di osteggiare, di impedire – ammesso e non concesso che ciò sia giuridicamente possibile, ovvero legale e legittimo farlo – la realizzazione del progetto: perché? Forse perché è una strada ben nota, già troppe volte sperimentata nella storia, nelle società del mondo. Quella che eleva altri steccati o che li consolida e li giustifica, che presuppone o rischia di eleggere a nemici intere categorie di persone, che guarda al passato e vi chiude anche il futuro. Dove porti questa strada, è risaputo: a nulla di buono. A nulla di buono, almeno per i più.
L’altra strada, all’opposto, senza dimenticare, senza minimizzare le ragioni e i sentimenti di coloro che in buona fede si dichiarano contrari, è quella della prospettiva: ha qualche punto interrogativo davanti, certo; non è scontato quali reazioni, quali sviluppi nel tempo produrrà. Ma è un discorso aperto, una proposta che guarda al futuro. In piena coerenza con la lezione dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Un guanto di sfida all’intolleranza, alle illibertà che si presentano minacciose e con forza nel Terzo Millennio, alla chiusura politica, culturale, religiosa, che non hanno mai giovato o servito le persone comuni, i cittadini; ma solo e soltanto le o certe classi dirigenti, i burocrati, le logiche del potere.
Questo ragionamento è stato – ed è – per me, decisivo. Per vincere l’iniziale, innata tentazione alla semplificazione e alla rimozione, con certe risposte, dei problemi. Tentazione, al limite, più che lecita nei singoli; imperdonabile, al contrario, quando si impadronisca della politica – cosa che osserviamo accadere fin troppo spesso.
Paolo Marini

scusa avevo dimenticato il nome
caro Paolo,
una sola domanda. perché proprio a Ground Zero? Sarò debole avrò paura, ma sono portata a pensare male. Io ci vedo solo una provocazione; non accomuno certo le persone di buona volontà con i “martiri” di Allah e i loro capi fanatici e ho molta paura di un dittatore fanatico e crudele come Ahmadinejad che non perde occasione per affermare che distruggerà Israele mentre per ora si limita a distruggere, lapidare, annientare il suo popolo nel silenzio più assordante di troppi di noi.
E non sarà certo la moschea sul luogo dei martiri veri, quelli che la mattina dell’11 settembre si sono trovati nel luogo del loro martirio solo perché erano intenti a lavorare, che permetterà la fine dell’intolleranza e la vera illibertà è solo dalla parte di coloro che vorrebbero cancellare e non integrarsi.
Essere sempre ossequiosi o pronti a qualunque proposta non è sinonimo di scelta giusta.
caro Paolo,
una sola domanda. perché proprio a Ground Zero? Sarò debole avrò paura, ma sono portata a pensare male. Io ci vedo solo una provocazione; non accomuno certo le persone di buona volontà con i “martiri” di Allah e i loro capi fanatici e ho molta paura di un dittatore fanatico e crudele come Ahmadinejad che non perde occasione per affermare che distruggerà Israele mentre per ora si limita a distruggere, lapidare, annientare il suo popolo nel silenzio più assordante di troppi di noi.
E non sarà certo la moschea sul luogo dei martiri veri, quelli che la mattina dell’11 settembre si sono trovati nel luogo del loro martirio solo perché erano intenti a lavorare, che permetterà la fine dell’intolleranza e la vera illibertà è solo dalla parte di coloro che vorrebbero cancellare e non integrarsi.
Essere sempre ossequiosi o pronti a qualunque proposta non è sinonimo di scelta giusta.
Gentile Maria Rita, nessun “contentino”: non è nella logica del pensiero da me espresso. La responsabilità è sempre e soltanto individuale, non di interi gruppi umani. Se si ragiona in termini di responsabilità e di diritti, è difficile giustificare il ‘no’ a quel progetto. E’ proprio di una società debole, che ha paura, chiudersi a riccio.
Capisco il tuo ragionamento ma mi è impossibile condividerlo. D’accordo che la storia dovrebbe insegnare qualcosa, d’accordo sul fatto che non dobbiamo confondere i fanatici, purtroppo sempre più numerosi, con una popolazione che, almeno in parte, vorrebbe vivere una vita senza odio e fanatismi ,ma… a tutto c’è un ma.
Per me che ho vissuto il triplice attentato alle torri gemelle come l’incubo di un bruttissimo film, per me che dal comodo della mia casa ho visto le persone sporgersi e lanciarsi nel vuoto, per me che ho visto le persone guardare incredule verso le torri in fiamme, per me che ho ascoltato le elucubrazioni folli di coloro che hanno accusato i servizi segreti di aver voluto la strage, beh, ecco per me e per tanti come me costruire una moschea proprio lì, nel punto che indica un attacco pieno di odio nei confronti di cittadini innocenti, vorrebbe dire dimenticare i morti, disprezzare un simbolo di libertà, dimostrare che i capi dei fanatici hanno ragione.
La storia dovrebbe insegnare e allora anche Monaco ha dimostrato che lasciar fare, dare un contentino, far finta di non vedere e non sapere ha portato ad una delle guerre più cruente le cui principali vittime sono state i civili. Vogliamo continuare su questa strada?
Vogliamo continuare a credere,”tanto a noi non toccherà mai”? Illudiamoci pure, ma per favore non cerchiamo di dare una giustificazione a certe scelte di comodo. Gli struzzi non vedono e non sentono quando mettono la testa sotto, quelli che sono ancor in grado di pensare senza subire, facciano sentire la loro voce:parliamo, discutiamo, ma sempre ricordando chi abbiamo davanti.