Nella scuola non si è ancora superato il ’68. E le conseguenze sono nefaste per tutta la società. Le contraddizioni non risolte della sinistra. Faraone docet.
Il punto di massimo scempio “sì che già trabocca il sacco”, come direbbe Dante, è stato ora raggiunto a Napoli, nell’ Istituto Galiani, una scuola superiore nella quale, durante la solita occupazione prenatalizia, sono stati provocati danni per 200 mila euro, visto che sono state distrutte suppellettili e rubati computer e videoproiettori.
Non è altro che la coda di una lunga tradizione di occupazioni studentesche, iniziate nell’anno della famosa “contestazione” , il 1968, e che poi sono diventate una norma nella società italiana, dove da allora si generò il tabù, sostenuto dalla cultura di sinistra diffusa nelle università e nei principali organi di informazione, per cui la polizia non doveva entrare a liberare le scuole dai suoi occupanti.
Il ’68, che praticamente solo in Italia è durato fino ad oggi mentre negli Stati Uniti e in altri paesi europei è fisiologicamente stato riassorbito nel corso di qualche anno, non ha prodotto conseguenze nefaste solo sulla scuola pubblica, dove ha praticamente azzerato il concetto di meritocrazia per sostituirlo con un egualitarismo i cui risultati sono il tasso elevatissimo di abbandoni e il totale scollamento tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Il ‘ 68 ha prodotto danni gravissimi anche nell’ università italiana, ma soprattutto ha generato nelle coscienze dei giovani di allora (diventati poi insegnanti, magistrati, giornalisti, sindacalisti eccetera) la convinzione che la nostra società dovesse avere soprattutto la funzione di garantire diritti e mai quella di stabilire obblighi e doveri per i suoi cittadini.
Da quella sciocca parola d’ ordine che era “vietato vietare”, diventata un vero dogma per tutta una generazione, sono derivate prima una lunga scia di violenze perpetrate nel corso di tutti gli anni Settanta ed in seguito una cultura generale di tipo relativistico, per cui anche drogarsi sarebbe un diritto, come pure imbrattare i muri credendosi artisti di strada, entrare clandestinamente nel nostro paese, occupare abusivamente le case, bivaccare nelle scuole pubbliche.
Un segnale positivo, per cui la lunga stagione del ’68 potrebbe finalmente essere archiviata, è arrivato: a differenza del passato, un rappresentante ufficiale della sinistra (evidentemente quella più illuminata), Angela Cortese, consigliere regionale campana del Pd e segretario della Commissione regionale scuola del suo partito, ha detto pubblicamente una frase veramente azzeccata, a proposito degli occupanti-vandali dell’ Istituto Galiani: “Bocciamoli tutti”. Ma purtroppo, subito dopo, è partita, sempre da sinistra, la smentita: il sottosegretario Faraone, quello che nei talk show viene chiamato a ripetere le parole d’ordine governative come fosse il Verbo santo, ha dichiarato di considerare più “calde” e attraenti le occupazioni delle “apatiche” ore regolari di lezioni.
Il guaio della sinistra italiana è sempre lo stesso dai tempi di Turati e Bordiga fino ad oggi: per un riformista che guarda in avanti, spunta sempre un rivoluzionario fermo al passato.
(liberagora.it)

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