Il problema del “burocratese” non è una questione da poco. Forse, le leggi sono scritte male volutamente, per mantenere il popolo nell’ignoranza.
Un gruppo di studiosi si sono uniti per protestare contro le leggi scritte in modo incomprensibile. Gli esperti hanno esaminato diversi testi di leggi approvate anche di recente, con il risultato di rilevare delle parole che addirittura non sono presenti in nessun vocabolario della lingua italiana. Il problema del “burocratese” non è una questione da poco. Forse, le leggi sono scritte male volutamente, per mantenere il popolo nell’ignoranza; con tutta probabilità c’è la malafede dei dirigenti dei ministeri che le scrivono. “La Pubblica amministrazione non può obbligare il cittadino a comprendere cose incomprensibili, anzi ha il dovere si essere chiara e trasparente”; sono le parole del giudice Dario Bongiorno, che ha condannato l’Amministrazione comunale di Santa Luce per i termini usati nella notifica di una multa che prevedeva anche la decurtazione dei punti della patente”. Il giudice non si è limitato ad annullare il provvedimento, ma ha etichettato come “farraginosa la formulazione” della normativa che l’Amministrazione comunale non si è sforzata di rendere comprensibile. Le leggi sono inaccessibili alla comprensione del cittadino, anche quando è ben istruito. Ma anche le sentenze dei tribunali, con i loro latinismi e le frasi intrise di retorica e modi di dire comprensibili solo agli addetti ai lavori (avvocati e giudici). Consiglieremmo a chiunque si avvia al percorso degli studi di scuola media superiore di studiare le lingue antiche; il latino e possibilmente anche il greco. Ma bisogna essere pratici e funzionali, in un momento in cui sono ancora molti i nostri connazionali che non conoscono bene l’italiano. Bisognerebbe vietare l’uso delle citazioni latine nelle sentenze e nei processi. Occorrerebbe introdurre con riforma dello Stato le regole che impongano la scrittura delle leggi, in modo comprensibile, anche a chi ha frequentato le scuole dell’obbligo fino alla terza media. Democrazia, non ci stanchiamo di ripeterlo, significa “governo del popolo”. Una giustizia del popolo, deve essere comprensibile a tutti i cittadini. Viceversa, non è del popolo e non è democrazia. Quando voi andate a consultare una legge, essa fa riferimento ad altri dieci decreti legislativi. Sono decenni che si parla e si discute di riforma della burocrazia. In Italia sono circa 180 mila leggi in vigore, contro le 3000 dell’Inghilterra, le 5500 della Germania e le7000 della Francia. Attraverso la riduzione drastica del numero delle leggi in vigore in Italia, è possibile rendere il nostro sistema burocratico più snello, con notevole riduzione dei tempi necessari, per lo svolgimento di una pratica presso i pubblici uffici. Noi auspichiamo che gli Enti pubblici tengano anzitutto dei corsi di pubbliche relazioni, per insegnare ad impiegati, funzionari e dirigenti, che loro sono al servizio del pubblico e si devono sbattere per essere efficienti, gentili e tesi al superamento del problema. Speriamo che la parola “burocrate” in futuro, venga intesa come una parola positiva. Pensiamo ad un burocrate che si rivolga al cittadino chiamandolo signore e si metta a disposizione di quest’ultimo, anziché nascondersi dietro la macchinetta del caffé, o celarsi con la scusa fasulla che il computer non è collegato. Chiediamo troppo? No! Chiediamo solo quello che nei Paesi del Nord Europa è una realtà quotidiana.

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